Vertenza Electrolux, intesa al Mimit:
«Bicchiere mezzo pieno». Opposizione:
«Ok, ora concretizziamo questa tregua»
di Gino Bove
Caso Electrolux, lo stop temporaneo alle procedure unilaterali segna un primo punto a favore del territorio, ma la cautela resta d’obbligo. L’assessore al Lavoro Tiziano Consoli ha riferito in aula l’esito del tavolo nazionale al Mimit, svoltosi alla presenza del presidente Acquaroli, definendo il risultato «molto positivo» e invitando a vedere «in questa fase il bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto». Il confronto ha infatti congelato per 50 giorni il piano dell’azienda, bloccando l’avvio dei licenziamenti collettivi e la dislocazione delle attività produttive. L’esponente della giunta ha chiarito che questo stop «non rappresenta una soluzione che è praticabile né accettabile» nella sua forma originaria, evidenziando come Cerreto d’Esi sia «un presidio produttivo strategico per l’entroterra marchigiano, di centinaia di lavoratori e di altrettante famiglie che meritano certezze e prospettive». L’assessore ha poi concluso avvertendo che «oggi non possiamo dichiarare conclusa questa vertenza, siamo solo all’avvio di una fase iniziale complessa».
La tregua concessa dal ministero è stata accolta con favore anche dalle opposizioni, che hanno tuttavia rimarcato la necessità di non abbassare la guardia. Marta Ruggeri, esponente del M5s, si è dichiarata soddisfatta per la convergenza emersa in aula attraverso la mozione unitaria della settimana precedente, confermando che gli obiettivi di tutela della capacità produttiva sono pienamente condivisi. La consigliera pentastellata ha però avvertito che «non possiamo ancora gridare vittoria perché la strada è ancora lunga», cogliendo l’occasione per rammentare la centralità del tessuto economico dell’entroterra e lamentando una gestione talvolta non congiunta sulle politiche per la montagna: «Abbiamo perso un’occasione per fare un’azione congiunta per esempio sui comuni montani esclusi dal famoso elenco».
Sulla stessa linea di fermezza si è espresso Maurizio Mangialardi (Pd), il quale ha elogiato la capacità del Consiglio regionale di muoversi all’unisono e senza speculazioni politiche di fronte alle grandi crisi industriali del territorio. Pur apprezzando l’aggiornamento della giunta e i passaggi compiuti finora, il consigliere dem ha evidenziato però che la sospensione di 50 giorni non rappresenta ancora una soluzione definitiva, bensì una finestra temporale da sfruttare appieno. «Noi chiedevamo il ritiro del piano industriale e invece abbiamo ottenuto una tregua – ha scandito Maurizio Mangialardi – ora facciamo in modo di concretizzarla».
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