Inchiesta sull’untore, Pinti
trasferito nel carcere di Rebibbia
teatro del processo Telluto

Claudio Pinti
Da Montacuto a Rebibbia. È stato trasferito da pochi giorni nel carcere romano il 35enne Claudio Pinti, l’uomo accusato di aver trasmesso dolosamente il virus dell’Hiv alla sua ex fidanzata, nonchè autrice della denuncia che ha fatto partire l’indagine coordinata dalla Squadra Mobile. Il trasferimento è stato deciso dopo il rigetto dell’istanza di scarcerazione proposta al gip dal difensore Alessandra Tatò. Alla base della richiesta, una incompatibilità – sostiene il legale – tra le condizioni di salute di Pinti, affetto da una grave immunodeficienza, e il regime carcerario. Il giudice, però, non ha ritenuto esserci delle basi per spingere il 35enne fuori da una cella, sopratutto perchè l’ex autotrasportatore continua a rifiutare le cure per tenere sotto controllo il virus. La decisione del gip è stata comunque quella di valutare la possibilità di un trasferimento in una struttura carceraria che, in qualsiasi momento, possa fornire l’adeguata assistenza sanitaria e detenuti caratterizzati da immunodeficienza. Di qui, la decisione di trasferire Pinti a Rebibbia. Proprio nel carcere che ha ospitato Valentino Telluto, l’uomo condannato lo scorso ottobre a 24 anni di carcere per aver trasmesso la sieropositività a circa 30 ragazze. Il processo davanti alla Corte d’Assise si è tenuto nell’aula bunker del carcere romano. A Talluto è stato riconosciuto il reato di lesioni gravissime, quello che viene contestato a Pinti oltre all’accusa di omicidio volontario per aver trasmesso all’ex compagna, morta nel giugno 2017, il virus.
Scarcerazione respinta per l’untore: «La salute di Pinti compatibile col regime carcerario»
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