
Il luogo della strage
Era il 18 gennaio 2017 quando l’Italia intera venne scossa da una tragedia immane. Dopo una serie di violente scosse di terremoto e una nevicata eccezionale, una valanga travolse l’hotel Rigopiano, nel territorio comunale di Farindola, in Abruzzo.
Nella struttura si trovavano 40 persone – 28 ospiti, tra cui 4 bambini, e 12 dipendenti – e 29 persero la vita. Le Marche piansero tra le vittime Marco Tanda, 25 anni, di Castelraimondo, pilota Ryanair, con la fidanzata Jessica Tinari; Emanuele Bonifazi, 31enne di Pioraco, dipendente dell’hotel; Domenico Di Michelangelo e la moglie Marina Serraiocco, residenti a Osimo, lui poliziotto di 41 anni e lei commerciante di 37. Tra gli scomparsi marchigiani anche una coppia del Piceno: Marco Vagnarelli, 44 anni, di Castignano, operaio della Whirlpool di Comunanza, e la compagna Paola Tomassini, 46 anni, di Montalto Marche, residente a Pedaso, che lavorava all’autogrill dell’area di servizio “Piceno” sull’autostrada A14, nel territorio comunale di Campofilone.

Le foto delle vittime
LA COMMEMORAZIONE – A nove anni dalla tragedia, oggi si terrà la commemorazione ufficiale. Il programma prenderà il via alle ore 15 con una fiaccolata fino all’obelisco eretto sul luogo della valanga. Seguiranno l’alzabandiera, accompagnato dal “Silenzio”, e la deposizione di fiori e corone. Alle 16.15 sarà celebrata la messa, durante la quale verranno letti i nomi delle 29 vittime e deposte 29 rose bianche. Alle 16.49, l’ora esatta in cui la valanga distrusse l’albergo, il coro Pacini di Atri intonerà il “Signore delle Cime”. Subito dopo, 29 palloncini bianchi verranno liberati in cielo. Prima alle ore 11 Chieti ricorderà Domenico Di Michelangelo e Marina Serraiocco con una cerimonia davanti al monumento di via Aragona.
IL PROCESSO – Intanto, i familiari delle vittime attendono l’esito del processo d’appello bis, in corso a Perugia, che vede 30 imputati tra esponenti politici, funzionari, dirigenti prefettizi e i gestori dell’hotel. Le ipotesi di reato spaziano dal disastro colposo all’omicidio plurimo colposo, dalle lesioni colpose al falso, fino a depistaggio e abuso edilizio. Dopo la sentenza di primo grado nel 2023 (5 condanne e 25 assoluzioni), quella d’appello nel febbraio 2024 (8 condanne e 22 assoluzioni) e il pronunciamento della Cassazione il 3 dicembre 2024 (3 condanne e rinvio per alcuni imputati), la nuova sentenza è attesa per il prossimo 11 febbraio.
Alessandro Di Michelangelo (al centro con la madre Loredana) davanti al monumento di Chieti in memoria del fratello Dino e di sua moglie Marina
IL RICORDO – Profondo e carico di emozioni il messaggio del fratello di Domenico Di Michelangelo come lui poliziotto, espresso anche a nome della madre Loredana e i tutti i parenti. «Penso che la verità su quanto accaduto quel tragico pomeriggio di nove anni fa sia emersa, in questi anni, dalle varie aule di tribunale le responsabilità sono state individuate e i giudici di Cassazione hanno evidenziato che più di una catastrofe naturale, a causare la tragedia è stata la negligenza di molti su vari livelli. – sottolinea Alessandro Di Michelangelo – Ora spetta ai giudici di Perugia scrivere la parola fine. Accertata la verità ora ci aspettiamo giustizia per le 29 vittime e per tutte le altre che in questi anni ci hanno lasciato, penso a mio padre Franco che non ha retto al dolore della perdita di Dino, fino al povero Gianni Colangeli fratello di una delle 29 vittime anche lui si è arreso per il grande dolore, penso a mia madre che si batte da 9 anni nelle aule di tribunale d’Italia. La giustizia è prima per loro oltre che per me. Spero di chiudere presto il cerchio di questa vita che ci è stata cambiata radicalmente 9 anni fa. Il mio pensiero alle mamme e ai papà delle vittime di Crans Montana, solo chi ha vissuto questo dolore può capire e dare loro forza per sopravvivere a tutto ciò che dovranno vivere da adesso in poi. Un grazie alla Polizia di Stato, la mia seconda famiglia e penso che senza di essa , non mi sarei mai più rialzato».

Guido Castelli
Il Commissario straordinario al sisma 2016, Guido Castelli, ha ricordato come «il 18 gennaio 2017 l’Abruzzo fu colpito da eventi che restano scolpiti nella memoria della nazione. Le quattro scosse ravvicinate in un territorio già segnato dal sisma del 24 agosto 2016 segnarono l’inizio di una delle giornate più difficili per l’Appennino centrale». «L’emergenza – ha aggiunto – fu aggravata da nevicate eccezionali che isolarono borghi, provocarono blackout e misero a dura prova i soccorsi. Nel pomeriggio, la tragedia di Rigopiano, con la perdita di 29 vite, trasformò quel giorno in una ferita indelebile per l’intero Paese». Castelli ha sottolineato come «ricordare oggi non sia solo un atto di rispetto verso le vittime e le loro famiglie, ma un richiamo alla responsabilità, al dovere di rafforzare la sicurezza e ridurre le fragilità dei territori».
LA RICORSTRUZIONE – Sul fronte della ricostruzione, il commissario ha fornito dati aggiornati: «In Abruzzo, al 15 gennaio 2026, sono state presentate 6.328 domande di ricostruzione privata, di cui 4.937 concesse. L’importo richiesto supera 1,8 miliardi di euro, mentre le risorse concesse ammontano a oltre 887 milioni, con 540 milioni già liquidati. Oggi sono 998 i cantieri in corso e 2.161 quelli conclusi». «Questi numeri – ha concluso Castelli – dimostrano che, a nove anni dal sisma, l’Abruzzo non solo ricorda, ma costruisce sicurezza e un nuovo futuro».

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