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Rigopiano, nuova udienza
del processo a Pescara

IL FRATELLO di Dino Di Michelangelo, il poliziotto di Osimo scomparso sotto la valanga di Farindola, commenta: «Abbiamo atteso con ansia e trepidazione, in questi 32 mesi di dolore, per arrivare al meglio delle nostre forze. Nulla potrà fermare il movimento delle coscienze che è ormai partito»
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La mamma di Dino Di Michelangelo in tribunale a Pescara (seconda da sinistra)

Tornano in aula, stamattina in tribunale a Pescara, i 110 familiari delle vittime del Rigopiano che hanno chiesto di costituirsi parte civile. «Abbiamo atteso con ansia e trepidazione in questi 32 mesi di dolore per arrivare al meglio delle nostre forze: lucidi, determinati, fermi e sicuri , fiduciosi del lavoro encomiabile dei nostri legali e degli inquirenti che presto dara’ i propri frutti. Nulla potra’ fermare il movimento delle coscienze che è’ ormai partito. Incontrare ed essere fermato per strada dalla gente comune che neanche conosci, quella per bene, onesta e umile che ha sofferto e continua a soffrire in silenzio da 32 mesi come se fosse capitato ad un loro caro, che ci chiedono con insistenza informazioni sulle date del processo perche’ vogliono essere presenti in aula e di poter indossare la maglietta bianca dei nostri cari per dimostrare la loro vicinanza e solidarietà, perché il ricordo della tragedia non e’ mai svanito nei loro cuori, quella stessa gente che non giudica e non biasima perché oggi è’ capitato ad altri domani chissa’, dimostrano che forse tutto ciò che si è’ fatto e si farà per la memoria, alla fine non era così sbagliato». Così commenta Alessandro di Michelangelo, il fratello di Dino (poliziotto) e cognato di Marina Serraiocco (commerciante), la coppia originaria di Chieti ma residente a Osimo che perse la vita sotto la valanga di Farindola, sul Gran Sasso. A loro è sopravvissuto il piccolo Samuel, il bimbo dei due coniugi, che oggi abita a Chieti.

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