di Sabrina Marinelli
Il futuro di Senigallia si gioca su due visioni della città: da un lato la continuità rivendicata dal sindaco uscente Massimo Olivetti, dall’altro un taglio netto dello sfidante Dario Romano.
Il confronto tra i due candidati a sindaco, il primo di fronte al pubblico, si è svolto ieri sera al Cinema Gabbiano insufficiente a contenere tutti i cittadini intervenuti. Molti sono rimasti fuori. Un faccia a faccia che si colloca nell’ambito del progetto “La città che vogliamo” promosso dalla Diocesi di Senigallia, tramite la Pastorale sociale e del lavoro e la Caritas, per conoscere le necessità del territorio, frutto di un lungo lavoro proseguito per mesi, per arrivare a formulare le domande rivolte ai due aspiranti sindaci.
Il dibattito ha toccato i nervi scoperti della città, dalla sicurezza idrogeologica alla vitalità delle frazioni, delineando una scelta che riguarda l’idea stessa di comunità urbana.
Olivetti ha difeso il lavoro svolto, citando l’ampliamento delle piste ciclabili come prova di una mobilità sostenibile già in cammino. Ha puntato sull’incremento della spesa del trasporto pubblico e sulle rotatorie di Corinaldese e Arceviese in programma.
Romano ha contestato la frammentazione degli interventi, chiedendo un piano organico. Sogna l’estensione dell’area pedonale con parcheggi esterni e ha in mente la “città dei 15 minuti” con i servizi vicini.. Vuole reali zone 30 perchè non basta mettere un cartello.
Sul fronte abitativo, la sfida è tra incentivi e regole: se Olivetti punta sulla riduzione delle unità minime e sgravi fiscali per il recupero, pensando anche ai genitori che si ritrovano con un grande appartamento che vorrebbero dividere in due per ciascun figlio, Romano assicura che «non faremo una variante per passare un hotel a 90 appartamenti. Andremo all’Erap per pretendere che finisca le opere, come 44 alloggi di Cesano».
Sulla sicurezza idrogeologica e l’erosine costiera il confronto si è acceso.
«La mitigazione si fa a monte» ha incalzato Romano, spingendo su vasche di espansione e concorsi di progettazione per i ponti. «Ponte Garibaldi così come è stato progettato no ma un ponte serve. Grave errore mettere in campo delle scogliere. Lavorare invece sulle dune, aumentarle perché quella sabbia li può essere usata per il ripascimenti di primavera. Non costruire sull’arenile, la pista ciclabile sull’arenile no».
Di contro, Olivetti ha rivendicato la concretezza del sistema di allerta, con 14 telecamere nel fiume, 5 nei fossi e 35mila persona che, in caso di emergenza, verranno raggiunte tramite messaggio. Bene le vasche dopo 40 anni di attese ma non basta Serve, ha detto, una manutenzione ordinaria di argini e verde fluviale, sottolineando come la protezione della città passi per una gestione quotidiana e tecnologica del rischio. Ponte Garibaldi? La priorità è la sicurezza.
Il tema delle periferie è centrale per entrambi: se Olivetti ricorda che il 40% delle risorse per le opere pubbliche sia stato destinato proprio alle frazioni per mantenere vivi i servizi essenziali, Romano ribatte denunciando un ritardo strutturale e proponendo un piano di connettività attraverso il ripopolamento attivo.
Anche la cultura e le politiche giovanili sono specchio di due identità politiche distinte. Olivetti non risparmia critiche a una visione della cultura definita “radical chic” , preferendo investire sul recupero di spazi storici. Ha annunciato l’acquisto del Musinf grazie a una interlocuzione in corso con il Ministero della Cultura e dell’ex Politeama Rossini. Al contrario, Romano immagina la cultura come un’abitudine quotidiana e diffusa, legata a musei della comunità e a una partecipazione organizzata. Per i giovani, il bivio è tra la proposta di una consulta eletta e spazi civici rinnovati sostenuta da Olivetti, e l’introduzione di un bilancio intergenerazionale proposta da Romano, che vorrebbe valutare ogni decisione amministrativa in base al suo impatto sulle future generazioni. Favorevole anche lui alla consulta e a più spazi per i giovani.
Il confronto si è chiuso toccando temi vitali come la sanità e lo sport, dove alla difesa dell’ospedale e alla riduzione delle tariffe sportive, rivendicate dall’amministrazione uscente, si contrappongono le proposte di una vera “cittadella dello sport” e di una consulta sanitaria comunale avanzate dallo sfidante.
«Arriva un momento in cui le parole non bastano più: servono azioni concrete, visibili, tangibili – dichiara Massimo Olivetti, candidato del centrodestra dopo il primo faccia a faccia con il suo avversario -. È il momento dei risultati, del riconoscimento del lavoro svolto e della capacità di guardare avanti. Abbiamo lavorato duramente, anche nei passaggi più difficili, senza mai fermarci. Oggi tutto questo è evidente: opere realizzate, impegni rispettati, obiettivi raggiunti. La nostra campagna elettorale non si basa su promesse, ma su ciò che abbiamo costruito. È il racconto concreto del nostro impegno, nato dal confronto aperto con tutti, senza preclusioni né ideologie. E la realtà parla chiaro: chi ieri era distante, oggi è al nostro fianco. Non per convenienza, ma per il riconoscimento di serietà, competenza e concretezza. Un sostegno che vale più di mille parole e che conferma una cosa semplice: il cambiamento vero nasce dal lavoro, non dagli slogan. Per questo vogliamo continuare, con ancora più forza e determinazione. Per portare a termine ciò che abbiamo iniziato e raggiungere nuovi traguardi. Senza fermarci. Senza lasciare nulla a metà. Continuiamo a migliorare la città con un progetto serio, concreto e realizzabile. Insieme».
«Non amo i toni duri. Ma ieri, in alcuni passaggi, ho dovuto esserlo – interviene Dario Romano, candidato del centrosinistra -. Perché quello che è successo nel 2020 non mi è mai andato giù. Promesse fatte e poi disattese. Soluzioni semplici a problemi complessi. E nel dubbio, la colpa sempre a chi c’era prima. La verità è che in questi anni sono arrivati decine milioni di euro dal Pnrr, dal Governo, dalla Regione. Un’occasione enorme. Eppure si è fatto poco. E soprattutto, troppo spesso, si è fatto male, senza una programmazione o una strategia complessiva. Io non sarò mai l’uomo solo al comando. Non mi interessa. Non mi interessano le apparenze, i manifesti 6×3 di candidati consiglieri, la claque sotto palco. Non mi interessa tutto questo. Io al massimo sono il leader di una squadra. Una squadra vera. Non un album di figurine costruito all’ultimo, non un insieme di figure messe insieme per raccattare qualche voto. Una squadra fatta di persone con competenze, idee, valori. Persone che vogliono costruire il futuro della città che amiamo. Per una Senigallia migliore. Per tutti».
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