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Faro del Cardeto in concessione
Marasca: «Non sarà consentito un albergo»

ANCONA – L'assessore alla cultura ha risposto all'interrogazione del consigliere Sel Francesco Rubini sul rischio di privatizzazione della lanterna sul colle dei Cappuccini. Marasca: “Consentiti solo gli usi previsti dal Piano particolareggiato del parco, non vediamo criticità”
mercoledì 18 Ottobre 2017 - Ore 17:58
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Il faro sul colle dei Cappuccini, foto d’archivio

 

Faro del Cardeto in concessione ai privati, per la giunta non ci sono possibilità di speculazioni. Il consigliere Sel Francesco Rubini ha portato in Consiglio comunale il bando di gara aperto dall’agenzia del demanio per l’uso della lanterna del colle dei Capuccini. Rubini ha chiesto spiegazioni alla giunta, denunciano il rischio di privatizzazione del faro. “L’agenzia del demanio ha consultato il Comune, ha chiesto se ci fossero possibilità di aumentare le destinazioni d’uso e il Comune ha detto di no” è stata la replica dell’assessore alla cultura Paolo Marasca. “Le destinazioni d’uso sono quelle vigenti previste dal Ppe del parco del Cardeto: pubblico esercizio con intrattenimento, spettacoli, aule scolastiche e cultura. L’albergo o la ristorazione sono esclusi. Crediamo quello del demanio sia un bando virtuoso, non vediamo criticità – ha aggiunto Marasca -. Siamo consapevoli che la concessione può arrivare a 50 anni, ma l’investimento è importante per una ristrutturazione e rigenerazione del faro. Il bando prevede punteggi extra per la pubblica fruibilità del bene, che attualmente non è visitabile e si sta consumando. La formula potrebbe essere come quella della concessione in gestione della Chiesa del Gesù al Fai o della chiesetta di Santa Maria di Portonovo a Italia Nostra”. Le domande per la concessione del faro possono essere presentate fino al 29 dicembre, il 9 gennaio l’apertura delle buste per valutare la migliore offerta di recupero e valorizzazione. Non c’è una base d’asta, il concessionario si impegna a pagare un canone di affitto allo Stato, oltre a sborsare tutti gli oneri per il restauro e la messa in sicurezza. La concessione va da un minimo di 6 anni ad un massimo di 50 anni, con una premialità nel punteggio per le proposte di progetti di destagionalizzazione del turismo, salvaguardia dell’immobile e aperture al pubblico dell’edificio storico.

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