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Condannato per stalking
l’uxoricida Mazzoni, il pm:
«Una personalità simile a Psycho»

ANCONA - Al 42enne uscito dal carcere nel 2008 dove era finito per aver ucciso la moglie Federica Gambardella, è stata inflitta una pena di 3 anni e 6 mesi di reclusione. Nella requisitoria, il pm Dicuonzo ha paragonato la personalità dell'imputato a quella di Norman Bates, protagonista del celebre film di Hitchcock
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Jurgen Mazzoni

 

Uccide la moglie, finisce in carcere, sconta la pena, torna un uomo libero e inizia a perseguitare una donna più giovane di lui di quasi 20 anni. Un tormento d’amore che gli è valsa un’altra reclusione e un’ulteriore condanna del tribunale. Tre anni e sei mesi la pena inflitta questo pomeriggio al 42enne senigalliese Jurgen Mazzoni, l’uomo che nel 2001 aveva ucciso e occultato il cadavere della giovane moglie Federica Gambardella e poi finito a processo per stalking. Il pm Ruggiero Dicuonzo aveva chiesto una condanna a 6 anni, considerando la recidiva del comportamento delittuoso di pari indole a quello che lo aveva portato in carcere la prima volta. Alla parte civile, una senigalliese di 24 anni, andrà 30 mila euro di risarcimento danni. Dieci mila euro a ciascuno dei genitori della ragazza. Durante la requisitoria il sostituto procuratore ha ripercorso i mesi di inferno vissuti dalla vittima tra l’estate 2016 e l’autunno 2017, periodo preso in considerazione dalla procura dorica. In quest’arco di tempo, Mazzoni è stato colpito da due misure cautelari. Una l’aveva spedito agli arresti domiciliari, l’altra l’ha fatto andare dritto a Montacuto, struttura dove si trova tuttora. Dopo la prima misura restrittiva, il comportamento del 42enne sarebbe diventato ancora più aggressivo, con l’invio di minacce (“Ti mangio il cuore”), lettere anonime e persino una missiva con alcuni proiettili. Intercettato nella sua auto, Mazzoni avrebbe espresso l’intenzione tra sè e sè di uccidere la 24enne. Dialoghi intimi che l’imputato, secondo quanto riscontrato dalle indagini della Squadra Mobile, avrebbe ripetuto più volte, tanto che il pm in udienza non ha esitato a paragonare la personalità di Mazzoni con quella di Norman Bates, il protagonista del film Psycho di Hitchcock. Durante la perquisizione domiciliare, nel novembre 2017, gli agenti avevano trovato a casa del 42enne un cappio, varie armi da soft air e altri oggetti proibiti. Proprio oggi, ha voluto dire la sua in aula: “Sono dispiaciuto per quello che ho fatto. Ero innamorato e mi sono sentito tradito quando ho capito che non ero corrisposto”. In udienza era presente anche la sua vittima, assistita dai legali Mary Basconi e Ruggero Tomasi. Mazzoni è stato difeso da Andrea Natalini che, con ogni probabilità, ricorrerà in appello. Motivazioni tra 40 giorni.

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