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Lacrime e rabbia all’obitorio:
«Vogliamo una condanna esemplare
Ha ucciso due brave persone»

TRAGEDIA DI PORTO RECANATI - A Civitanova una folla di amici e conoscenti ha fatto visita ai feretri di Gianluca Carotti ed Elisa Del Vicario, morti nella notte tra ieri e sabato in un incidente stradale. Il cugino del 47enne: «Siamo cresciuti insieme, era un ragazzo d'oro». Il ricordo della donna: «Allegra e sorridente, si spendeva tantissimo per i ragazzi disabili»
lunedì 4 Marzo 2019 - Ore 18:58
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Parenti e amici all’obitorio di Civitanova

 

di Laura Boccanera

«Vogliamo la giustizia su questa terra, il sacrificio di Elisa e Gianluca non deve essere vano, venga data una condanna esemplare». Così un’amica della coppia uccisa sabato notte dall’auto del marocchino Farah Marouane. Lacrime e rabbia formano un tutt’uno fuori e dentro l’obitorio di Civitanova, preso letteralmente d’assalto da questa mattina da familiari, amici, conoscenti di Gianluca Carotti ed Elisa Del Vicario, la coppia di Castelfidardo morta a seguito dell’impatto con l’Audi A6 condotta dal marocchino.

Gianluca ed Elisa

Il corpo del 47enne, volontario della Croce verde e allenatore dei piccolini del settore giovanile della squadra di Villa Musone, è stato il primo ad essere esposto questa mattina. Poco dopo, fra lo strazio dei familiari, arriva anche per Elisa. Vengono messi vicini nella cappellina dell’obitorio. Impossibile per la stanza contenere tutti coloro che in lacrime e ancora increduli si ritrovano a dover dire addio ai loro amici. La domanda che ricorre tra tutti è perché? «Perché uno che era stato fermato con oltre 200 chili di droga ancora andava in giro, libero, ubriaco, senza controllo?» È questo l’interrogativo che tutti si fanno e chiedono risposte, perché la morte di questi due giovani, secondo molti degli amici, poteva essere risparmiata: «andate a intervistare chi gli ha consentito di rimanere libero, chiedetegli perché, e metteteci anche la foto e il nome, che cosa deve fare uno per andare in galera?» dice un amico ai cronisti fuori dall’obitorio. «La parola pregiudicato, la parola “già noto alle forze dell’ordine” non si possono più sentire – sottolinea un amico di Gianluca -. C’è tanta rabbia, tanta. Io e Gianluca ci siamo conosciuti più di 10 anni fa, facevamo servizio civile alla Croce verde e poi siamo rimasti in contatto, ci siamo sempre frequentati. Pochi giorni fa gli avevo portato la partecipazione per il mio matrimonio il 26 maggio, era contento per me, mi ha detto “dai andiamo a cena e ci vediamo”. Ma non ci sarà al mio matrimonio. Fa rabbia che due persone perbene muoiano perchè un balordo che doveva stare in galera e con precedenti, ubriaco e senza assicurazione ti taglia la strada. Ha ucciso due brave persone e lasciato due bambini senza la mamma e senza il papà». 

All’obitorio c’è il papà di Gianluca che era figlio unico. La mamma è morta più di 20 anni fa e in tanti oggi si preoccupano per l’anziano padre, Settimio, costretto ad affrontare anche questo terribile lutto. Al suo fianco c’è anche il cugino Marco che con le lacrime agli occhi ricorda Gianluca: «abbiamo la stessa età, siamo cresciuti insieme, lo stesso asilo, la stessa scuola elementare, ancora insieme alle medie, alle superiori e anche all’università (Economia bancaria). Era una persona pacata, mai uno screzio o una parola fuori posto con nessuno. Gianluca era un ragazzo d’oro. Sempre sportivo, non aveva mai bevuto, mai fumato, avrebbe vissuto 100 anni se…» e poi le parole si strozzano in gola e non terminano quella frase che segna un infausto destino. Il silenzio dell’obitorio viene poi rotto dalle grida della mamma di Elisa, Patrizia, sorretta da familiari e amici che cercano di consolarne il dolore quando la salma della figlia viene portata nella saletta: la donna non ha al fianco neanche il marito, costretto da un ricovero a Torrette a non poter essere presente, così come la sorella Laura, che vive in Australia con la famiglia e che in queste ora sta arrivando a Castelfidardo per dare l’ultimo saluto a quella sorella strappata alla vita così giovane.

«È tutto troppo amaro – dice Stefano, un vicino di casa – non è questione di italiani o stranieri, ma di leggi dello Stato. Qualcuno dovrà spiegare perché con oltre 200 chili di droga “questo” stava ancora in giro, libero di avere una bella macchina grossa e costosa e di andarci in giro senza assicurazione. Non è colpa del magistrato o dell’avvocato, ma delle leggi che non sono abbastanza severe». E’ afflitto anche don Andrea Cesarini, della chiesa di Sant’Agostino di Castelfidardo. È arrivato anche lui a Civitanova. Elisa la conosceva bene, fin da bambina quasi: «era allegra, sorridente, una volontaria dell’associazione Raoul Follereau che mancherà tantissimo. Il suo contributo era determinate, era quella che trainava gli altri. Si spendeva tantissimo per i ragazzi disabili, per gli altri e era anche molto attenta al problema dell’immigrazione e dell’integrazione. Molte delle cose che in questi giorni si sono scritte e si sono dette, cavalcando anche certa indignazione, l’avrebbero indispettita. Era sempre contro le generalizzazioni. Lancio un appello: che la rabbia per quanto accaduto non si trasformi in odio». Appena un piano sopra all’obitorio, in una stanza della medicina d’urgenza, guardato a vista c’è Farah Marouane, il fermato per l’omicidio stradale di Elisa e Gianluca. Nessuno può entrare e il 34enne viene piantonato.

Il luogo del terribile incidente (nel riquadro Farah Marouane)

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