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Leone una forza della natura,
ma il carrellino non basta
«E’ una pena vedere quanto si impegna»

JESI - Ancora difficoltà per il piccolo volpino italiano azzannato a novembre in piazza della Repubblica da un Rhodesian Ridgeback. Rimasto paralizzato, non riesce neanche a usare il dispositivo per muoversi. I proprietari: «Ci si stringe il cuore»
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Leone e i tentativi di muoversi con il carrellino

 

di Talita Frezzi

Serve un coraggio da vero leone per andare avanti con la parte posteriore paralizzata, la forza delle due zampine anteriori a sollevare il peso del corpo e cercare di riacquistare una seppur parziale autonomia. E’ la storia commovente di Leone, il piccolo volpino italiano di 4 anni azzannato lo scorso novembre in piazza della Repubblica a Jesi da un Rhodesian Ridgeback di ben altra taglia, senza guinzaglio né museruola, sfuggito al controllo della sua proprietaria. Una storia choc, avvenuta in pieno centro, davanti a tantissimi testimoni che si sono messi a disposizione della Polizia locale per identificare la padrona del grosso cane, dileguatasi dopo l’aggressione al volpino.  Grazie all’amore dei due padroni Laura Mencarelli e Leonardo Paoletti il piccolo Leone si è salvato, ma il prezzo è altissimo: in seguito alla brutale aggressione subìta, ha perso l’uso delle zampine posteriori. Dopo delicatissimi interventi chirurgici prima alla clinica di Fausto Coppi di Jesi e poi nel centro specialistico veterinario di Tolentino, il volpino pian piano ha provato a muoversi servendosi di un piccolo carrellino.
«Leone comincia a stare meglio, ha un po’ di difficoltà per via di una zampetta anteriore che non muove bene e stiamo cercando di fargli usare il carrellino – racconta Leonardo Paoletti – dobbiamo capire, con i medici veterinari di Tolentino, come risolvere il problema. Gli pesa, fa poca distanza e si blocca, come se non riuscisse a trainarlo.

E’ una pena vedere quanto impegno ci mette perché vorrebbe muoversi da solo di nuovo, ma non ce la fa. A me e Laura si stringe il cuore. Stiamo aspettando per oggi pomeriggio la chiamata dalla clinica di Tolentino da parte della veterinaria che si occupa di queste protesi mobili, affinché ce ne trovi una più leggera e idonea al peso del nostro piccolo Leone. Poi forse tra una settimana andremo di nuovo in clinica per fargliene applicare uno nuovo. Ha anche un problema a una delle zampette anteriori, non la appoggia e non capiamo il perché. Le due dietro sono paralizzate, perché il morso del Rhodesian gli ha spezzato la schiena. Visto che non riesce a usare il carrellino – continua – gli abbiamo messo una specie di sospensorio che gli tiene alte le zampette posteriori e lui piano piano, con tanta forza, cerca di trascinarsi con quella davanti poverino, ce la sta mettendo davvero tutta e noi con lui». In questi lunghi mesi di difficoltà la proprietaria del cane aggressore non si è mai fatta viva, né con una telefonata di scuse o un biglietto. Niente. La Polizia locale di Jesi, incaricata del caso, ha acquisito le numerose testimonianze dei presenti che increduli di fronte a quella sanguinosa aggressione con la donna che si dava alla fuga, hanno scattato foto e fatto video con i cellulari. In più ci sono i filmati delle telecamere della banca, chieste dal legale della famiglia Paoletti. I Paoletti hanno sporto denuncia per incauta custodia dell’animale. Una storia, quella del piccolo Leone, che è entrata nel cuore di tutti.

 

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