Cannabis sequestrata a Cupramontana:
la risposta dell’azienda agricola

Una piantina di marijuana
A seguito del sequestro di 2,5 chili di canapa effettuato dai carabinieri della Stazione di Cupramontana, la stessa azienda agricola finita nella vicenda dà la propria versione.
«Siamo qui a raccontare e condividere anche la nostra versione in quanto protagonisti della vicenda. Siamo dei giovani fratelli cuprensi – scrive – che nella primavera 2020 hanno avviato su un terreno di proprietà della nostra famiglia di dimensioni inferiori all’ettaro la produzione di canapa Cbd certificata Ue a basso contenuto di Thc. Nel mese di aprile aprivamo partita iva agricola, provvedevamo a consegnare al comando dei carabinieri di Cupramontana la comunicazione di semina di canapa industriale in attuazione della legge e ai sensi delle circolari Mipaaf specifiche. Iniziavamo così questa nuova avventura arando e seminando grazie all’aiuto di un terzista. I semi erano stati precedentemente acquistati presso un rivenditore autorizzato. Durante i lavori su questo terreno non lontano dal centro storico di Cupramontana – spiega – più volte i carabinieri del comando locale si presentavano sul posto ad osservare chiedere e parlare sempre in toni di assoluta tranquillità, collaborazione, disponibilità. Non ci sono mai stati episodi di tensione o conflitto perché tutto si svolgeva nell’assoluto adempimento dei termini di legge e alla luce del giorno».
Arriva la primavera del 2021 «e si ripete lo stesso copione ma viene scelta una diversa particella dello stesso terreno su cui decidiamo di coltivare canapa Cbd in consociazione con girasoli riuscendo a produrre una piccola quantità di canapa, seppure inferiore a quanto avessimo sperato. In data 9 dicembre verso le 14 sono in macchina insieme a due amici; mentre ci dirigiamo verso la casa in campagna dove vivo da alcuni mesi, passiamo davanti alla vettura dei carabinieri ferma davanti al cimitero comunale. Continuiamo verso casa senza alcuna difficoltà perché si tratta sì di una strada di campagna ma utilizzata quotidianamente dalle varie famiglie che risiedono lì intorno, inclusi i due vicini con cui condividiamo l’aia. Entriamo nella casa che non è disabitata dal 2006, anno in cui è stata acquistata e ristrutturata. Dopo alcuni minuti sentiamo bussare alla porta, mi affaccio e vedo il maresciallo col suo collega. Mi chiedono di entrare dichiarando sussistenti i necessari presupposti di legge per una perquisizione senza mandato. Li lascio entrare senza alcuna resistenza e li conduco immediatamente nella stanza in cui era depositata la canapa raccolta all’inizio dell’autunno. Li informo che si tratta di canapa Cbd e loro ne predispongono il sequestro. Perquisiscono il resto della casa e trovano una bilancia acquistata da mia sorella l’anno precedente per produrre saponi. Anche questa viene prelevata ma in un momento in cui non sono presente in casa, mentre mi reco da mia madre per prendere la documentazione relativa alla coltivazione. Viene chiesto a me e i due amici presenti di recarci in caserma e senza alcuna esitazione andiamo. I miei amici verranno rilasciati poco dopo senza alcuna conseguenza, non sono assolutamente stati segnalati alle competenti autorità per uso personale di sostanze stupefacenti come riportato sui giornali».
Solo in caserma «mi accorgerò del sequestro della bilancia che si trovava in una madia in cucina e chiedo “Da dove sbuca questa?”. Mi sarà risposto che l’hanno notata dentro un cassetto aperto. La bilancia di precisione per fare saponi? Sì, perché la quantità di soda caustica deve essere esatta, 128 gr per un chilo di olio di oliva altrimenti il sapone è troppo aggressivo per la pelle».
Informata dai militari operanti, l’autorità giudiziaria dispone l’analisi della sostanza presso il laboratorio analisi nel comando provinciale dei carabinieri di Ancona per il 27 dicembre 2021.
«Il nostro avvocato si reca al laboratorio nel giorno fissato ma le analisi vengono rimandate a data da definirsi per mancanza dei reagenti necessari per effettuare l’analisi. Il 19 gennaio 2022 arrivano reagenti e risultati che ci comunicano un livello di Thc di poco superiore a quello consentito. Risultati per cui stiamo chiedendo con il nostro legale la controanalisi come previsto dalla legge».
A tal proposito «per chi fa confusione, in buona o cattiva fede, vorrei ricordare che la Cannabis Sativa L. è una pianta e non una sostanza sintetica, composta da numerose biomolecole. Le più note sono il Cbd (cannabidiolo) ed il Thc (delta-9-tetraidrocannabinolo): la prima utilizzata a scopo industriale e terapeutico, la seconda responsabile dell’effetto psicotropo, entrambe presenti in percentuale diversa in ogni pianta. Come avviene sempre in natura, ogni pianta possiede un contenuto dei diversi principi attivi differente e questo varia in base a tanti fattori, incluso l’andamento stagionale, esattamente come per il tasso alcolemico dell’uva da vino. Ribadendo che – conclude -, come dimostreremo in tribunale, le infiorescenze sequestrate provengono da coltivazioni lecite ex L. n. 242 del 2016, e che in altri processi simili è stato sentenziato che anche in caso di superamento del limite Thc dello 0.6% è esclusa la responsabilità penale del coltivatore ed è ammissibile solo il sequestro in via amministrativa, aspettiamo fiduciosi l’avvio del processo. L’articolo 27 della Costituzione prevede che il cittadino non è considerato colpevole fino alla sentenza definitiva di condanna».
Musica rap da un casolare abbandonato: sequestrati 2,5 chili di cannabis
Torna alla home page


