Corruzione, ricorso del Comune
contro il sequestro
del risarcimento di Simone Bonci

ANCONA - Con la condanna dell'ex dipendente, il gup ha anche stabilito la confisca di circa 49mila euro. Somma legata ai presunti episodi corruttivi e facente parte del risarcimento che il geometra aveva elargito all'ente. Il ricorso in Corte di Cassazione è necessario per non farsi sottrarre la cifra già incamerata

La volante della polizia davanti al Comune di Ancona all’epoca degli arresti (foto Giusy Marinelli)

 

Corruzione in Comune: ricorso in Cassazione per non far confiscare il risarcimento che Simone Bonci aveva elargito all’ente. In ballo ci sono 49mila euro. La somma, derivata dagli episodi corruttivi contestati, era stata in parte elargita dall’ex dipendente all’amministrazione come risarcimento per i danni subiti. La restituzione delle somme era un passo fondamentale per poter permettere a Bonci di patteggiare. E’ accaduto che il patteggiamento non è stato varato, così che il geometra imputato per corruzione è stato condannato in abbreviato a scontare due anni e mezzo di reclusione. Con il verdetto, il giudice ha anche decretato il sequestro ai fini della confisca dei 49mia euro, somma che però era già stata incamerata dal Comune. Ora, per non farsi togliere i soldi, l’amministrazione è stata costretta a ricorrere a vie legali. In un primo momento aveva fatto ricorso al giudice che aveva emesso sentenza, chiedendo il dissequestro. L’istanza è stata però rigettata. Allora, è stato presentato appello al Tribunale del Riesame. Il ricorso è stato giudicato inammissibile per mere questioni procedurali. Quindi, rimane la Corte di Cassazione: i giudici di Roma dovranno esprimersi su chi debba essere il legittimo destinatario del “tesoretto” di Simone Bonci.

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