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Bar del Duomo, manca ancora
il ‘sì’ della Soprintendenza
Ambrosio: «Lavori in tempi record»

ANCONA – La variante urbanistica che consente il cantiere è entrata in vigore lo scorso marzo, ma agli uffici di piazza del Senato è arrivato solo da pochi giorni il progetto con la richiesta di autorizzazione. I concessionari dell'area assicurano: “Ci crediamo ancora, pronti ad iniziare le opere a settembre, possiamo farcela in quattro mesi invece di sei”
mercoledì 11 luglio 2018 - Ore 19:10
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Il cantiere bloccato del bar del Duomo e Antonio Ambrosio

La pavimentazione rinvenuta dell’antico complesso di Santa Maria del Carmine

 

di Giampaolo Milzi

C’è chi ha un sogno nella cassaforte, ma ora coi piedi ben piantati nel terreno amministrativo: l’apertura del nuovo bar-ristorante “Del Duomo” magari già entro la fine dell’anno. Il sogno di cui parliamo, che era diventato un mezzo incubo, è frutto degli occhi aperti di Antonio Ambrosio e Dalmazio Rossi, titolari del ristorante “Giardino” al viale della Vittoria, e concessionari dell’avventura che, dopo quasi 6 anni, dovrebbe portare finalmente alla rinascita con nuovo look del locale nato nel 1959 col nome di “Taverna di San Ciriaco” a due passi dalla cattedrale, affacciato sul porto e sull’ankon (il golfo di Ancona).
La bella notizia è che a fine maggio i tecnici dei due ristoratori hanno presentato allo sportello Edilizia del Comune di Ancona il progetto per la nuova struttura ricettiva con relativa richiesta di permesso per costruire, e da allora guardano con fibrillazione alla prossima mossa della Soprintendenza unica delle Marche. La notizia appena meno bella è che sull’operazione persiste una tempistica ancora poco certa, anche se ormai siamo entrati nella fase finale. La macchina burocratica continua infatti a muoversi secondo i suoi tempi molto particolari. Solo oggi infatti dallo sportello municipale Edilizia progetto e domanda d’autorizzazione per il via al cantiere sono stati recapitati alla Soprintendenza, pare per problemi del sistema di posta certificata. E da oggi quindi scatta il termine (tra i 30 e i 60 giorni) perché si materializzino i pareri, ben tre, che la Soprintendenza dovrà comunicare al Comune, e tramite l’ente locale ai concessionari, perché possano iniziare i lavori. Si tratta di parrei attinenti ai tre vincoli che incombono sulla zona, dalla storia antichissima e ultra panoramica: archeologico, monumentale e paesaggistico. Antonio Ambrosio si fa i suoi conti, forse accompagnandoli da riti scaramantici: “Se come auspico la Soprintendenza accetterà il progetto così come l’abbiamo definito (secondo tutte le prescrizioni, ndr.) agli inizi di agosto, ci occorrerebbero un paio di settimane per organizzarci con la ditta esecutrice, potremmo operare in quattro mesi (anziché i 6 che normalmente richiede un’edificazione di questo calibro, ndr.) e terminare il tutto dopo aver lavorato a settembre, ottobre, novembre e dicembre”. Già, ma sarà così? Dalla Soprintendenza nulla trapela di ufficiale, se non un cauto ottimismo. E c’è da tener conto che con l’estate di mezzo e il personale cronicamente sotto organico (peraltro ancora molto impegnato per curare le ferite delle zone terremotate) i tempi per gli attesissimi ok relativi al rispetto dei vincoli potrebbero allungarsi. Male che vada, se non dovessero saltar fuori ulteriori intoppi, sembra più realistico indicare il gennaio 2019 per il taglio del nastro. Una inaugurazione in pompa magna per un locale che si annuncia bellissimo, ancora più ampio di quello inizialmente ipotizzato. Una superficie massima di 405 mq al primo piano, quello della terrazza, compreso un portico aperto al posto della vecchia veranda (considerata abusiva e non condonabile da Provincia e Soprintendenza), in aggiunta ad altri 245 metri quadri al livello interrato, insistendo su un’area complessiva tutelata di circa 650 mq.
Già, un’area che da tutelata “in teoria”, lo è diventata in pratica. E ciò spiega perché i mesi e gli anni sono trascorsi in modo molto più abbondante rispetto ai piani iniziali. Facciamo un passo indietro. Tra il 2015 e il 2016, quando sono iniziati i lavori di demolizione del vecchio bar, ecco la sorpresa. E’ emerso il sito archeologico della Chiesa e del monastero di Santa Maria del Carmine, luogo di culto già noto nel XIII secolo, poi trasformato in caserma della finanza e quindi distrutto dai bombardamenti alleati del 1943. Scattata doverosamente la campagna di scavi, sono venuti alla luce tre differenti pavimentazioni originali in cotto, poste a quote differenti, e frammenti di setti murari originali, che testimoniano l’antichissimo passato del colle Guasco. Una scoperta che ha fatto a pugni col progetto iniziale del nuovo bar- ristorante e col Prg comunale per la zona e che ha determinato il blocco lavori. Rendendo necessaria una variante urbanistica tale da avallare l’aumento di cubatura funzionale ad ottemperare le prescrizioni della Soprintendenza: tutela concreta e visibilità pubblica dei reperti millenari; quindi progetto di costruzione da rifare, perché quegli scampoli di vetuste ma significative architetture si trovano proprio dove sarebbero dovuti sorgere i locali di servizio e igienici di bar e ristorante.

La pavimentazione rinvenuta dell’antico complesso di Santa Maria del Carmine

Il Coniglio comunale ci ha messo un po’ ad approvare la variante – il primo via libera risale al maggio 2017, poi si sono dovuti attendere e recepire anche i rilievi e suggerimenti dell’ente Provincia – passata definitivamente il 29 marzo scorso. Poi i concessionari hanno lavorato di fino, stravolto il progetto, prevedendo una sala espositiva per i reperti, che si configurerà come un locale box aggiuntivo chiuso, coperto da una grande vetrata. Una felice curiosità: la variante urbanistica consentirà l’ampliamento e il miglioramento dei bagni pubblici (piuttosto malridotti e inadeguati) già esistenti lungo il contiguo Scalone Nappi. Antonio Ambrosio e Dalmazio Rossi attendono quindi, sognando con gli occhi aperti puntati sulla Soprintendenza.

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