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Rt, l’indice che dà speranza alle Marche:
«I nostri dati diversi da quelli Iss
Bene ma non abbassiamo la guardia»

FASE 2 - La stima nazionale indica la nostra regione ultima ma quella dell'Osservatorio epidemiologico regionale è più alta. Marco Pompili fa il punto della situazione: «Adesso bisogna stare veramente attenti. Tra i positivi uno su tre si è contagiato in famiglia»
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Passetto, Fase 2

 

di Federica Nardi

Nuova fase, nuovi indici. Per tenere d’occhio il coronavirus le Regioni non guardano più solo a R0, il famigerato parametro che segnala quante persone contagia potenzialmente un singolo infetto ma Rt, che, in parole semplici, è un R0 quando è in atto il lockdown. Qual è la situazione nelle Marche? Buona, secondo gli ultimi dati forniti dall’Istituto superiore di sanità ma a ben guardarli e come conferma anche l’Osservatorio epidemiologico regionale, c’è ancora da stare all’erta per evitare di ricascare nella curva di crescita dei contagi.

Partiamo dal dato dell’Iss, che è elaborato dalla Fondazione Bruno Kessler. Secondo la “classifica” in questione, elaborata al 5 maggio e diffusa oggi, le Marche sono addirittura ultime, con un Rt stimato allo 0,29. Il più basso d’Italia. Ma attenzione, perché il dato è appunto una media con un cosiddetto “intervallo di confidenza” che va dallo 0,18 allo 0,41, Cioè il valore di 0,29 “viaggia” sia al ribasso che al rialzo, è questione di stime e di probabilità. Tanto che l’Osservatorio nostrano ha in mano una stima ben diversa e più alta di almeno sei punti. «Il nostro Rt è intorno allo 0,35/0,40 – spiega il dottor Marco Pompili -. È un dato complesso da calcolare: devi stimare la data di inizio sintomo, incrociarla con vari dati, capire se la persona ha infettato persone nel tracciato, e così via. L’intervallo di confidenza che riporta l’Iss è molto alto».

Quindi, il dato dell’Iss resta una stima e la strada per “festeggiare” la fine dell’epidemia è ancora in salita. «Festeggiare con il Covid Sars 2 non è semplice – spiega Pompili -. Sappiamo benissimo che stiamo flettendo ma ora è il momento di gestire eventuali focolai, chiudendoli. Avendo quindi una reazione rapida tra l’inizio del sintomo e la tamponatura. La scommessa sta tutta lì: arginare i focolai nel minor tempo possibile».

La curva dei contagi nelle Marche aggiornata a oggi, dati Gores

 

A livello provinciale «Macerata oggi ha tre casi e l’andamento, dopo essere stato fluttuante, negli ultimi giorni sta diventando costante. Ancona ha raggiunto lo zero alternato ieri per la prima volta. Ascoli e Fermo sono in zero alternato già da qualche tempo. Se rientra anche Pesaro, hai una situazione che in questo momento si sta chiudendo. Abbassare la guardia però no. Non è possibile – sottolinea Pompili -. Quello che facciamo oggi a livello di conseguenze lo vedi tra una settimana, otto giorni. E abbiamo capito una cosa: che il distanziamento sociale fa flettere molto il dato e la pandemia. È l’arma più grande che abbiamo».

Il drive test a Macerata

Per cui al momento dall’Osservatorio: «Non siamo preoccupati, siamo tesi. Perché adesso si gioca un’altra partita che è complessa da gestire. Posso dirmi orgoglioso del lavoro che abbiamo fatto, perché siamo partiti “male”, cioè tra le regioni più colpite. La nostra curva era come quella della Lombardia. Però ora stiamo “chiudendo” la curva prima degli altri, a dimostrazione che la risposta sanitaria e territoriale c’è stata. Però adesso la palla è di nuovo al centro. Quella fase è finita, la Fase 2 va gestita. Il ministero riceve un flusso continuo di dati dalle Regioni, in modo standardizzato, ed è in grado di valutare immediatamente se c’è una inversione di tendenza. Nelle Marche però partiamo da una buona base adesso: circa 18 casi al giorno, con i tamponi triplicati».

Secondo i dati a disposizione dell’Osservatorio, il contagio nelle Marche è avvenuto principalmente in famiglia. «Un terzo dei contagi nelle Marche avviene nel nucleo familiare, poco distante dal dato nazionale che è di uno su quattro. Di questi un altro 10% è intra familiare tra parenti. Poi 1,5 su 10 invece arriva dalle Rsa, intendendo tutto l’insieme di quelle realtà (case di cura, lungodegenza, eccetera). Da noi abbiamo avuto meno ammalati di questo tipo e soprattutto dal 10 a fine aprile». Con la Fase 2 appena iniziata e con pochi casi al giorno non è possibile al momento fare valutazioni ulteriori: «Noi sappiamo dove avvengono i casi ma farlo su 3 casi in un giorno non ti dice niente», spiega Pompili, che conclude con un monito: «Adesso bisogna stare veramente attenti e ci deve essere questa percezione».

 



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