Dal Tavolo del Lavoro una sola voce:
«Ritiro immediato del piano industriale
Electrolux, patto sociale per il distretto»
Un fronte compatto a difesa del lavoro, del distretto industriale e del futuro produttivo dell’entroterra. È quanto emerso dal Tavolo comunale del Lavoro che si è riunito questa mattina, mercoledì 20 maggio, nella Sala Conferenze del Palazzo del Podestà di Fabriano, convocato dal sindaco Daniela Ghergo e dall’assessore regionale al Lavoro e Formazione professionale Tiziano Consoli, d’intesa con il sindaco di Cerreto d’Esi David Grillini. Al centro del confronto la decisione del gruppo Electrolux di chiudere lo stabilimento di Cerreto d’Esi nell’ambito di un piano nazionale che prevede 1.700 esuberi, oltre il 40% della forza lavoro italiana del gruppo, con 170 posti di lavoro qualificati a rischio diretto sul territorio fabrianese e centinaia di posti nell’indotto. Presenti anche la Provincia di Ancona, i sindaci e i delegati dei Comuni dell’entroterra fabrianese, le segreterie nazionali, regionali e territoriali delle organizzazioni sindacali metalmeccaniche e confederali, le associazioni di categoria e le rappresentanze datoriali, insieme alle lavoratrici e ai lavoratori dello stabilimento, presenti con le divise da lavoro. Una partecipazione che ha dato sostanza al primo e più forte messaggio politico uscito dalla mattinata: la vertenza Electrolux non riguarda soltanto Cerreto d’Esi né soltanto le 170 maestranze coinvolte, ma l’intero distretto industriale, le sue famiglie, il suo tessuto sociale e la tenuta economica di un’area montana che da troppi anni è chiamata a fronteggiare crisi industriali ripetute.
Dal Tavolo è uscita una piattaforma comune per il tavolo nazionale convocato per il prossimo 25 maggio al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, in concomitanza con lo sciopero nazionale e il presidio a Roma. È’ emersa l’unità di tutti gli attori sociali e istituzionali, precondizione indispensabile per affrontare una vertenza di questa portata: nessuna sigla, nessun livello istituzionale, nessuna rappresentanza ha rivendicato un percorso autonomo, e proprio da questa coesione il territorio intende trarre la propria forza negoziale. Su questa base si innesta la richiesta netta del ritiro del piano industriale presentato dall’azienda lo scorso 11 maggio e, con esso, della decisione di chiudere lo stabilimento di Cerreto d’Esi: una richiesta che esclude in questa fase qualunque ipotesi alternativa, perché ammortizzatori sociali, riconversioni o ipotesi di reindustrializzazione non possono entrare nel dibattito finché il Tavolo nazionale non avrà respinto un piano giudicato unanimemente inaccettabile.
A questa richiesta si accompagna un avvertimento al gruppo Electrolux: nessuna forzatura sulle procedure di mobilità sarà tollerata. Qualunque tentativo di accelerare unilateralmente i tempi, di chiudere la partita prima del confronto al Ministero o di anticipare passaggi formali troverà una risposta durissima del territorio, sul piano sindacale come su quello istituzionale. Sul piano più ampio, il Tavolo ha rivendicato una vera politica industriale nazionale per la filiera dell’elettrodomestico, un settore che negli ultimi anni ha beneficiato di importanti risorse pubbliche – tra cui circa 700 milioni di euro di bonus mobili ed elettrodomestici erogati dal 2013 – senza che a quegli incentivi sia corrisposto un radicamento produttivo nel Paese. Da qui la richiesta condivisa di clausole vincolanti sull’occupazione e sugli investimenti per chiunque riceva fondi pubblici, di sanzioni effettive in caso di mancato rispetto degli impegni e di una strategia di filiera che metta in sicurezza i siti italiani di fronte alla competizione internazionale e alle scelte di delocalizzazione delle multinazionali. Tutto questo dentro una cornice più ampia: la costruzione di un Patto sociale e di sviluppo per Fabriano e per il distretto industriale, che metta in rete istituzioni locali, Regione, parti sociali e mondo imprenditoriale attorno a una visione di lungo periodo per l’entroterra, fatta di infrastrutture, energia, formazione, opportunità per i giovani, sostegno alla manifattura e attrazione di nuovi investimenti, perché la difesa del presente non può separarsi dalla costruzione del futuro.
«Da Fabriano oggi si alza una sola voce: ora basta. Non accettiamo che decisioni prese a migliaia di chilometri di distanza, nelle stanze delle multinazionali, cancellino il lavoro, le famiglie e la storia industriale di questo territorio. Il tempo del puro monitoraggio è scaduto, gestire le macerie non basta più: serve un Patto sociale per questo territorio, e di questo Patto noi ci facciamo promotori. Difenderemo il presidio industriale di Cerreto d’Esi e ogni singolo posto di lavoro, uniti, fino in fondo», ha dichiarato il sindaco Daniela Ghergo. L’assessore regionale al Lavoro Tiziano Consoli ha riferito al Tavolo l’esito della videoconferenza tenuta con il Ministro Adolfo Urso, alla quale hanno partecipato le Regioni interessate insieme alle segreterie nazionali dei sindacati metalmeccanici. «Il piano di ristrutturazione presentato da Electrolux è del tutto inaccettabile. Abbiamo condiviso con il Ministro e con le altre Regioni una linea comune: chiedere il ritiro del piano industriale e costruire un fronte unico in vista del tavolo ministeriale del 25 maggio. Questa battaglia la faremo insieme ai lavoratori, su questo non faremo un passo indietro: serve unione d’intenti tra istituzioni regionali, nazionali e sindacati per tutelare l’occupazione, il distretto e la nostra regione», ha dichiarato Consoli, annunciando un ulteriore incontro preparatorio per il 22 maggio.
Sulla stessa linea il sindaco di Cerreto d’Esi David Grillini, che ha richiamato la portata reale della crisi ben oltre i numeri ufficiali. «Non stiamo parlando solo di 170 posti di lavoro: c’è tutto l’indotto dell’elettrodomestico. Quando parliamo di queste cifre, dobbiamo immaginarne almeno il doppio, perché anche le aziende che lavorano per Electrolux saranno costrette a ridurre il personale. Questo territorio ha bisogno di un peso politico, amministrativo e infrastrutturale maggiore: dobbiamo fare massa critica, istituzioni e sindacati insieme, per impedire che si svuoti la manifattura del nostro distretto e con essa il futuro sociale delle nostre comunità», ha affermato Grillini. Una posizione ribadita con forza dal fronte sindacale, che ha rivendicato la necessità di non disperdere energie su scenari alternativi finché il piano industriale resta sul tavolo.
Il Segretario Fiom Ancona e Responsabile per il Territorio di Fabriano Pierpaolo Pullini ha denunciato come quella di Electrolux non sia una crisi commerciale ma uno spostamento di produzioni in piena salute. «Qui non c’è una riduzione di mercato o di volumi che possa giustificare 1.700 licenziamenti e la chiusura di uno stabilimento: c’è uno spostamento di produzioni deciso da una multinazionale. Servono il massimo contributo istituzionale, la coesione sindacale, la determinazione dei lavoratori: in questo momento solo l’intervento del Ministero potrebbe non bastare, forse è necessario che intervenga direttamente la Presidenza del Consiglio», ha dichiarato Pullini.
Infine, la parola è passata alle lavoratrici e ai lavoratori presenti in divisa da lavoro con uno striscione che recitava “No alla chiusura Eletctrolux di Cerreto d’Esi. il lavoro non è un privilegio ma un diritto. Senza Lavoro non c’è dignità, non c’è futuro”. Dai loro interventi è emerso lo shock dell’annuncio aziendale, dopo anni di impegno fatto di flessibilità sui turni, straordinari, ricorso ai contratti di solidarietà e raggiungimento puntuale degli obiettivi produttivi. È emersa la difficoltà di guardare in faccia colleghi, figli e famiglie sapendo che una scelta presa altrove sta mettendo a rischio la vita quotidiana di centinaia di persone: i mutui da pagare, i figli all’università, i genitori anziani da assistere, l’età che per molti rende difficile pensare a una ricollocazione sul territorio. Non assistenzialismo ma lavoro, perché il lavoro è dignità, e il presidio in fabbrica e la mobilitazione non si fermeranno fino a quando il piano industriale non sarà ritirato. Il Tavolo comunale del Lavoro resta aperto. L’impegno condiviso è di rivedersi subito dopo l’incontro ministeriale del 25 maggio per fare il punto sugli esiti e definire i passi successivi della mobilitazione.
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