Vertice Electrolux,
netto rifiuto delle Marche al piano:
a rischio il sito di Cerreto d’Esi (Foto/video)

Un momento dell’incontro a Roma
Si è tenuto oggi al Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), l’incontro per la presentazione del nuovo piano industriale e organizzativo per l’Italia di Electrolux Group.
Il confronto ha immediatamente evidenziato una netta distanza tra le strategie di ottimizzazione dei costi dichiarate dall’azienda e le tutele occupazionali richieste dalle rappresentanze sindacali e dalle istituzioni locali.
Al tavolo, presieduto dal ministro Adolfo Urso e dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani, hanno partecipato anche il presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli, l’assessore regionale al Lavoro Tiziano Consoli e la sindaca di Fabriano Daniela Ghergo.
Nel corso del vertice ministeriale, Electrolux Group ha illustrato la direzione strategica del proprio piano, fornendo una stima degli impatti previsti per ciascun sito produttivo sul territorio nazionale. Secondo quanto diffuso dalla multinazionale, la riorganizzazione si è resa necessaria a causa di «un contesto di mercato particolarmente complesso in Europa, caratterizzato da una domanda stagnante, da una forte pressione sui prezzi e da svantaggi strutturali di costo rispetto ad altre aree produttive globali». Condizioni che, per il Gruppo, richiedono interventi mirati a garantire la sostenibilità a lungo termine.
L’azienda ha comunque tenuto a sottolineare la centralità del Paese nei propri asset, ribadendo che «l’Italia rimane un Paese strategico, con una presenza manifatturiera consolidata in diversi stabilimenti e un contributo costante nello sviluppo di prodotto», come dimostrerebbero gli oltre 750milioni di euro investiti negli ultimi 10 anni in automazione, produzione e innovazione.
Il Gruppo ha infine confermato l’impegno a proseguire il dialogo e il confronto con tutte le parti interessate.
Le istituzioni regionali marchigiane hanno espresso un rifiuto perentorio nei confronti della proposta aziendale, che prevede la cessazione delle attività per il sito di Cerreto d’Esi e il licenziamento dei 170 dipendenti lì impiegati.
«Per quanto ci riguarda – ha dichiarato il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli – questo piano industriale è irricevibile e inaccettabile. Al tavolo del Mimit abbiamo chiesto con forza il ritiro del piano presentato dall’azienda, che prevede la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi e il licenziamento di 170 lavoratori. Le difficoltà che il comparto manifatturiero europeo sta attraversando, dai costi energetici alla logistica fino alle tensioni internazionali, sono criticità reali. Ma una crisi di sistema deve essere affrontata in modo strutturato e condiviso, non scaricando sui territori e sui lavoratori il peso di queste dinamiche».
Acquaroli ha poi aggiunto che «Non si può pensare di risolvere una fase complessa attraverso lo smantellamento di un presidio produttivo come quello di Cerreto d’Esi, che rappresenta oltre cinquant’anni di storia industriale, professionalità, competenze e contributo concreto alla competitività dell’azienda e dell’intero settore dell’elettrodomestico. Parliamo di 170 lavoratori, di famiglie e di un territorio che non può essere considerato una semplice variabile di bilancio».
Il presidente della Regione ha concluso chiedendo alla proprietà un’inversione di rotta. «Per questo – ha detto – chiediamo all’azienda un’assunzione di responsabilità: il ritiro del piano e l’avvio immediato di una fase di confronto reale con istituzioni, sindacati e territori. La chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi e il licenziamento dei lavoratori non rappresentano un piano industriale né una riorganizzazione aziendale, ma l’inizio di un percorso che non intendiamo neppure lontanamente prendere in considerazione».
La Federazione Impiegati Operai Metallurgici (Fiom-Cgil) ha accompagnato l’incontro istituzionale con una giornata di sciopero in tutti i siti produttivi del Gruppo. In una nota congiunta, il segretario generale Michele De Palma e la segretaria nazionale Barbara Tibaldi hanno ribadito la necessità di bloccare il provvedimento.
«Oggi le lavoratrici e i lavoratori in sciopero in tutti gli stabilimenti hanno mandato un messaggio molto chiaro: Electrolux deve ritirare il piano che prevede 1.719 esuberi e la chiusura del sito di Cerreto D’Esi», hanno dichiarato i segretari sindacali. Secondo la Fiom, la pianificazione attuale «attiva da subito un dimezzamento della capacità produttiva in Italia attraverso il trasferimento dei prodotti», configurando il rischio di una successiva e totale cessazione delle attività nel Paese. I rappresentanti sindacali hanno inoltre contestato la presenza di uno stato di emergenza finanziaria: «Ad oggi non c’è una situazione drammatica né dal punto di vista dei conti finanziari, né da un punto di volumi produttivi».
A fronte della totale convergenza tra Ministero, Regioni e parti sociali nel richiedere la revisione del progetto, Electrolux Group ha assunto l’impegno formale, valido fino alla prossima data di convocazione, a non avviare azioni unilaterali, congelando sia i licenziamenti sia lo spostamento delle linee produttive.
Il Gruppo è ora chiamato a presentare una nuova proposta il prossimo 15 giugno, data in cui è già stato fissato il secondo incontro ufficiale presso il Mimit. Nel frattempo, la Fiom-Cgil ha confermato che lo stato di agitazione e le mobilitazioni dei lavoratori proseguiranno senza interruzioni.
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