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Bar del Duomo, progetto bocciato
dalla Soprintendenza

ANCONA – L’ente di piazza del Senato respinge la proposta progettuale avanzata dai concessionari. Tutto da rifare, tenendo conto dei rilievi avanzati per la tutela dei reperti archeologici, rinvenuti durante la ristrutturazione del locale. Ora la data di riapertura è un’incognita per l'attività storica, chiusa ormai dal 2013
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Quello che resta del Bar del Duomo (foto d’archivio)

Bar del Duomo, com’era uno dei luoghi più amati degli anconetani. Foto di Antonella Morico

 

di Giampaolo Milzi

Ancora un intoppo guastafeste – eh ti pareva! – per la così tanto lungamente attesa apertura del nuovo bar ristorante del Duomo. Bocciato con un 5 dalla Soprintendenza unica delle Marche, quindi non una stroncatura, la parte progettuale attinente al parere relativo al vincolo archeologico, uno dei tre, assieme a quello monumentale e paesaggistico, che gravano sull’area a margine del tratto finale in salita di via Giovanni XXXIII su cui dovrebbe materializzarsi la nuova, elegante struttura ricettiva, dopo ben sei anni dalla chiusura del vecchio bar, sorto nel 1959 col nome di “Taverna di San Ciriaco”. La svolta in negativo, foriera degli ennesimi, ulteriori ritardi, dopo la fine dell’estate.
L’11 luglio lo sportello Edilizia del Comune aveva finalmente presentato alla Soprintendenza il permesso a costruire e il progetto messo a punto e già rivisto in passato dai tecnici incaricati da Antonio Ambrosio e Dalmazio Rossi, titolari del ristorante “Giardino” al Viale della Vittoria, e concessionari dell’impresa, rivelatasi proprio tale, nel senso di difficilissima dal punto di vista dei passaggi amministrativi. I due professionisti della ristorazione, quell’impresa speravano di vederla coronata da successo concreto entro la dine di quest’anno. Ma il sospirato via libera al cantiere non è arrivato. Nessun problema per gli aspetti paesaggisti e monumentali. Ma l’archeologa Maria Raffaella Ciuccarelli, funzionaria di zona della Soprintendenza, ha ritenuto che vada ancora perfezionata la pianificazione del box aggiuntivo chiuso e coperto da una grande vetrata, funzionale alla visibilità pubblica di alcuni antichi reperti. Quelli più significativi venuti alla luce tra il 2015 e il 2016, quando sono iniziati i lavori di demolizione del vecchio bar.
Quella della Commissione paesaggistica della Soprintendenza (cui compete il giudizio sul rispetto di tutti e tre i vincoli, riunito in una pratica unica) si è rilevata una ulteriore minuziosa verifica della corretta archeo-progettazione, che tra l’altro si ripercuote in minima parte anche sulla questione delle tutela panoramica.
Si riparte quindi dalla situazione di fine maggio scorso e d’inizio estate, fase in cui il progetto complessivo era stato presentato dai concessionari al Comune e quindi girato alla Soprintendenza. Come già accennato, gli ingegneri di Ambrosio e Dalmazio dovranno modificare (e probabilmente lo stanno già facendo) le caratteristiche del box espositivo ipotizzato, ripresentare quella carte allo sportello Edilizio municipale che le dovrà inoltrare di nuovo in Soprintendenza, che solo allora potrà dare l’ok definitivo per i lavori. Ancora un allungamento dei tempi, a sorpresa, che fa sfumare il sogno espresso da Ambrosio a luglio. Il quale sperava di partire con il cantiere a settembre e brindare nel nuovo locale durante le prossime festività natalizie, al massimo a gennaio. Dalla Soprintendenza nulla trapela a proposito del “quando” arriverà il parere complessivo positivo anche sul vincolo archeologico. Inaugurazione a febbraio? Marzo?
L’inaugurazione, in ogni caso, si prefigura, in ogni caso, in pompa magna.

La pavimentazione rinvenuta dell’antico complesso di Santa Maria del Carmine

Il nuovo bar-ristorante si annuncia bellissimo, ancora più ampio di quello inizialmente ipotizzato. Una superficie massima di 405 mq al primo piano, quello della terrazza, compreso un portico aperto al posto della vecchia veranda (considerata abusiva e non condonabile da Provincia e Soprintendenza), in aggiunta ad altri 245 metri quadri al livello interrato, insistendo su un’area complessiva tutelata di circa 650 mq. Che nasconderà solo per gli aspetti meno rilevanti le evidenze del sito archeologico sottostante, pertinente ai resti della Chiesa e del monastero di Santa Maria del Carmine, luogo di culto già noto nel XIII secolo, poi trasformato in caserma della finanza e quindi distrutto dai bombardamenti alleati del 1943. Tre differenti pavimentazioni originali in cotto, poste a quote differenti, e frammenti di setti murari originali, che testimoniano l’antichissimo passato del colle Guasco. Una scoperta che aveva fatto a pugni col progetto iniziale del nuovo bar- ristorante e col PRG comunale per la zona e che ha determinato il blocco lavori. Rendendo necessaria una variante urbanistica tale da avallare l’aumento di cubatura funzionale ad ottemperare le prescrizioni della Soprintendenza: tutela concreta e visibilità pubblica di alcuni reperti millenari; quindi progetto di costruzione originario da rifare già una volta, perché quegli scampoli di vetuste ma significative architetture si trovano proprio dove sarebbero dovuti sorgere i locali di servizio e igienici di bar e ristorante. Il Coniglio comunale ci ha messo un po’ ad approvare la variante (il primo via libera risale al maggio 2017, poi si sono dovuti attendere e recepire anche i rilievi e suggerimenti dell’ente Provincia) passata definitivamente il 29 marzo scorso.
Una felice curiosità: la variante urbanistica consentirà l’ampliamento e il miglioramento dei bagni pubblici (piuttosto malridotti e inadeguati) già esistenti lungo il contiguo Scalone Nappi. Sul quando, occhi di nuovo puntati sulla Soprintendenza.



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