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Parco del Cònero:
braccio di ferro tra sindaci ed
associazioni ambientaliste

ANCONA - La III Commissione consiliare regionale vorrebbe licenziare la pdl di riforma dell'Ente già mercoledì, ma i quattro Comuni ricadenti nell'area fanno ostracismo sull'allargamento del consiglio direttivo. Oggi, Legambiente e Italia Nostra hanno lanciato un appello alla Regione
lunedì 3 Dic 2018 - Ore 18:14
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di Martina Marinangeli

Braccio di ferro sul Parco del Cònero. Con la fase del commissariamento che si avvia alla conclusione, è scontro sulla proposta di legge per la riforma dell’Ente. Mercoledì, la III commissione consiliare regionale, competente in materia ambientale, vorrebbe licenziare il testo che prevede, tra le altre cose, l’allargamento del consiglio direttivo, ma su questo punto centrale si è già espresso negativamente il Consiglio delle autonomie locali, rendendo necessaria un’ulteriore discussione ed un eventuale ritocco dell’articolo in questione. È proprio l’estensione della governance il casus belli che ha bloccato nel limbo la pdl per mesi e che vede i sindaci dei quattro Comuni ricadenti nell’area – ovvero Ancona, Camerano, Numana e Sirolo – contrapposti alle associazioni ambientaliste che, dal canto loro, hanno rinnovato anche oggi l’appello ad approvare al più presto il documento così com’è.

La pdl 223 del 2018 sull’Ente Parco del Conero prevede un consiglio direttivo a 10, con un rappresentante della Regione, eletto dall’Assemblea legislativa, uno per ognuno dei quattro comuni, uno per il settore turistico, un esponente dell’Università Politecnica delle Marche, un rappresentante degli agricoltori e due delle associazioni ambientaliste. Proprio questa doppietta finale non sembra andare a genio ai sindaci, che chiedono un solo rappresentante per ogni associazione, temendo che il peso degli ambientalisti nel consiglio possa bloccare alcuni interventi, come ad esempio un nuovo parcheggio a Numana.

Ora la palla è nel campo della politica, con i consiglieri regionali chiamati a decidere se ascoltare le ragioni di una parte o dell’altra.

Nell’attesa, Legambiente ed Italia Nostra hanno oggi lanciato un appello alla Regione affinché «torni a ricoprire il suo ruolo di regia, fondamentale e non delegabile», approvando al più presto «una proposta di legge innovativa che può essere da modello per tutte le aree protette delle Marche e che ci auguriamo segni la riapertura della discussione per la governance di tutti i parchi marchigiani». È infatti palazzo Raffaello a dover guidare le danze, coprendo l’80% delle spese correnti che sostiene il Parco del Cònero, a fronte del 5% dei costi sostenuto dai Comuni. Il restante 15% è frutto diretto delle attività dall’amministrazione del Parco, seppure limitate dal 2015 a causa del taglio dei fondi dedicati. Cifra, quest’ultima, che potrebbe aumentare se il Parco fosse messo nelle condizioni di poter fare investimenti.

Italia Nostra e Legambiente in queste settimane hanno iniziato una campagna di confronto con il territorio e i soggetti interessati alla crescita del Parco e delle aree protette in generale, incontrando il mondo della ricerca con il professor Roberto Danovaro dell’Università Politecnica delle Marche, il presidente dell’Istao Pietro Marcolini, il presidente dell’associazione Riviera del Cònero Carlo Neumann ed Evasio Sebastianelli della Cia Marche.

Il risultato dei confronti è stato unanime: il Parco del Cònero ha bisogno urgente dell’approvazione di questa proposta.

Alla conferenza stampa, che si è tenuta questa mattina alla Casa delle Culture di Ancona, hanno preso parte: Maurizio Sebastiani, presidente Italia Nostra Marche, Francesca Pulcini, presidente Legambiente Marche, Roberto Danovaro, Università Politecnica delle Marche, Roberto Rubegni, Slow Food, Evasio Sebastianelli, Cia Marche in rappresentanza delle associazioni agricole, l’ingegnere Arnaldo Piacenza, presidente Cai sezione di Ancona, Paolo Belelli ed Emiliano Stazio, rispettivamente presidente e vice presidente del circolo Legambiente Il Pungitopo di Ancona, i rappresentanti delle associazioni locali.

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