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Strage di Corinaldo,
il 17enne interrogato tre ore
«È sereno, ha dato la sua versione»

TRAGEDIA IN DISCOTECA - Ascoltato questa sera dagli inquirenti il ragazzo sospettato di aver spruzzato alla Lanterna Azzurra la sostanza che ha poi avrebbe creato il parapiglia all'interno del locale. I suoi legali hanno chiarito che ha parlato, ha dato la sua versione ma sui contenuti bocche cucite: «Ha fornito elementi che dovranno essere esaminati. Alibi? Non se n’è parlato». Il procuratore Lebboroni: «Indaghiamo a 360 gradi, tutto è utile». Domani le autopsie sulle vittime a Torrette. VIDEO
martedì 11 Dicembre 2018 - Ore 22:43
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Gli avvocati Mone e Zambelli

 

di Federica Serfilippi (foto-video di Giusy Marinelli)

Tre ore di interrogatorio, la ricostruzione della notte tra il 7 e l’8 dicembre e tanti interrogativi. Una marea di interrogativi. Sono quelli che dovranno scandagliare nei prossimi giorni gli inquirenti in relazione alla tragedia di Corinaldo, andando a cristallizzare una situazione ancora troppo sfumata. Nuovi spunti sul caso sarebbero emersi questo pomeriggio, nell’ambito dell’interrogatorio che ha sostenuto il 17enne fermato sabato mattina in un residence di Senigallia. Il minore è stato arrestato (con lui un 22enne e un 27enne per cui si terrà domani l’udienza di convalida in tribunale) per detenzione di droga (due etti tra cocaina e hashish) e indagato a piede libero per omicidio preterintenzionale, lesioni colpose  e lesioni dolose, tutti reati connessi alla vicenda di Corinaldo. Sarebbe stato lui, stando a una prima ipotesi, a diffondere lo spray al peperoncino che ha scatenato il caos alla Lanterna Azzurra. Ad indicarlo come il presunto auto degli spruzzi sarebbe stato un gruppetto di persone. In poco meno di tre ore, davanti al procuratore minorile Giovanna Lebboroni, ha dato la sua versione dei fatti su quella notte tragica, fornendo agli inquirenti nuove piste investigative.

Sul merito dell’interrogatorio, però, bocche cucite da parte dei legali Andrea Mone e Martina Zambelli. «Il nostro assistito è sereno – hanno detto – non abbiamo parlato di alibi. Ha risposto alle domande e ha fornito degli elementi che dovranno essere esaminati. Per quello che è successo a Corinaldo è addolorato, come lo siamo tutti noi». Un alibi, però, il 17enne lo avrebbe. La notte finita sotto la lente della procura sarebbe stato in compagnia della ragazza in un locale di Marotta per poi andare a dormire nel residence dove è stato arrestato solamente per la droga. Sugli altri reati, infatti, non ci sono misure cautelari in corso.«Indaghiamo a 360 gradi, tutto è utile», ha detto il procuratore Lebboroni.

Domattina, intanto, si svolgeranno a Torrette le autopsie sui corpi delle sei vittime della Lanterna. Ad eseguire gli esami, a partire dalle 10, saranno i medici legali Francesco Paolo Busardò e Manuel Papi. Le notifiche sono arrivate agli otto indagati: oltre al minore, sono stati iscritti nel fascicolo aperto dal pm Paolo Gubinelli i tre soci della Magic Srl (la società che gestisce il locale) Carlantonio Capone, Quinto Cecchini e Francesco Bartozzi, e i quattro proprietari della struttura: Alberto, Marco e Letizia Micci e Mara Paialunga. Per i sette adulti l’ipotesi accusatoria è concorso in omicidio colposo. I familiari di due vittime compaiono già nelle notifiche come parti lese. Si tratta della 14enne Emma Fabini, la cui famiglia è rappresentata dall’avvocato Luca Pancotti, e di Eleonora Girolimini, la mamma morta nella calca. I parenti sono sostenuti dal legale Stefano Mengucci.

 

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