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Bimbo morto per un’otite curata
con l’omeopatia, i genitori
a processo col rito abbreviato

ANCONA - È stata depositata oggi davanti al gup Paola Moscaroli la richiesta di procedere con la formula che consente, in caso di condanna, di beneficiare di uno sconto di pena. Il 4 aprile la discussione del procedimento e la decisione del giudice se rinviare a giudizio Massimiliano Mecozzi, il medico pesarese che aveva consigliato una cura alternativa per la patologia del piccolo Francesco Bonifazi, morto al Salesi il 27 maggio 2017 dopo essere stato trasferito d'urgenza dall'ospedale di Urbino. I tre devono rispondere di omicidio colposo aggravato
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Il piccolo Francesco

 

Bimbo morto per un’otite curata con una terapia omeopatica: i genitori chiedono di essere giudicati con il rito abbreviato. L’istanza per Maristella Olivieri e Marco Bonifazi è stata presentata questa mattina dall’avvocato Federico Gori durante l’udienza preliminare tenutasi davanti al gup Paola Moscaroli del tribunale di Ancona. I genitori del piccolo Francesco, morto  al Salesi il 27 maggio 2017, devono rispondere di concorso in omicidio colposo aggravato. Lo stesso reato è contestato a Massimiliano Mecozzi, il medico di Pesaro che aveva consigliato alla famiglia del piccolo dei prodotti omeopatici per curare l’otite che affliggeva Francesco, deceduto all’età di 7 anni. L’avvocato Fabio Palazzo, difensore di Mecozzi, non ha fatto richieste di riti alternativi. Dunque, in caso di rinvio a giudizio, il dottore dovrà difendersi a dibattimento. L’udienza è stata rinviata al 4 aprile. In questa data, ci sarà la discussione per trattare la posizione dei genitori e il gup dovrà decidere se portare Mecozzi, sospeso dalla professione medica dal dicembre 2017 allo stesso mese del 2018, davanti al giudice monocratico, in un’udienza pubblica. Stando alle accuse della procura, Francesco – che viveva con i genitori a Cagli – sarebbe stato sottoposto per una paio di settimane a una terapia omeopatica consigliata da Mecozzi. Nonostante i risultati nulli, – sostiene il pubblico ministero – il medico non avrebbe prescritto esami diagnostici o comunque una terapia antibiotica per combattere l’otite. Per quanto riguarda i genitori, la procura contestata la mancanza di un ricorso a uno specialista o all’ospedale. Tutti accorgimenti che avrebbero potuto salvare la vita a Francesco. Trasferito d’urgenza dall’ospedale di Urbino ad Ancona, era arrivato al Salesi già in coma. Per lui non c’era stato nulla da fare con l’otite degenerata in encefalite.

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