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Gli interrogatori dopo lo scandalo,
tutti muti tranne l’imprenditore Palumbi:
«Ho subito, non sono un corruttore»

INCHIESTA - Il costruttore abruzzese che si è occupato del restyling dei laghetti del Passetto è stato l'unico a rispondere alle domande del gip. I suoi avvocati: «Tutto quello che ha fatto, lo ha fatto per portare avanti i lavori e salvaguardare la sua ditta». Anche i legali degli altri arrestati respingono le accuse
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Da sinistra Carlo Pinto e Palumbi

 

di Federica Serfilippi (foto di Giusy Marinelli)

«Carlo Palumbi non è un corruttore. Non ha creato situazioni, ma le ha subite. Tutto quello che ha fatto, lo ha fatto per portare avanti il progetto dei laghetti e salvaguardare la sua ditta che, in quel momento, non stava attraversando un buon periodo». Sono le parole di Gennaro Lettieri e Domenico Di Sabatino, i difensori di Carlo Palumbi, l’imprenditore abruzzese arrestato lo scorso giovedì con l’accusa di concorso in corruzione con il geometra Simone Bonci e gli altri tre titolati delle ditte finite nel mirino della Squadra Mobile. Questa mattina, tutti e cinque hanno affrontato l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Sonia Piermartini. Bonci, recluso in carcere, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sono rimasti muti anche Tarcisio Molini, Francesco Tittarelli e Marco Duca, relegati ai domiciliari. Questi ultimi sono comparsi in tribunale, ad eccezione del dipendente comunale. L’unico ad aver parlato di fronte al giudice è stato Palumbi. Per circa due ore e mezza ha cercato di chiarire la sua posizione, a partire dall’affidamento dell’appalto per il progetto, stilato dallo stesso Bonci, del restyling dei laghetti del Passetto. Era stato affidato per un valore di 418mila euro, con un ribasso sul prezzo iniziale del 25,6%. «Come si fa a parlare di irregolarità – hanno detto i difensori – se la ditta arrivata seconda alla gara aveva offerto il 25,5%? Era impossibile manipolare la procedura. Le due varianti deliberate in corso d’opera? Sono state necessarie per portare avanti i lavori, proseguiti tra mille difficoltà. Tutto quello che Palumbi ha percepito è servito per il cantiere che, tra l’altro, faceva riferimento a un progetto scritto con i piedi, carente sotto tutti i punti di vista».

Palumbi

Nelle intercettazioni tra Bonci e l’imprenditore abruzzese si fa riferimento ad espressioni come hag, caffè corto e cappuccino. Per la procura, la similitudine di possibili tangenti o regalie. «Erano utilità che servivano per portare avanti i lavori dei laghetti del Passetto e per far sì che la ditta venisse pagata in base a quello che stava realizzando. Palumbi non è un corruttore, ha subito certe situazioni, non le ha create lui. Tutto quello che ha fatto era per salvaguardare la ditta e portare avanti i lavori». Che l’imprenditore abbia subito pressioni? Che sia stato costretto ad elargire quelle utilità di cui si parla nell’ordinanza? Intanto, il ricorso al Tribunale del Riesame è stato Ennio Tomassoni, difensore di Tittarelli, l’imprenditore che – secondo la procura – avrebbe promesso a Bonci una porta blindata in cambio di lavori. «Quella porta – ha detto il legale – non è mai stata nè ordinata, nè montata. Parlare di corruzione per Tittarelli è una forzatura giuridica. Lui è sicuro di aver sempre operato nel giusto». Stessa convinzione di Molini, difeso dal legale Tommaso Rossi: «Non appena valuterà gli atti, dimostrerà e documenterà che ha lavorato correttamente. Non ha mai guadagnato un soldo dai lavori che ha portato avanti».

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