Da Kiev a Kabul, donne contro la guerra:
Unicam racconta le loro storie (Video)
di Gabriele Censi
Le donne di Unicam raccontano le storie di donne che hanno cercato, costruito, voluto e mantenuto percorsi di pace e ad ascoltare e a portare la loro testimonianza ci sono anche Olha Moiseienko e Olha Hapanovych, le due ragazze fuggite dall’Ucraina ed ora icritte all’ateneo e Aqila Farahmand assegnataria di una delle borse di studio destinate a studentesse afghane.
Il rettore Claudio Pettinari e la prorettrice Barbara Re con Stefania Silvi del Comitato Unico di Garanzia, hanno scelto “Storie di pace” come titolo della giornata dedicata all’8 marzo, con il racconto che sei donne di Unicam hanno fatto di altrettante donne che hanno cercato, costruito, voluto e mantenuto percorsi di pace.
Claudia Capradossi ha parlato di Betty Williams, Lisa tonini di Berta Von Suttner, Emanuela Caudini di Malala Uousafzai, Silvia Vincenzetti di Wamgari Maathai, Tatiana Guidi di Lise Meitner e Vita Zaccaria di Jane Addams.
Passando a fatti recentissimi, nell’ateneo studiano ora due ragazze giunte dall’Ucraina, in fuga dalla guerra. Una di loro è Olha Moiseienko. Ha 25 anni, è arrivata da Kiev dopo un viaggio in macchina attraverso tutta l’Europa, aiutata da tanti volontari e ora può proseguire i suoi studi a Camerino.
Ma il pensiero va agli amici e ai genitori rimasti nei rifugi: «Loro non vogliano lasciare la loro casa, sono molto preoccupata, ora sono al sicuro ma penso che in due minuti può accadere… ma non posso fare nulla se non sperare che finisca presto e torni la pace. Un mio amico sta combattendo anche se non appartiene all’esercito, è solo un ragazzo semplice che vuole salvare Kiev dalla Russia».
E da un’altra guerra è fuggita Aqila Farahmand. Lei arriva da Kabul, ha studiato all’estero pensando di tornare nel suo Paese, ma al rientro ha trovato esplosioni e bombardamenti.
«Quando i Talabeni hanno preso la città per me non c’era più la possibilità di studiare, tutte le ragazze devono rimanere a casa – racconta Aqila -. Io e la mia famiglia siamo stati evacuati dall’esercito italiano e qui ho voluto continuare i miei studi e perseguire i miei obiettivi, nonostante la barriera linguistica, però grazie all’università di Camerino riesco a fare quello che ho sempre voluto. Purtroppo molte amiche sono rimaste e stanno soffrendo. Chi manifesta viene arrestato con tutta la famiglia. Vorrei l’attenzione del mondo per dire che la situazione è gravissima soprattutto per donne e bambini».
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