
Quanto ancora durerà il commissariamento del Parco del Conero? È questa la domanda con cui si apre il 2019 per l’Ente, in stallo da quel 30 ottobre 2017 quando, con delibera 1288, la Regione decise di nominare l’architetto Maurizio Piazzini come commissario ad interim, in attesa di emanare una legge che riorganizzasse in toto la rete dei parchi e delle aree protette delle Marche. Non solo questo documento onnicomprensivo ancora non si è visto, ma nel frattempo è finita nel limbo anche la proposta di legge di riforma della governance dello stesso Parco del Conero, stretta nel braccio di ferro tra i quattro Comuni ricadenti nell’area (Ancona, Sirolo, Numana e Camerano) e le associazioni ambientaliste, con la Regione che non riesce a sbloccare la situazione da ormai diversi mesi. Un pantano in cui si è innestato un ulteriore problema, ovvero quello dell’eventuale conflitto di interessi di Piazzini per quanto concerne il piano di recupero delle grotte del Passetto, che lo vedrebbe nel doppio ruolo di progettista e commissario dell’ente chiamato ad esprimere un parere a riguardo. Anomalia che ha fatto emergere l’ipotesi della necessità di un secondo Commissario ad acta. Scenario confermato dal vicesindaco di Ancona, Pierpaolo Sediari in Consiglio comunale, rispondendo lo scorso 20 dicembre ad un’interrogazione del consigliere di Altra Idea di Città, Francesco Rubini.
«Dopo un periodo di silenzio, il Commissario del parco del Conero lancia un’intensa campagna per confutare l’esistenza di conflitti d’interessi sul piano di recupero del complesso delle grotte del Passetto – commentano in una nota Italia Nostra Ancona e il circolo Pungitopo di Legambiente –, in cui il commissario è coinvolto nel duplice ruolo di progettista e di rappresentante legale del parco. Le dichiarazioni del vicesindaco di Ancona hanno confermato che il conflitto d’interessi esiste e che, per questo motivo, la Regione dovrebbe nominare un secondo commissario del Parco del Conero ad acta. La legge, l’esperienza e il buonsenso sono concordi nell’indicare che il parco debba essere gestito attraverso la partecipazione democratica e rappresentativa delle diverse realtà scartando la pericolosa scorciatoia di un uomo solo al comando». La fase del commissariamento, almeno nell’ipotesi iniziale, sarebbe dovuta durare soltanto 90 giorni, ma le tempistiche si sono dilatate a dismisura, finendo per creare il caos che ora attanaglia l’Ente Parco. La pdl 223 che dovrebbe definitivamente chiudere «il lungo periodo di oscurantismo democratico», come lo hanno definito le associazioni ambientaliste, dando il via ad una governance a 10 del Parco, giace nei cassetti della Commissione Ambiente del Consiglio regionale. Benché approvata all’unanimità dai membri, non è ancora stata licenziata perché bloccata dal parere negativo del Consiglio delle Autonomie Locali e dal veto dei Comuni.
«Lasciare in sospeso un ente così delicato, puntando sulla responsabilità del personale e dei volontari – proseguono Italia Nostra e Legambiente – è ingeneroso per i diretti interessati e per la collettività marchigiana. Conosciamo bene la professionalità del direttore e dei suoi collaboratori e proprio per questo è opportuno che possano confrontarsi con un consiglio pluralista e un presidente pienamente legittimato, come prevedono normativa statale e regionale. Questa fase di commissariamento deve finire subito».
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