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Chiusura Punto nascita entro febbraio:
Fabriano prepara la protesta in Regione

SANITA' - L'annuncio del sindaco Gabriele Santarelli stamattina in conferenza stampa. Il 12 febbraio un serpentone di auto partirà dalla città della carta e al rallenti raggiungerà Ancona e l'aula dell'Assemblea legislativa delle Marche per esprimere contrarierà al provvedimento. Nel frattempo il primo cittadino fabrianese conta di incontrare il ministro Grillo - VIDEO
lunedì 4 Febbraio 2019 - Ore 14:24
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Il sindaco Gabriele Santarelli, stamattina in conferenza stgampa a Fabriano

Tutti davanti alla sede della Regione Marche, il prossimo 12 febbraio, per tentare di contrastare la chiusura del punto nascita dell’ospedale di Fabriano. Il sindaco Gabriele Santarelli con i colleghi del territorio montano, gli amministratori, mamme e papà partiranno alle 8.30 di martedì 12 febbraio dalla città della carta per raggiungere l’aula del consiglio regionale, convocato in seduta, e per protestare contro la decisione del governo regionale di smantellare il reparto di Ostretricia entro la fine di febbraio. Questo è il termine  ultimo comunicato per mail al direttore sanitario dell’ospedale dalla direzione dell’Asur Area Vasta 2. “La nostra volontà – ha annunciato stamattina in conferenza stampa Gabriele Santarelli – è quella di organizzare per quel giorno una manifestazione sotto il palazzo della Regione partendo da Fabriano, provando a fare un serpentone di auto, anche per far capire cosa significa avere la strada bloccata. Ognuno di noi arriverà ad Ancona con la propria auto. Vediamo quante persone riusciamo a raccogliere. Spero davvero di riuscire a coinvolgere tutti i sindaci del territorio”. La prova tecnica avverrà dentro le mura cittadine, sabato 9 febbraio, quando un corteo di protesta partirà intorno alle ore 9 dall’ospedale di Fabriano per snodarsi fino al centro città.

Nel frattempo si lavora per fissare un incontro con il ministro Grillo a Roma. “Stiamo cercando di concordare un appuntamento per parlare con il ministro: vorrei capire se c’è ancora qualche possibilità di intervenire. I tempi sono ristretti perché – ha sottolineato Santarelli – la dottoressa Mazzarini ha ricevuto l’ordine di chiudere il reparto di Ostetricia entro Febbraio. Si potenziano il Salesi e l’ospedale di Torrette a discapito degli altri ospedali. Presto anche Senigallia sarà stretta tra le strutture sanitarie di Marche Nord e Torrette e sicuramente vedrà cambiare la sua situazione. Se chiudono il nostro punto nascite, le donne fabrianesi non andranno a partorire nel reparto di Jesi ma in Umbria. Poi però la Regione dovrà sostenere le spese per i parti in Umbria. Scegliere di partoriree a casa non mi sembra la soluzione”.

Il primo cittadino di Fabriano, nell’incontro stampa ha poi sintetizzato in un excursus approfondito tutti i passaggi che hanno scandito la vicenda e portato la Regione alla decisione di chiudere il reparto. “Se il presidente Ceriscioli si prendesse la responsabilità di dire che le Marche hanno un monte di debiti per la sanità e quindi i tagli sono necessari, – ha detto – ci saremmo potuti sedere a un tavolo per ragionare insieme sulla situazione. Sul nostro reparto reparto invece ha fatto il gioco facile di scaricare le responsabilità ma non riesce a farlo per le situazioni di criticità che registriamo nel nostro e in altri ospedali. Il problema non è solo della nostra struttura ospedaliera ma anche delle altre. A Jesi è scomparso il reparto di Pneumologia assorbito da Medicina, a Senigallia sta scomparendo Fisioterapia, a Fabriano rischiamo di perdere anche l’Utic e su tanti altri reparti potremmo fare la stessa cosa su altri ospedali che vengono considerati ospedali minori ma che invece vanno benissimo. Se il problema sono i 50 milioni di euro, a meno che non vengano dati ai privati, quelli sono costi fissi che fanno sostenuti anche se la nostra Ostetricia sarà chiusa”.

Poi ha ricordato che negli ultimi 3 anni per l’Av2 sono stati espletati 2 concorsi con 15 e 9 pediatri in graduatoria “che però sono stati mandati negli ospedali di Jesi e Senigallia. – ha rimarcato-  Da noi a Fabriano i nuovi pediatri assunti a tempo determinato sono transitati nel reparto per pochi mesi. Ci dicessero la verità: i soldi non li abbiamo e dobbiamo rispettare i Lea, sennò ci tagliano i finanziamenti statali. I sindacati e gli altri sindaci stanno facendo una guerra. Tra poco Pergola sarà riconosciuto come ospedale di area montana, Cingoli invece no perché il sindaco è stato sempre non in linea con gli amministratori regionali. L’unica strada percorribile è chiedere al governo di rivedere l’accordo stato regioni. Le leggi quando si fanno ma vanno rivalutate dopo un po’ di tempo. Sono le Regioni però che devono fare richiesta. Ho parlato con il ministro: è evidente che il numero medio dei 500 parti, con picco di tagli cesarei, è un dato fortemente influenzato dai dati delle strutture provate. Togliamo questo dato dal dato della sanità pubblica e rivalutarlo sul dato delle singole strutture pubbliche anche per quantificare il vero grado di rischio. La nostra regione non lo fa però per volontà politica. Ormai è chiaro a tutti”.

Uno striscione del comitato per la salvaguardia del Punto Nascita a Fabriano

Il sindaco di Fabriano ha infine annunciato di aver chiesto tutta la filiera dei documenti attraverso la procedura dell’accesso agli atti. “Il documento del Lea, citato dal governatore Ceriscioli, chiaramente non dispone la chiusura del nostro punto nascita. – ha chiarito – Quindi ci dovrà per forza essere un secondo atto della regione che dichiara la chiusura del reparto di Ostetricia del Profili. Abbiamo richiesto l’accesso gli atti per vederlo perché sappiamo che il direttore sanitario ha ricevuto l’ordine di servizio di chiudere a Febbraio. Lo stesso dg dell’area Vasta 2, Maurizio Bevilacqua ci ha detto di non sapere niente. Insomma la questione è stata gestita in maniera imbarazzante”.

 

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