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Focolaio di contagi all’Inrca-Osimo,
i sindacati chiedono «più sicurezza
per chi lavora in ospedale»

CORONAVIRUS - «Servono test per gli operatori sanitari che rischiano di diventare veicoli del virus» secondo Oriano Mercante (Anaao Assomed) mentre Luciano Moretti (Cimo) stigmatizza la decisione dell'Inrca Ancona di «operare i pazienti Covid all'ospedale non Covid di Osimo» e Leonardo Pizzolante (Nursind) chiede di dotare gli infermieri «di mascherine adeguate. Nel reparto di Osimo si sono infettati un medico, 4 infermieri, 3 Oss e la coordinatrice, oltre a 14 degenti su 20»
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L’ospedale Inrca-Osimo (foto Giusy Marinelli)

 

 

Focolaio di contagi all’Inrca-Osimo: i sindacati dei medici e degli infermieri chiedono una maggiore attenzione nella predisposizione delle misure di prevenzione per evitare che gli ospedali non Covid, come il Ss. Benvenuto e Rocco, si trasformino in camere di incubazione  del virus per degenti e lavoratori.

Il dipartimento di Medicina dell’ospedale di Osimo

L’infezione da Coronavirus diffusa su pazienti e operatori sanitari del Ss. Benvenuto e Rocco, è purtroppo un caso fotocopia, comune a diverse strutture sanitarie della nostra regione. Fin dallo scorso 20 marzo il numero di operatori della sanità marchigiana risultati positivi al tampone per ricerca Sars-Co V -2, era in totale 445 unità su oltre 700 in quarantena. Il dato è riportato nel documento istruttorio della delibera regionale che lo scorso 3 aprile ha dato il via ai test sierologici di screening proprio sui lavoratori della Sanità. Nel dettaglio fino a due settimane fa nelle Marche sono rimasti infettati 96 Oss (16,7% del totale), 10 farmacisti (0.7%), 9 fisioterapisti (0.9%), 128 infermieri (25,9%), 104 dirigenti medici o sanitari (20,7%) e 108 altre figure (35,1%) L’area più colpita è risultata essere quella infermieristica pari a quasi il 26% del totale, seguita dai medici, Oss e poi dalle altre figure professionali, non solo dipendenti diretti del Sistema sanitario regionale ma operatori delle Rsa, Rp, Mmg, e dai medici specializzandi. Più donne nel 66,37 % dei casi complessivi, che uomini.

Oriano Mercante

«Come Anaao abbiamo insistito con le aziende sanitarie perché venissero prese, fin dall’inizio dell’emergenza sanitaria, tutte le precauzioni necessarie a tutela dei lavoratori e dei pazienti e che venissero fatti i test agli operatori. Il contagio non è sempre evitabile, come testimonia questo focolaio isolato nel reparto di Medicina Osimo dove sono rimasti coinvolti tutti, degenti, medici, infermieri e Oss. – spiega  a Cronache Ancona Oriano Mercante, segretario regionale dell’Anaao Assomed Marche, il primo sindacato dei medici ospedalieri – Ci risulta che adesso siano stati fatti tamponi a tutti e che la situazione sia sotto controllo. Purtroppo non è semplice neppure determinare l’origine dell’infezione e non possiamo escludere a priori che a farla partire siano stati proprio gli operatori spesso veicoli del virus oltre che le persone più a rischio. Nel caso specifico non mi risulta che nel reparto  osimano ci sia stata commistione tra pazienti Covid e pazienti non Covid all’accettazione del ricovero. Se fosse successo avrebbe significato fare mescolanza di prestazioni che certo non va bene. Al momento l’infezione dovrebbe essere circoscritta e non dovrebbe più diffondersi ma il presupposto è che le misure precauzionali vengono messe in atto con accuratezza e vengano  mantenute».

Luciano Moretti

Più allarmato Luciano Moretti, presidente della Cimo Marche, il Coordinamento italiano medici ospedalieri. «La situazione dei medici è estremamente preoccupante nel presidio Inrca-Osimo. L’ospedale è dichiarato ospedale ‘Non Covid’ – spiega subito – ma di fatto al Ss. Benvenuto e Rocco vengono operati anche i pazienti Covid dell’Inrca di Ancona, nelle stesse sale chirurgiche dove si svolgono gli interventi per i pazienti Covid negativi con altre patologie. Secondo me l’errore che potrebbe aver generato i contagi di degenti e del personale sanitario – sottolinea – è stato quello di non aver predisposto due percorsi separati in questo ospedale, anche e soprattutto nella Chirurgia: uno per pazienti Covid negativi e l’altro Covid positivi che appena risvegliati dopo l’intervento chirurgico invece oggi vengono rimessi in ambulanza e accompagnati di nuovo all’Inrca di Ancona da un chirurgo e un anestesista imbardati con tute guanti, mascherine etc. Così ha deciso l’Inrca  con un atto pubblicato lo scorso 28 marzo per il ‘percorso chirurgico pazienti Covid positivi’» L’altra questione da analizzare, a giudizio della Cimo è quella del ricovero in Medicina «di pazienti inviati in reparto dal pronto soccorso, sottoposti a tampone ma in attesa di referto che magari si rivela positivo solo dopo 2 giorni. – osserva Moretti- Nel frattempo quel paziente è rimasto nella stessa corsia dove operano medici e infermieri per pazienti non Covid. Senza parlare poi dello spogliatoio del personale che è unico».

Leonardo Pizzolante

A lanciare l’allarme sui numerosi contagi degli operatori della sanità è anche Leonardo Pizzolante, delegato Rsu Inrca del NurSind Ancona, il sindacato delle professioni infermieristiche. «Quello che è accaduto nel reparto dell’ospedale di Osimo era quasi prevedibile perché anche noi infermieri lavoriamo senza armi e attrezzature adeguate. Indossiamo solo la mascherina chirurgica che ci forniscono ed è acclarato che molti colleghi, all’Inrca come in altri presidi ospedalieri, si sono contagiati diventando loro stessi involontari ‘untori’. – racconta – La Medicina dell’Inrca-Osimo è un reparto non Covid, ma quella è una dicitura teorica. Intanto non tutti i pazienti vengono sottoposti a tampone. Ad Osimo è successo che pochi giorni fa, dopo aver scoperto la positività di un paziente poi deceduto, il personale del reparto ha cominciato a presentare sintomi ben chiari: colpi di tosse, febbricola. Sabato è scoppiato il caso: dai tamponi è emerso che un medico era positivo come 4 infermieri (ieri erano ancora 3), 3 Oss  e la coordinatrice. All’esito dei test svolti immediamentre  anche su tutti i degenti, mi è stato riferito dai colleghi che di 20 ricoverati 14 erano positivi al Covid 19 e che sono stati tutti trasferiti in altri ospedali. Nell’altra ala della Medicina di Osimo sono rimasti solo 6 pazienti negativi al Covid e gli infermieri ‘superstiti’. Il presupposto è che tutti gli infermieri devono essere dotati di mascherine Ffp2 e Ffp3 (non solo di mascherine chirurgiche), di copricapo e tute. – rimarca Pizzolante – Poi devono essere sottoposti a tampone. In questo momento soprattutto noi che stiamo più a contatto con i pazienti lavoriamo con una grande ansia per chi curiamo, per la nostra salute e per quella dei nostri familiari».

Focolaio nel reparto ‘non Covid’ di Medicina dell’Inrca-Osimo: infettati pazienti, medici e infermieri



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