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Elezioni regionali - risultati in tempo reale

Daniel Fishman, il guru di Mangialardi:
«Mi sono innamorato delle Marche
Con Macerata è stato un colpo di fulmine»

INTERVISTA - L'uomo che ha gestito la campagna elettorale di Stefano Bonaccini ora affianca il candidato marchigiano del centrosinistra. Un'occasione che gli ha permesso di conoscere il nostro territorio: «La vera scommessa è come valorizzare ulteriormente una città che ha già una buona qualità della vita. Che ce l'abbia, lo intuisce anche un turista di passaggio». Sulla competizione politica in corso: «Il centrodestra ha oscurato il suo candidato con i leader nazionali ma alla fine, nell’urna, la vera domanda che marchigiani e maceratesi devono porsi è: da chi voglio essere governato? Acquaroli o Mangialardi?»
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Daniel Fishman

 

di Federica Nardi

Questa campagna elettorale per Daniel Fishman, spin doctor della società Consenso per il candidato governatore del centrosinistra Maurizio Mangialardi (e prima lo è stato di Stefano Bonaccini, vincente in Emilia nonostante i pronostici), si è trasformata in un colpo di fulmine per le Marche. E soprattutto per Macerata. È qui che, in una pausa con la famiglia al bar Centrale, racconta a Cm le sue impressioni sulla città e non solo. Fishman è uno dei più noti comunicatori pubblici in Italia. Inevitabile un commento sulla campagna elettorale in corso: «Acquaroli ha scelto di “non confrontarsi”, il centrodestra ha oscurato il suo candidato con i leader nazionali. Invece è giusto che i marchigiani possano scegliere in base a una sana dialettica politica», dice Fishman, che all’agone politico preferisce però declinare la sua dichiarazione d’amore per la città: «Qui ho anche ritrovato, dopo 20 anni, Barbara Minghetti. La conobbi a Como, anche lì con un Don Giovanni».

Fishman, conosceva Macerata?

«Non la conoscevo, tranne per i racconti che mi faceva la mia segretaria a Milano che è di Urbisaglia. Ora mi è piaciuta così tanto che ci sono tornato quattro volte durante la campagna elettorale».

Che cosa in particolare l’ha colpita?

«Mi ha colpito, venendo da una città iperattiva come Milano, che a Macerata la gente sa ascoltare. Ti dà il dovuto tempo, non è una cosa scontata. È una città a dimensione d’uomo nella quale non ci sono stridenti contraddizioni o elementi che deturpano la vista e disturbano le orecchie. C’è una sensazione di equilibrio generale. Anche la politica di conseguenza mi sembra attenta, e genuina. C’è molta poca ideologia, approcci molto concreti e rapporti con i cittadini molto diretti.

Lei si riferisce alla politica con cui è in contatto nelle Marche col centrosinistra?

«Sì, ma penso che sia vero anche per gli altri. La vera scommessa è come valorizzare ulteriormente una città che ha già una buona qualità della vita. Che ce l’abbia, lo intuisce anche un turista di passaggio. Nel mio mestiere devo parlare con tante persone. Per capire una realtà dove dovrò operare elettoralmente, vado “a fari spenti” nei posti e parlo con l’edicolante, il tassista, e come faccio qui ora, col gestore del bar. A proposito – divaga – mi sono stupito che non ci sia un numero unico per i taxi, questo è migliorabile».

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Barbara Minghetti

È stato allo Sferisterio?

«Sì, e casualmente ho ritrovato dopo 20 anni Barbara Minghetti, con un Don Giovanni davvero straordinario. Ne vidi un altro, sempre suo, a Como appunto 20 anni fa. Lo Sferisterio è una realtà di qualità altissima in provincia, mentre noi tendiamo a pensare che le cose belle avvengano solo nelle grandi città. E la seconda cosa che non ricordiamo è che la maggior parte degli italiani vive in città come Macerata, che non superano i 50mila abitanti. Anche se poi, prese singolarmente, contano poco. Per questo Macerata dovrebbe lavorare di sistema con città analoghe».

Lei sta girato molto le Marche per la campagna elettorale, impressioni?

«Sono la regione più bella, solo che i marchigiani se ne rendono conto fino ad un certo punto».

Lei però sembra aver molto apprezzato i marchigiani.

«Hanno capacità di ascolto ed educazione. Non ho mai sentito una litigata, un insulto, un’alzata di voce. Mai. Non è poco. Ma, se devo aggiungere anche una riflessione più critica, c’è una sorta di pessimismo o forse di poca convinzione nelle proprie capacità, che ho cercato di spiegarmi, forse, come conseguenza di un trauma psicologico dovuto al terremoto. Come se questa cosa della natura abbia scosso gli animi e la capacità di fare, in una regione di grandi fantasiosi e realizzatori creativi. E questo lo collego ad un clima elettorale e a una campagna elettorale non di grandi passioni. Anche perché il dibattito non c’è, Acquaroli ha scelto di “non confrontarsi”. E’ una libera scelta, ma il confronto dovrebbe essere un fatto dovuto in democrazia e nelle Marche, dove appunto le persone sono educate. Non che Acquaroli sia maleducato. Anzi, mi sembra una persona veramente gentile e per bene, perfino timida. Ma non basta esser gentili per governare. Acquaroli dovrebbe permettere ai marchigiani di farsi una idea su di lui, e di come è meglio o peggio rispetto a Mangialardi.»

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Francesco Acquaroli

È capitato che Acquaroli si rifiutasse di rispondere a dichiarazioni di Mangialardi.

«Dove è obbligato va, dove non è obbligato non va mai. Non risponde alle dichiarazioni, e il programma mi sembra una lista di auspici. E’ una considerazione tecnica la mia, non politica. Non puoi solo citare i temi di cui ti vorrai occupare, devi anche dire “come”. E dimostrare che la tua ricetta è migliore o peggiore, ma anche qui dicendo perché, rispetto al tuo competitor. Penso che sia una tattica elettorale. Il centro destra è partito con un vantaggio di venti punti. Apparentemente una distanza incolmabile, che può lasciar pensare che è meglio non cercare scontri, incontri, dibattiti. Ora che il suo vantaggio si è di molto ridotto, forse dovrà accettare di mettersi finalmente in gioco.

Non sfugge che negli spot elettorali della Lega per le regionali nelle Marche compare direttamente Salvini…

«Il centrodestra ha oscurato il proprio candidato con i leader nazionali. Strategicamente ha un senso, perché la Meloni sta emergendo come leader nazionale e Salvini fa da tutte le parti il suo tradizionale gioco. Ma così facendo, sottolineano quello che tanti del centrodestra dicono in privato, e cioè che il candidato è “stato imposto da Roma”.

Ci sono delle analogie con la campagna dell’Emilia Romagna. Il centrosinistra ha puntato sulla regionalizzazione. Il centrodestra sulla forza della sua coalizione a livello nazionale. E’ una competizione che avviene perciò su piani diversi; ma alla fine, nell’urna, la vera domanda che marchigiani e maceratesi devono porsi è: da chi voglio essere governato nei prossimi anni, Mangialardi o Acquaroli?».

Anche a Macerata il candidato del centrodestra, Sandro Parcaroli, è sfuggito a diversi confronti

«Non parlo di Parcaroli perché non lo conosco. Il suo video di esordio candidatura è però girato ed anche io ho avuto modo di vederlo…Quello che dicevo prima, in una città è ancora più vero. Come fai a governare Macerata se non ti confronti dal vivo col tuo avversario. Qui ci si incontra tutti, il vigile parla col panettiere, l’avvocato col pianista, le relazioni sono molto forti. Come si fa ad evitarle?

Narciso Ricotta mi è piaciuto, ed in strada vedo che tutti si fermano a salutarlo e lui ricambia con attenzione. Non è una star del cinema ma ha un sorriso genuino ed occhi sorridenti: si vede che quando parla con una persona ci entra veramente in contatto. E ho apprezzato il suo cambio di passo nella comunicazione».

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Maurizio Mangialardi

Quali sono i punti cardine della campagna elettorale nelle Marche?

«Il centrosinistra partiva stra-battuto dal risultato delle Europee e adesso se la può giocare. È sotto ma recuperabile. Le ultime due settimane saranno molto importanti e decisive e Mangialardi sarà all’attacco sui temi. Proverà a stanare l’avversario e se non ci riesce con Acquaroli chiederà il confronto direttamente con Matteo Salvini e Giorgia Meloni (cosa che ha fatto poco dopo questa intervista, ndr – leggi l’articolo). Di fronte al “surplace” dell’avversario Mangialardi non starà fermo. Più ci si avvicina al voto più la gente si fa domande e le risposte diventano doverose».

Il fascismo è un tema in questa campagna elettorale?

«Direi di no. L’episodio della cena nostalgica lo considererei un capitolo chiuso. Ognuno si è fatto la sua idea in proposito. Come dicevo, Acquaroli è una brava persona, e come tutti i competitor va rispettato e mai sottovalutato o stigmatizzato. Ritorno su quello che è un obiettivo della politica e di chi fa il nostro mestiere di comunicatore pubblico e politico: un confronto tra candidati, un confronto tra i programmi, un confronto sulle squadre e capacità di governo. Questa è una elezione, questa è una campagna elettorale. Il rispetto dell’avversario si accompagna al rispetto delle regole di confronto. Ed è giusto che i marchigiani possano scegliere tra Mangialardi ed Acquaroli sulla base di una sana dialettica politica. Al momento questo non è stato possibile. Spero avvenga prima della fine della campagna».



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