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Elica, i sindaci dell’area montana
chiedono tavolo urgente a Regione e Mise

LAVORO - Il vertice convocato in video conferenza oggi pomeriggio è terminato con l'approvazione di un documento congiunto dei primi cittadini di Fabriano, Sassoferrato, Genga, Cerreto D’Esi, Serra San Quirico, Mergo, Cupramontana, Castelplanio, Rosora e Matelica, del presidente del Unione Montana Esino Frasassi e dei rappresentanti sindacali. I consigli comunali delle 10 città discuteranno della vertenza a sostegno dei lavoratori
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Il presidio dei lavoratori davanti allo stabilimento di Cerreto d’Esi

 

Aprire un tavolo di confronto urgente in Regione e subito dopo al Mise per tentare di sbrogliare la complicata matassa dei 400 esuberi annunciati da Elica con la delocalizzazione in Polonia del 70% della produzioni italiana e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi. E’ la richiesta formalizzata oggi pomeriggio dai sindaci di Fabriano, Sassoferrato, Genga, Cerreto D’Esi, Serra San Quirico, Mergo, Cupramontana, Castelplanio, Rosora e Matelica, insieme al presidente del Unione Montana Esino Frasassi e ai rappresentanti sindacali. La riunione, convocata in video conferenza dal primo cittadino fabrianese Gabriele Santarelli, è terminata con l’approvazione di un documento congiunto e la promessa che tutti i Consigli comunali delle 10 città dibatteranno  la spinosa vertenza e la affronteranno a fianco dei lavoratori. «Il management aziendale ha comunicato un piano di riorganizzazione che prevede 409 esuberi su un totale di 560 dipendenti degli stabilimenti di Mergo e Cerreto D’Esi, la delocalizzazione del 70% delle produzioni in Polonia e la chiusura del sito produttivo di Cerreto D’esi – si legge nel comunicato unitario – I sindaci e le organizzazioni sindacali ritengono inaccettabile il progetto e gli esuberi, soprattutto dopo 10 anni di riorganizzazioni e di accordi sindacali di riduzione di orario di lavoro che smentisce tutti gli impegni presi con il sindacato, fatti con non pochi sacrifici da tutti i dipendenti; La delocalizzazione delle produzioni ci inducono a pensare che l’azienda rinuncia agli investimenti negli stabilimenti marchigiani per mere logiche economiche e finanziarie, mettendo in difficoltà intere famiglie ed il futuro di molti giovani».

Berionni, Cocco e Sabbatini rispettivamente rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, del territorio di Fabriano, Santoni (Fim), Pullini (Fiom) e Gentilucci (Uilm), ed i sindaci Gabriele Santarelli, Maurizio Greci, Marco Filipponi, David Grillini, Tommaso Borri, Luca Fausto Possanzini, Luigi Cerioni, Fabio Badiali, Sassi, Massimo Baldini, con il presidente del Unione Montana Ugo Pesciarelli fanno muro, ritenendo «dirimente, mettere al centro le persone, e crediamo che l’unico percorso da seguire sia quello di garantire loro il lavoro nei siti produttivi di Mergo e Cerreto D’Esi. I sindaci ed il sindacato ritengono giusto aiutare l’imprese che investono in Italia e nella nostra zona, non accetteranno mai coloro che defrauderanno questo territorio già martoriato da perdite importanti di posti di lavoro. I sindaci, in un territorio già depauperato di forza lavoro, intendono sostenere le rivendicazioni dei lavoratori e sosterranno a fianco del sindacato questa vertenza, per il lavoro e lo sviluppo del territorio. I sindaci – chiude la nota – si impegnano a discutere questa seria problematica all’interno dei propri Consigli comunali e si attivano sin da ora nel coinvolgere il presidente della Regione Marche Acquaroli e l’assessore al Lavoro Aguzzi in un incontro congiunto con le Parti Sociali, con la prospettiva dell’attivazione di un tavolo al Mise».



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