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Turni massacranti, gli infermieri
alla Lorenzin: «A Torrette nemmeno
11 ore di riposo»

ANCONA – La federazione nazionale Ipasvi torna a denunciare le condizioni di lavoro nell'ospedale regionale. Un anno fa il caso clamoroso di Francesco Pezzuto. “E' fuga dal blocco operatorio, aumentano i rischi per la salute dei lavoratori e dei pazienti”. Inviata una nuova denuncia al ministro, all'Ispettorato del lavoro, al governatore Ceriscioli e al tribunale dei diritti del malato
lunedì 22 Gennaio 2018 - Ore 20:03
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L’ospedale di Torrette

 

Turni massacranti a Torrette, nonostante le numerose denunce e segnalazioni, per gli infermieri non è cambiato nulla. Un anno fa il caso clamoroso di Francesco Pezzuto, l’infermiere sanzionato dall’azienda ospedaliera per essersi rifiutato di prendere servizio per il terzo turno consecutivo, dopo aver lavorato per 14 ore su 24, di cui 8 ore notturne, dopo neanche 5 ore di riposo. Oggi Pezzuto è in pensione, ma le denunce all’Ispettorato del lavoro e la lettera inviata al ministro Lorenzin dal sindacato Nursind e dalla federazione Infermieri professionali, Assistenti sanitari, Vigilatrici d’infanzia Ipasvi non avrebbe prodotto miglioramenti, secondo il coordinamento regionale dei collegi Ipasvi Marche. Gli infermieri tornano perciò a scrivere al ministro, all’Ispettorato del lavoro, al governatore Ceriscioli e al tribunale dei diritti del malato. La lettera segnala per l’ennesima volta “le gravi condizioni di lavoro che persistono invariate per gli infermieri del Blocco Operatorio di Torrette di Ancona. Il riposo delle 11 ore consecutive, previste dalla normativa europea, ancora non è garantito” scrive il coordinamento regionale degli infermieri. “Nulla si è mosso riguardo alle garanzie del riposo di 11 ore consecutive, previste dalla normativa europea, da questo stato di cose ne è conseguita una fuga degli infermieri dal Blocco operatorio – continua la lettera -. Restano i problemi: l’invecchiamento degli infermieri, sottoposti a turni massacranti, aumento del rischio per la loro salute, ma soprattutto per quella dei pazienti. In tali circostanze, statisticamente, le probabilità di commettere errori aumenta di tre volte, l’ingresso di nuove unità in misura così rilevante determina la riduzione del livello di professionalità nelle prestazioni, per ovvi motivi legati all’esperienza e alla formazione”.

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