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Cardeto, partiti i lavori all’arco
Ma la riapertura del bar
resta un’incognita

ANCONA - Dopo mesi di stand by, si sarebbe davvero sbloccato il cantiere per mettere in sicurezza la struttura al Belvedere Neruda, passaggio fondamentale per garantire la piena attività del chiosco gestito dall'associazione Nie Wiem e dalla Raval Family
lunedì 24 Giugno 2019 - Ore 14:11
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Il bar Fargo al Cardeto

 

di Marco Benedettelli

Ultima settimana di giugno, estate ormai nel vivo, ma il bar del faro al parco del Cardeto ancora non può riaprire. A chiarire, una volta di più, cosa sta bloccando tutto è Valerio Cuccaroni, presidente di Nie Wiem, l’associazione che lo scorso anno si è aggiudicata il bando biennale indetto dal Comune per la riapertura del chiosco nei pressi dell faro antico, nel cuore del Cardeto, e che nell’estate 2018 ha gestito la struttura in collaborazione di Raval Family. Per spiegare tutto ai numerosi cittadini che gli chiedono informazioni sulla riapertura, Cuccaroni ha pubblicato una lettera sul suo profilo Facebook condiviso in poche ore da decine di utenti: «Non possiamo riaprire il bar del Faro finché, oltre a risolvere altre problematiche logistiche tuttora in sospeso, non sarà sistemato il passaggio all’Arco del Bastione San Paolo. (…) Finché non sarà sistemato il passaggio dell’Arco, infatti, mancano due presupposti indispensabili all’attività del FARgO. Il primo presupposto è la sicurezza. Con l’Arco sbarrato, i mezzi di soccorso, in caso di necessità, dovrebbero passare dalla strettoia di via del Faro. (…) Il secondo presupposto riguarda sempre gli automezzi: anche i normali veicoli usati dai fornitori, i camioncini del distributore di bevande e quelli dei truckfood non passano dalle strettoie di via del Faro».

L’arco al belvedere Pablo Neruda dentro al parco del Cardeto

Fargo, il bar del faro, lo scorso anno aveva inaugurato le attività già il 10 giungo, per poi offrire fino a settembre una serie di iniziative culturali e di intrattenimento alla cittadinanza, in forma gratuita: presentazioni di libri, concertini, appuntamenti di yoga, corsi per bambini, feste, passeggiate naturalistiche, convegni di vario tipo. Attività accompagnate dalle bevande fresche del bar, dai truckfood del martedì con le grigliate sotto la frescura dei rami. Un autentico successo, probabilmente la novità più gradita per Ancona della scorsa estate, in grado di rivitalizzare un’area della città tanto splendida quanto isolata, e divenire polo attrattivo alla riscoperta del Cardeto. A complicare la vita del Parco dedicato al poeta anconetano Scataglini lo scorso 29 gennaio, però, ci si è messa la chiusura dell’arco al belvedere Pablo Neruda, sul bastione San Paolo, dopo la caduta di alcuni massi dalla volta. Da quel giorno, di fatto il polmone verde di Ancona è diviso in due zone slegate fra loro, e chi sale dal cimitero degli ebrei non può più arrivare al faro, in una delle più indimenticabili passeggiate che Ancona, fino a sei mesi fa, poteva regalare. Lo scorso aprile l’Agenzia del demanio ha annunciato che il lavori sarebbero terminati entro maggio, in tempo per l’arrivo dei croceristi. Ma a tutt’oggi ancora l’arco è transennato e il varco inaccessibile. «Noi non vogliamo riaprire il FARgO per interessi economici perché siamo un’associazione non-profit: il nostro scopo è sociale. A noi sta a cuore, da Statuto, animare il luogo in cui viviamo, farlo godere ai cittadini e farlo fiorire, sia dal punto di vista culturale che da tutti gli altri punti di vista – continua Cuccaroni nel suo post – Riaprire l’Arco del Bastione San Paolo è un’emergenza, non per il FARgO e non da oggi, ma da sei mesi perché da sei mesi i cittadini scavalcano i cancelli e con la bella stagione chi mette a repentaglio la propria incolumità è in aumento – e ancora, venendo alle promesse disattese dall’Agenzia del demanio – C’è stato assicurato in via informale, dal Demanio, che, una volta iniziati, i lavori all’Arco sarebbero durati, salvo imprevisti, al massimo dieci giorni e che sarebbero terminati entro fine giugno, tanto è vero che, »fidandoci, avevamo previsto di riaprire sabato 30 giugno. A questo punto, non essendo ancora iniziati i lavori, siamo fuori tempo massimo. Giovedì 4 luglio, infatti, il FARgO avrebbe dovuto ospitare il festival di poesia La Punta della Lingua 2019, co-organizzato da Nie Wiem e dal Comune di Ancona». In una nota successiva, e aggiunta lunedì in calce al post, il presidente di Nie Wiem dà però una notizia. I lavori sembrerebbero essere davvero sbloccati, proprio dopo l’accorata denuncia lanciata al popolo di Facebook domenica. «Mi informano che il cantiere è partito stamattina». Ma chissà come andrà a finire. Intanto FARgO – spazio d’arte, di movimento e d’ozio rimane malinconicamente sbarrato e deserto. Nessun servizio per i turisti che vogliono rinfrescarsi, né per chi vive l’estate in città. A chiusa del suo post, Cuccaroni lancia delle domande aperte: «Qual è il futuro che si prospetta per il Parco del Cardeto “Scataglini”? Se i lavori si potevano chiudere in soli dieci giorni, qual è il reale motivo per cui in sei mesi non si sono trovati dieci giorni per riaprire l’Arco, prima dell’inizio della bella stagione? Perché non sono stati fatti questi lavori, impedendo la riapertura del FARgO? Non sarà perché il FARgO, progetto non-profit, aperto a tutti, disturba il progetto di realizzazione di un parcheggio e di un ristorante di lusso al Faro? Se il progetto di creazione di un ristorante di lusso e di un parcheggio nel Parco del Cardeto passasse, l’area in cui ora i cittadini qualunque, non solo ricchi, possono vivere liberamente il Parco urbano, diventerebbe una zona vip, solo per pochi. Questo è il futuro che vogliono per il Parco del Cardeto il Comune di Ancona e la Cittadinanza tutta?»

Arco al Belvedere Neruda, «riapertura entro metà maggio»

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