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«Aziende aperte ma senza codici Ateco»
Lettera al prefetto della Fiom Cgil

ANCONA - La sigla sindacale sollecita alla Prefettura controlli e verifiche sulle condizioni di sicurezza dei lavoratori. Nella provincia di Ancona sono più di 1300 le imprese in tutti i settori che hanno presentato l'autocertificazione per riprendere la produzione in deroga alle limitazioni imposte dal lockdown
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Sono più di 1300 le aziende, in tutti i settori, che hanno presentato richiesta di deroga alle limitazioni imposte dal lockdown e hanno ripreso la produzione nella Provincia di Ancona. Non tutte sarebbero però in possesso dei codici Ateco richiesti dalla ultime disposizioni governative. A segnalarlo in una lettera al prefetto Antonio D’Acunto, è la segreteria della Cgil Fiom di Ancona. La sigla sindacale sollecita alla Prefettura «un intervento nei confronti delle aziende che hanno avanzato autocertificazioni per riprendere l’attività produttiva senza essere in possesso dei codici Ateco previsto dai Dpcm di queste settimane». La Cgil Fiom è preoccupata «che possano essere state effettuate delle forzature e che alcune potrebbero non rientrare nelle filiere delle produzioni essenziali oppure che si possa sfruttare una minima percentuale di forniture e produzione essenziale per produrre anche ciò che invece non ci rientra su questo. Chiediamo attente verifiche così come riteniamo indispensabile coordinare gli enti ispettivi per verifiche delle condizioni di sicurezza per la salute delle persone che rientrano nelle aziende attraverso l’applicazione e l’estensione del protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid 19 negli ambienti di lavoro del 14 marzo 2020». Alla lettera è stato allegato un elenco delle aziende metalmeccaniche della provincia di Ancona che hanno ripreso l’attività «senza specifico codice», sospetta e segnala il sindacato.



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