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Covid-19, la Polizia di Frontiera
impegnata per affrontare emergenza
e rimpatri di chi è bloccato all’estero

ANCONA - Da metà febbraio ad ora, è stata effettuata una profonda implementazione dei servizi e delle attività d’istituto del personale della Polmare in servizio nel porto di Ancona che hanno portato non solo a controlli ma pure ad arresti, denunce e aiuto ai cittadini italiani e stranieri
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Alcuni controlli al porto (foto d’archivio)

 

 

L’emergenza sanitaria che ha investito il Paese dallo scorso metà di febbraio, ha generato una profonda implementazione dei servizi e delle attività d’istituto del personale della Polizia di Frontiera in servizio nel porto di Ancona.
L’emanazione delle prime misure di contenimento di carattere nazionale, derivanti dal decreto dell’8 marzo, se da un lato hanno causato un netto crollo del traffico passeggeri in questo scalo, dall’altro hanno comportato un’intensificazione delle procedure di controllo delle persone in ingresso sul territorio. Fino a ieri sono state acquisite e verificate 6625 autodichiarazioni di spostamento, sia sul territorio che in ingresso in Italia. Sempre secondo le disposizioni dei vari decreti, sono state denunciate 13 persone per l’inosservanza delle norme prescritte, continuando nei compiti prettamente d’istituto circa la sorveglianza dei confini nazionali che hanno portato all’arresto di 2 persone e alla riammissione attiva verso la Grecia di 6 irregolari che tentavano l’ingresso clandestino sul territorio.

Non sono comunque mancati momenti di criticità relativi alla presunta presenza a bordo delle navi in arrivo di casi di positività al virus, come, ad esempio, è successo il 18 e il 20 marzo scorso. Circostanze che si sono rivelate negative ma che hanno comunque costretto gli agenti ad un inteso lavoro di coordinamento con l’Usmaf, l’Autorità di Sistema Portuale e la Capitaneria di Porto di Ancona, al fine di gestire le operazioni di sbarco, nonché l’attesa di diverse centinaia di persone fino al riavvio delle procedure di imbarco. Si è provveduto inoltre a dare un supporto sostanziale all’Ambasciata d’Italia ad Atene e l’Unità di Crisi della Farnesina circa il rientro in patria di 15 connazionali e 3 cittadini britannici che sono potuti rientrare in Italia il 28 marzo dopo essere rimasti bloccati nel paese ellenico, a causa delle restrizioni messe in atto dalla Grecia circa il trasporto marittimo. Analoga situazione è avvenuta lo scorso 5 aprile quando, tramite un contatto d’iniziativa con la Rappresentanza diplomatica Italiana a Zagabria, non solo si è riusciti a garantire il rimpatrio di 8 concittadini dalla Croazia, quasi tutti impegnati in programmi di studio nell’ambito del progetto Erasmus, ma si è inoltre favorito il rientro in Croazia di 36 croati, anch’essi impossibilitati a rientrare presso i propri domicili, prima per l’emergenza causata dal terremoto e poi da quella scaturita a livello sanitario.



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