facebook rss

Elezioni regionali - risultati in tempo reale

La Madonna col Bambino tornerà
nell’edicola di Palazzo Jona

ANCONA - A sistemare il dipinto, dopo anni di assenza dalla sua collocazione originaria, sarà la Soprintendenza su ordine del pm Paolo Gubinelli. L'opera aveva trovato posto nello studio di un libero professionista
Print Friendly, PDF & Email

Il quadro che verrà ricollocato

 

di Giampaolo Milzi

La bella Madonna col Bambin Gesù che nell’ ‘800 accennava un lieve sorriso ai passanti alla fine di corso Mazzini tornerà certamente e finalmente, perché disposto della magistratura, nella sua sede originaria, l’artistica edicola posta fra due finestroni del nobile ed elegante palazzo noto oggi come Jona-Millo. Il sostituto procuratore della repubblica Paolo Gubinelli – che da anni conduce un’inchiesta sull’ipotizzata sparizione del dipinto ad olio tanto amato da generazioni di anconetani – ha infatti nei giorni scorsi firmato un nulla osta che autorizza la Soprintendenza unica delle Marche, detentrice del bene vincolato e tutelato, a provvedere alla sua ricollocazione sulla facciata dell’ultimo edificio, in stile settecentesco, che si apre sul lato destro in fondo al corso Vecchio.  Sarà la Soprintendenza, ed in particolare il funzionario di zona Pierluigi Moriconi, del settore Beni Monumentali e Paesaggistici, a dover coordinare il riposizionamento della Madonna col Bambin Gesù nel’edicola di Palazzo Jona, una volta effettuata una ripulitura restaurativa del quadro. A spingere la Soprintendenza, e quindi il pm, alla soluzione drastica, il fatto che l’amministrazione Cimarelli del condominio del palazzo, al quale è riconosciuta la proprietà esclusiva di quel quadro, nonostante quattro anni di tempo a disposizione, non abbia provveduto essa stesso all’obbligo di restituirlo alla sua naturale collocazione finalizzata alla sua pubblica, piena fruibilità, come aveva voluto il proprietario del palazzo (e committente del quadro, probabilmente intorno alla metà del XXIX secolo), il marchese Bourbon del Monte. Già nell’ottobre del 2016 – dopo minuziose indagini dei carabinieri del Nucleo Tutale Patrimonio Culturale (Ntpc), sopralluoghi degli stessi carabinieri della Cultura e di funzionari della Soprintendenza – il pm aveva disposto il sequestro dell’opera. Dopo che il suo detentore, un libero professionista, ne aveva fatto la “perla” di un piccolo altarino votivo all’interno del suo ufficio professionale. Reduce, il possessore, da un litigioso braccio di ferro col condominio. Il quale, nonostante le reiterate richieste fomulategli dalla Soprintendenza delle Marche e da quella per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici (fino al 2015 con sede distaccata ad Urbino), si era rifiutato di spostarlo dal suo studio.

L’edicola di Palazzo Jona

L’inchiesta della procura, la seconda in realtà sul caso (che pare avviarsi all’archiviazione) ha accertato la violazione dell’art.169 del nuovo Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio approvato con decreto legislativo n° 42 il 22/1/2004. Il reato inizialmente ipotizzato? In sostanza, la rimozione di un bene culturale senza l’autorizzazione della Soprintendenza delle Marche. Interessante e importante il fatto che il pm Gubinelli, nel suo atto di nulla osta, dopo essersi avvalso di consulenze di esperti, ha disposto che sia l’originale del dipinto a dover tornare nell’edicola della facciata. Risolvendo un dilemma stesso interno alle Soprintendenze, che almeno in una occasione avevano optato per la realizzazione di una copia destinata all’edicola, mentre l’originale doveva restare nell’androne dell’edificio. Il pm ha deciso inoltre che la Soprintendenza delle Marche, che dovrà farsi carico delle spese (in realtà affatto ingenti) del mini restauro dell’opera e del suo spostamento, dovrà rivalersi per il rimborso sull’Amministrazione comunale di Palazzo Jona.  Occhi puntati ora sulla fase finale, quella del ritorno del quadro, forse attribuibile alla scuola del Podesti, nell’edicola esterna. E quindi sui tempi burocratici della Soprintendenza. Che potrebbe prendere in considerazione la prima, in realtà duplice ipotesi tecnica formulata dal restauratore Maffei: sovrapporre all’originale un vetro sigillato, con polveri all’interno funzionali ad assorbire l’aria; o usare, sempre a scopo di protezione, un vetro di pochissimo distanziato dal quadro e con una micro-apertura per consentire la circolare dell’aria e/o apribile per la pulizia.

Palazzo Jona, corso Mazzini

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page



X