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«Ha iniziato a picchiarmi col bastone,
se non avessi sparato mi avrebbe ucciso»

OMICIDIO A SENIGALLIA - Loris Pasquini, arrestato per il delitto del figlio Alfredo, 26 anni, ha dato la sua versione di quanto accaduto ieri. «Ha iniziato a inveire contro di me senza motivo. Ho fatto fuoco quando si stava avventando di nuovo contro di me. Volevo colpito alle gambe. Da sette anni venivo minacciato e vessato. Per dormire mi chiudevo in camera». Il porto d'armi gli era stato tolto dopo le accuse di violenza domestica fatte dalla sua ex moglie
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Carabinieri sul luogo del delitto e nel riquadro Loris Pasquini

 

di Federica Serfilippi

«Ha iniziato a inveire contro di me senza motivo, poi ha preso un bastone per picchiarmi: se non avessi sparato sarei morto io. Ma non pensavo di averlo ucciso, volevo colpirlo alle gambe». E’ il fulcro del racconto fornito dal 72enne Loris Pasquini nel corso dell’interrogatorio-fiume sostenuto ieri sera nella caserma dei carabinieri di Senigallia.

Alfredo Pasquini

L’uomo, ferroviere in pensione, è stato arrestato e portato nel carcere di Montacuto con l’accusa di aver ucciso il figlio, Alfredo Pasquini, 26 anni, al culmine di una lite. Loris ha raccontato ai militari il clima di esasperazione vissuto in famiglia, all’interno del casolare di via Sant’Antonio, dove al primo piano viveva lui con sua moglie e al superiore suo figlio, frutto del matrimonio con una donna peruviana: «Da sette anni – ha detto il 72enne – quasi quotidianamente venivo minacciato, vessato e picchiato da mio figlio. Non ce la facevo più. Per dormire, mi chiudevo a chiave in camera. Ho subito l’ennesima aggressione». Stando a quanto emerso, ieri pomeriggio, attorno alle 17, il 26enne ha chiesto al padre di accompagnare l’amico con cui era stato poco prima nella casa di Roncitelli alla fermata del bus. Il 72enne ha preso l’auto e ha fatto salire a bordo i due amici. Durante il viaggio di andata non ci sarebbero stati problemi. Al ritorno, Alfredo avrebbe iniziato a tormentare il padre, all’improvviso e senza motivo.

«Te la farò pagare» avrebbe detto la vittima.  «Dal giorno prima – ha raccontato l’ex ferroviere – mio figlio era particolarmente agitato. Come siamo scesi dall’auto, al ritorno a casa, ha preso un bastone da terra e ha iniziato a picchiarmi». Il tentativo, non riuscito, di divere i due è stato fatto dalla moglie di Loris. Quest’ultimo si è difeso a mani nude: una mano è completamente gonfia. Poi, stando a quanto emerso, al culmine dell’esasperazione il pensionato è entrato in casa, ha aperto l’armadietto dove teneva la pistola (illegalmente detenuta) e ha fatto fuoco «mentre mio figlio si stava avventando ancora su di me. Ho mirato alle gambe. Se non avessi sparato, sarei morto». Loris ha poi riferito di aver visto suo figlio salire le scale e chiudersi a chiave in camera. Di lì, la chiamata al 112: «Venite, mio padre mi ha sparato». Di lì a poco è morto. Attualmente, il 72enne si trova nel carcere di Montacuto in attesa dell’udienza di convalida. E’ difeso dall’avvocato Roberto Regni. La casa di Roncitelli è sotto sequestro, così come la pistola. Il porto d’armi era stato tolto al pensionato dopo le accuse di violenza domestica formalizzate dalla sua ex moglie, madre di Alfredo. Per quanto riguarda quest’ultimo, sembra fosse seguito dal Centro di Salute Mentale di Senigallia. Ai problemi psichici si sarebbero uniti quelli dell’assunzione di stupefacenti. Ma su questo punto gli investigatori del comando provinciale, diretti dal colonello Cristian Carrozza, stanno cercando di fare luce.

 

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