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Scoperta una tomba di età picena
Rinvenuti i resti di un guerriero

SIROLO - E' stato sepolto assieme a un ricco corredo ceramico e bronzeo, oltre alle caratteristiche fibule (in bronzo, ambra e osso) collocate sul petto. La sepoltura, portata alla luce dalla Soprintendenza nella zona della necropoli Dei Pini, risalirebbe al VI secolo a.C
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I resti della tomba

 

di Giampaolo Milzi

Non finisce di stupire a Sirolo, quella inesauribile miniera di testimonianze dell’antichissimo popolo che eresse a suo simbolo il totem del Picchio Verde colonizzando gran parte delle Marche dove era giunto dalla Sabina. La sorpresa si è concretizzata nella salma di un guerriero piceno con un elmo in testa, armato d lancia, spada lunga, pugnale (con il suo fodero) e ascia, sepolto assieme a un ricco corredo ceramico e bronzeo, oltre alle caratteristiche fibule (in bronzo, ambra e osso) collocate sul petto. E ancora, nella tomba gentilizia scoperta una decina di giorni fa dalla Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio che ospita lo scheletro del combattente, anche la presenza di almeno due spiedi e di alcuni altri strumenti in ferro (creagra ed alari) per la cottura delle carni, importanti riferimenti per la pratica del banchetto. Gli scavi che hanno portato alla luce questa sepoltura di tipo a inumazione della seconda metà del VI sec. a.C, sono stati effettuati – preceduti da indagini dirette dall’archeologo Stefano Finocchi e condotte dalla cooperativa ArcheoLAB – in un terreno di proprietà comunale, non distante dalla necropoli “Dei Pini” e dalla cosiddetta straordinaria “Tomba della Regina”. «Erano finalizzate a verificare eventuali interferenze di natura archeologica, in vista di un cambiamento di destinazione d’uso del terreno», si legge in una nota della Soprintendenza. Nella fossa sepolcrale di forma rettangolare il defunto è deposto in posizione rannicchiata sul fianco destro e l’ampio corredo di accompagnamento è disposto oltre i piedi, dove è raccolta la maggior parte dei reperti ceramici. La Soprintendenza ipotizza che «dalla disposizione delle fibule il guerriero fosse avvolto da una veste e poi deposto sul fondo della fossa (o meglio all’interno della cassa) al di sopra di uno strato di ghiaia, probabilmente marina: rituale questo non esclusivo dell’area del Conero e che caratterizza l’età picena fin dai momenti iniziali». Per quanto riguarda i reperti rinvenuti nella tomba, che attestano il prestigio del personaggio sepolto, da segnalare anche alcuni particolari oggetti bronzei, come ad esempio una brocca (oinochoe) del tipo rodio, con orlo trilobato, da attribuire forse a produzione etrusca e connessa al consumo del vino, e la cista a cordoni perfettamente conservata. Ma ciò che affascina di più e che più degli altri oggetti rappresenta lo status e la magnificenza del personaggio è uno sgabello pieghevole portatile (diphros) realizzato con elementi e sottili aste di ferro con terminazione a borchie di bronzo inserite entro un disco d’avorio, che reggevano il piano di seduta originariamente in stoffa o cuoio. «Nel mondo etrusco (e poi anche romano) lo sgabello è simbolo di alte cariche pubbliche nella vita politica della città: la presenza di questo oggetto in questa ricca deposizione potrebbe far ipotizzare che il defunto possa aver ricoperto una carica pubblica/politica nell’ambito della comunità picena di età arcaica di Sirolo/Numana» sottolinea nella nota la Soprintendenza. Questa nuova e importante scoperta è frutto della proficua collaborazione tra la Soprintendenza e l’Amministrazione comunale di Sirolo guidata da Filippo Moschella, che già nei mesi scorsi si era concretizzata nel sostegno logistico ed economico alle nuove ricerche avviate nella necropoli “dei Pini” dalla Soprintendenza delle Marche, assieme all’Università di Bologna. «La scelta condivisa con il Comune di Sirolo di stabilire procedure di valutazione preliminare dell’impatto archeologico e avviare attività di accertamento preventivo – conclude la nota della Soprintendenza – ha avuto come obiettivo quello di ridurre al massimo il rischio di interventi fortuiti e d’emergenza in un momento successivo e ha ottenuto importanti risultati sia in termini di conoscenza, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio, sia in termini di gestione urbanistica e di imprenditorialità territoriale».

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