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Vertenza Elica, Mangialardi
interroga Acquaroli

ANCONA - Il capogruppo del Pd porta il caso della delocalizzazione alla discussione dell’Assemblea Legislativa delle Marche del 20 aprile. «Vogliamo sapere quali sono le strategie della Regione per tutelare i livelli occupazionali» sottolinea
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Maurizio Mangialardi, capogruppo regionale del Partito Democratico, annuncia la discussione di un’interrogazione sulla crisi Elica, già all’ordine del giorno del consiglio regionale del prossimo 20 aprile. «Siamo molto preoccupati dal silenzio calato in questi ultimi giorni sulla vertenza Elica. Dopo i clamori suscitati dall’annuncio di ben 409 esuberi su 560 dipendenti negli stabilimenti di Mergo e Cerreto d’Esi, poco si è saputo di cosa è emerso durante l’incontro dell’8 aprile tra la Regione Marche, la stessa azienda e le organizzazioni sindacali. – spiega in una nota il capogruppo dei democrat – O meglio, abbiamo appreso dalla stampa che la dirigenza dell’Elica ha confermato i contenuti del proprio piano industriale 2021-2023, con cui prevede la delocalizzazione in Polonia delle linee produttive a maggiore standardizzazione, ma non si conosce ancora la posizione della giunta Acquaroli, diventata di colpo afona. Sembrerebbe che il presidente si sia impegnato a mettere in campo delle risorse, senza però fare il minimo accenno alla necessità di ritirare il piano industriale, come richiesto dalle organizzazioni sindacali al fine di avviare un tavolo di trattative».

Per questo motivo, martedì prossimo, il Partito Democratico solleverà la questione durante la seduta del consiglio regionale «per conoscere la strategia messa in campo dalla giunta per gestire questa vertenza. Noi crediamo – chiude Mangialardi – che la tutela dei livelli occupazionali debba essere una priorità assoluta per la Regione Marche. Anche per questo motivo abbiamo attivato i nostri rappresentanti in Parlamento affinché la questione venga assunta nel quadro di un tavolo ministeriale. Di sicuro non permetteremo che una crisi come questa, dove considerando anche le ripercussioni sull’indotto si rischia di avere un impatto sociale drammatico nell’area del fabrianese, si consumi con il tacito assenso delle istituzioni a danno dei lavoratori».



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