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Lascia il lavoro nell’azienda
di apparati per telecomunicazioni
e a 50 anni diventa sacerdote

ANCONA - La storia della vocazione di don Giuseppe Luigi Rella, ordinato presbitero ieri dall'arcivescovo Angelo Spina nella cattedrale di San Ciriaco
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L’abbraccio tra l’arcivescovo Angelo Spina e don Giuseppe Luigi Rella

 

 

L’Arcidiocesi di Ancona-Osimo ha un nuovo sacerdote. Don Giuseppe Luigi Rella è stato ordinato presbitero sabato 11 giugno nella Cattedrale di San Ciriaco, per l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria di S.E. Mons. Angelo Spina. Don Giuseppe ha deciso di seguire Gesù sette anni fa, all’età di 43 anni. Ha lasciato il lavoro, la famiglia e la sua città per entrare in seminario. Mentre lavorava a Milano in un’azienda produttrice di apparati per telecomunicazioni, ha conosciuto il movimento Gloriosa Trinità che è stato decisivo nel suo percorso di ricerca vocazionale e, ieri sera, davanti all’Arcivescovo, ai suoi genitori, alle sorelle, ai sacerdoti diocesani e a tutti coloro che lo hanno accompagnato in questi anni, ha detto il suo Sì per sempre al Signore.

Don Giuseppe Luigi Rella è stato ordinato presbitero sabato 11 giugno nella Cattedrale di San CiriacoGiuseppe ha 50 anni, viene da Sondrio – ricorda una nota della Diocesi di Ancona-Osimo – e ha maturato la sua vocazione in età adulta. Come ha detto il rettore del Seminario don Claudio Marchetti, «attraverso il movimento Gloriosa Trinità, la comunità del Seminario, e i tanti volti incontrati nelle diverse comunità parrocchiali, si è sempre sentito accompagnare con tenerezza dal Signore e ha imparato gradualmente a fidarsi di Lui e ad affidargli il timone della sua vita. Giuseppe ha saputo dare buona testimonianza della sua fede e delle sue qualità umane, non solo in Seminario, ma anche nelle diverse comunità parrocchiali che egli ha servito nel tempo del tirocinio pastorale (Santa Maria delle Grazie ad Ancona, San Giuseppe a Falconara, Sant’Andrea Apostolo a Castelferretti). Giuseppe desidera servire il Signore come strumento di misericordia nella sua Chiesa, restituendo gratuitamente quanto gratuitamente ha ricevuto».

Durante l’omelia, l’arcivescovo ha ricordato tra l’altro che «l’obbedienza non è un attributo disciplinare ma la caratteristica più forte dei legami che ci uniscono in comunione. Obbedire, in questo caso al vescovo, significa imparare ad ascoltare e ricordarsi che nessuno può dirsi detentore della volontà di Dio, e che essa va compresa solo attraverso il discernimento. Il vescovo, chiunque egli sia, rimane per ogni presbitero e per ogni Chiesa particolare un legame che aiuta a discernere la volontà di Dio». Dopo l’omelia è iniziata la liturgia dell’ordinazione. Giuseppe, pronunciando le parole “Sì, lo voglio”, ha donato la sua vita a Cristo e alla Sua Chiesa. Quello che gli viene chiesto è espresso chiaramente nella preghiera di ordinazione presbiterale: annunciare la Parola di Dio, celebrare la Santa Eucarestia, pregare la Liturgia delle Ore a favore di tutti, implorare misericordia per il popolo a lui affidato, soprattutto con il sacramento della riconciliazione, essere segno di carità, essere nel presbiterio e vivere la comunione con tutti i sacerdoti unito al vescovo.

Inginocchiato davanti a mons. Angelo Spina, Giuseppe ha poi promesso obbedienza all’arcivescovo e ai suoi successori, mentre durante il canto delle Litanie si è prostrato a terra in segno di umiltà e di consegna totale della propria vita a Dio. Mons. Angelo Spina ha poi imposto le mani sul capo di Giuseppe, un gesto che è stato ripetuto da tutti i sacerdoti presenti, tra cui Don Andrea Swiecinski, fondatore del movimento Gloriosa Trinità. Dopo la preghiera consacratoria, Giuseppe è stato rivestito dei paramenti sacerdotali. L’arcivescovo ha unto con il Sacro Crisma le sue mani e gli ha consegnato il pane e il vino che servono per la celebrazione eucaristica. Giuseppe ha poi scambiato l’abbraccio di pace con il vescovo e con i sacerdoti, ad indicare il suo ingresso nel presbiterio. Al termine della celebrazione, toccante e commovente, Giuseppe ha ringraziato il Signore, la famiglia, i presenti e tutti coloro che lo hanno accompagnato in questi anni: «L’anima mia magnifica il Signore perché veramente grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente. Le grandi cose le fa in ciascuno di noi se ci fidiamo di Lui, se ci affidiamo a Lui e se ci lasciamo guidare docilmente da Lui. Io chiedo a Dio questa docilità alla Sua volontà perché, come ho anche scritto nel santino, la Sua volontà è la mia gioia. Io so che Lui mi ama e, visto che mi ama, vuole il mio bene e la mia gioia, e io mi fido di Lui. Grazie Signore Gesù».

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