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Daniele Silvetti: «Il Guasco
è nel degrado, il Cardeto
non interessa all’amministrazione»

VERSO LE ELEZIONI - Il candidato sindaco di centrodestra giudica negativamente l'operato della Giunta in carica nello storico quartiere del centro storico e nel parco cittadino e promette di istituire un ufficio per la Strategia Urbana

 

di Antonio Bomba

Giornata di visite e sopralluoghi nel centro cittadino per il candidato sindaco del centrodestra Daniele Silvetti. Egli prima ha fatto tappa al quartiere del Guasco San Pietro. Poi ha visitato il parco del Cardeto, accompagnato in queste esperienze dai candidati in consiglio Comunale per Fratelli d’Italia Angelo Eliantonio e Matteo Marzioli e dal coordinatore comunale sempre, di Fdi, Marco Ausili.

«Palpabile l’assenza – è così che inizia il comunicato -, visibile lo stato di abbandono, evidente la trascuratezza. Partendo dalla mancanza delle indicazioni verso i percorsi che conducono a luoghi caratteristici e di valenza storico architettonica, il degrado complessivo ‘è imbarazzante’. Le piccole aree verdi – prosegue il candidato – create a corredo dei plessi abitativi sono in condizioni pietose, per non parlare della mancanza degli arredi urbani che avrebbero permesso di vivere e popolare queste piccole piazze che sono state create nel tempo. L’imbrattamento dei muri di cinta è un segno evidente dello scarso controllo su questa parte della città che è fuori dal passeggio ma non dall’interesse turistico. Viene infatti presa di mira da gruppi di giovani che sapendo di sfuggire al controllo delle forze dell’ordine hanno stabilito qui il loro punto di ritrovo creando danni e disordine. Un destino impietoso per la storia della nostra città. Un piccolo ponte di collegamento completamente diroccato, un cunicolo di passaggio usato come discarica di materiale edile, transenne un po’ ovunque ‘per mettere in finta sicurezza’ – è il grave giudizio di Silvetti – le aree più ammalorate o addirittura impercorribili. Senza parlare delle scalette di collegamento inaccessibili da oltre cinque anni. A tutto questo bisogna mettere fine dando ordine alle manutenzioni e creando un apposito ufficio per la Strategia Urbana».

Il giro di Silvetti come dicevamo è poi proseguito al parco del Cardeto e la zona del vecchio Faro: «Fino a 12 anni fa – dice Silvetti – alcuni manufatti vicino al Faro erano addirittura accessibili, ora questo ‘pezzo di territorio’ è abbandonato a sé stesso. Quando ho rilanciato la possibilità di inserire quest’area nel parco del Conero non è di sicuro per ampliare la competenza territoriale di questo Ente, ma proprio perché il parco del Cardeto è depositario di testimonianze che dovrebbero essere valorizzate. Includere questo Parco in un’area protetta – spiega le sue ragioni – significherebbe avere innanzitutto una gestione costante e puntuale degli spazi, del verde e dei manufatti, ma anche di poter usufruire di una cartellonistica attenta e di una mappatura dei sentieri complessiva. A questo tipo di valorizzazione si unisce un inquadramento di tutela ambientale e una progettualità che arriverebbe direttamente dalla Regione Marche».

Silvetti spiega poi come utilizzare parte del parco: «Inutile dire che qui ci sarebbe spazio per le associazioni, con particolare riguardo per quelle ambientaliste che chiedono e hanno bisogno di spazi sapendo che potrebbero presidiare sul degrado urbano e sociale. Nessuna privatizzazione del Parco del Cardeto – chiarisce l’attuale presidente del parco del Conero – che è e deve rimanere pubblico. Ha solo bisogno di una manutenzione ordinaria e costante in modo da non ricorrere a quella massiccia e straordinaria che prevede un esborso enorme di risorse non apparendo mai risolutiva. Sono anche favorevole – integra il suo stesso discorso – a riproporre eventi che venivano fatti e oggi cassati, proprio per rimettere nella disponibilità dei cittadini questi 35 ettari che potrebbero essere ulteriormente allargati dirigendoci verso Nord. Non da ultimo la parte archeologica. Quando parliamo di liberare la zona portuale storica dai traffici dei traghetti – chiude – è perché intendiamo ricreare quel percorso che dal porto, appunto, sale verso la Cattedrale e si collega all’anfiteatro romano fino ad arrivare al Faro e Parco del Cardeto».

 

 

 



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