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«Sono stata fraintesa»,
la sindaca Mancinelli aggiusta il tiro
sull’analisi del voto

ANCONA – Il commento a caldo sul risultato regionale affidato a Facebook nella serata di lunedì, a scrutini ancora in corso, è stato letto dai più come una bordata a Mangialardi. A 24 ore di distanza, la prima cittadina precisa la sua posizione: «mi sono spiegata male, mi dispiace e me ne scuso, in primo luogo con Maurizio»
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Ceriscioli, Mangialardi, Mancinelli

 

Prima la bordata, poi si aggiusta il tiro. I commenti a caldo sono sempre cattivi consiglieri e questa volta ci è cascata la sindaca Valeria Mancinelli, che con la sua analisi sui risultati elettorali alle Regionali – compresa quella che è stata letta dai più come una stilettata allo sconfitto Mangialardi –, si è attirata le critiche di svariate persone, dentro e fuori il Pd. Tanto che alla fine ha dovuto precisare la sua posizione: «mi sono spiegata male, mi dispiace e me ne scuso, in primo luogo con Maurizio». Ma ripercorriamo le tappe. Alle 15:34 del 18 settembre, la sindaca pubblica un video sul suo profilo Facebook per invitare a votare Maurizio Mangialardi nella tornata elettorale per il governo della Regione, parlando di «scelta convinta» da parte sua. Poi, alle 20:56 del 21 settembre, a scrutini ancora in corso, scrive un post che viene letto come un voler scaricare il barile del risultato, oltre che come una bordata nei confronti dello stesso Mangialardi. La frase “incriminata” è : «I risultati ci stanno dicendo che il centrosinistra vince dove concorrono almeno due dei tre seguenti fattori essenziali: un governo regionale percepito come efficiente e vicino alle persone, un radicamento politico e sociale nel territorio ancora forte, un candidato presidente dalla personalità forte e riconosciuta e perciò capace di attrarre consensi rilevanti anche fuori del tradizionale perimetro del centro sinistra. Nelle Marche non c’era nessuno di questi 3 ingredienti e abbiamo perso». Un’analisi impietosa della debacle a cui il Pd – tutto – si è auto condannato, nessuno escluso. Dopo le critiche piovute da più parti, a 24 ore di distanza Mancinelli aggiunta il tiro: «alcuni hanno inteso il mio post di ieri come un giudizio di “inadeguatezza” su Mangialradi e/o scaricare su di lui e sulla sua inadeguatezza le ragioni della sconfitta. Non è così, non intendevo ne volevo dire questo, evidentemente mi sono spiegata male, mi dispiace e me ne scuso, in primo luogo con Maurizio. Provo a spiegarmi meglio, e a tal fine un po’ di numeri forse aiutano. Abbiamo vinto in Toscana, in Campania e i Puglia, questi sono i dati elettorali». Da qui inizia una disamina degli esiti nelle altre Regioni, sperando che la matematica arrivi dove le parole non hanno saputo: «in Toscana abbiamo vinto con il 48,6% l’insieme dei partiti di centro sinistra ( PD-LEU-ITALIA VIVA- VERDI-PIU EUROPA-AZIONE-SOCIALISTI) hanno preso complessivamente il 45%.in particolare il PD ha preso il 34% e gli altri tutti insieme il 11%, la lista “fuori “ dai partiti, collegata al candidato presidente ha preso il 3%. Dunque i numeri dicono che il risultato vincente è dovuto per la gran parte alla “tenuta” dei partiti tradizionali a cominciare dal PD e solo in minima parte alla capacità del candidato presidente di attrarre direttamente voti fuori da quell’ambito politico, il che non significa che Giani non sia un buon amministratore. In Campania abbiamo vinto con il 69%, l’insieme dei Partiti del centro sinistra ha preso il 31,4% ( in particolare il PD ha preso il 16,9% )il restante 38% è dovuto ad un insieme di liste fuori dai partiti e tutte in qualche modo promosse o catalizzate dalla figura e dal nome del candidato presidente De Luca, in particolare quella direttamente denominata “ De Luca Presidente” da sola ha preso il 13%. Dunque i numeri dicono che in quella regione il risultante vincente è dovuto per la metà al radicamento dei partiti del centro sinistra per una parte altrettanto consistente alla autonoma forza di attrazione del candidato presidente. In Puglia abbiamo vinto con il 46%, l’insieme dei Partiti del centro sinistra hanno ottenuto il 25,2 %( in particolare il PD ha preso il 17% come in Campania ) il restante 21% è dovuto ad un insieme di liste fuori dai partiti e tutte in qualche modo promosse o catalizzate dalla figura del candidato presidente Emiliano in particolare quelle direttamente identificate con la sua persona hanno preso il 14%. Dunque i numeri dicono che anche in Puglia il risultato vincente è dovuto per la metà al radicamento dei partiti del centro sinistra per una parte altrettanto consistente alla autonoma forza di attrazione del candidato presidente. Se ne ricava che si vince o dove c’è una consistente tenuta dei partiti politici area centro sinistra ( Toscana ) o dove in presenza di una piu debole tenuta dei partiti di centrosinistra c’è un candidato presidente con forte personalità ( nel bene e nel male) capace di catalizzare voti consensi e liste fuori dai partiti ( Campania e Puglia). Nelle Marche abbiamo preso complessivamente il 37%, l’insieme dei Partiti del centro sinistra hanno ottenuto il 35%, in particolare il PD ha ottenuto il 25%( tenete conto che le liste variamente denominate “contenevano” tutte le formazioni politiche di cui sopra ), l’unica lista legata direttamente al candidato presidente era appunto quella Mangialardi Presidente che ha ottenuto il 2% e dunque non c’è stata quella forza attrattiva autonoma del candidato presidente come invece c’è stata in Campania ed in Puglia. E dunque i numeri, non le mie opinioni , ci dicono che nelle Marche non c’è stata né la sufficiente tenuta dei partiti ( che ha consentito la vittoria in Toscana ) né l’effetto “traino” di un candidato presidente che attirasse consistenti voti fuori dai partiti tradizionali ( che ha consentito la vittoria in Campania ed in Puglia ). In altre parole Mangialardi che è stato un buon amministratore e un ottimo combattente in questa campagna elettorale, era un candidato presidente più simile al toscano Giani che a De Luca o Emiliano, e dunque per vincere aveva bisogno che i partiti tradizionali tenessero come in Toscana, il che però nelle Marche non è avvenuto, perché Giani ha avuto partiti complessivamente al 45% . Maurizio complessivamente al 35%. Dunque come vedete nulla di offensivo verso Maurizio tutt’altro. Fin qui non è una valutazione politica è una constatazione di fatti in base ai numeri».

Mancinelli contro Mangialardi: «Non c’erano gli ingredienti per vincere»



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