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Una panchina rossa per dire no
alla violenza contro le donne

ANCONA - Dopo il voto del Consiglio comunale, è stato attuato il progetto a largo XXIV Maggio, uno dei luoghi più visibili della città
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La panchina rossa di Ancona davanti a Palazzo del Popolo

 

 

Una panchina rossa anche ad Ancona, bene in vista davanti al Palazzo comunale in largo XXIV Maggio, per condannare con fermezza – donne e uomini di tutto il mondo insieme- . la violenza contro le donne, oggi, 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, le ragazze e le bambine (istituita dalle Nazioni Unite nel 1999), No ai femminicidi, no alla violenza fisica e agli abusi psicologici, ad ogni forma di discriminazione in famiglia e nella società. Sul tema si era espresso un anno fa il consiglio comunale, votando all’unanimità una mozione a favore della realizzazione del progetto panchina rossa, percorso di informazione e sensibilizzazione lanciato dagli Stati generali delle Donne e rivolto a Comuni, associazioni, scuole e imprese italiane con lo scopo di installare una panchina rossa come monito contro la violenza sulla donne e per una cultura di rispetto e parità, contro il femminicidio e ogni forma di abuso e sperequazione. Il progetto è stato discusso più volte negli ultimi mesi con il Forum delle Donne e condiviso dall’associazione Terza via che mensilmente organizza una fiaccolata contro la violenza sulle donne e sta programmando la prossima, compatibilmente con le norme restrittive. «Recependo queste istanze,- spiega una nota del Comune di Ancona –  nella consapevolezza dell’aggravarsi del fenomeno della violenza contro le donne in questo periodo del lockdown che ha registrato un aumento sensibile di femminicidi e di abusi in ambito domestico, l’Amministrazione comunale ha deciso di dare attuazione al progetto dipingendo nel colore rosso una panchina in uno dei luoghi più visibili della città, esattamente davanti al Comune. Con l’auspicio che- da oggi in avanti- ogni passante rifletta sulla necessità di estirpare quella che per l’Onu è una delle più gravi violazioni dei diritti umani».

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