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Occultamento di rifiuti nelle cave:
un ex sindaco e funzionari pubblici
tra gli indagati

ANCONA - Notificati gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari a 21 persone e a 5 società nell’ambito di un’indagine iniziata nel 2018, diretta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Ancona e condotta dai forestali. Tra le accuse, falso e abuso d'ufficio per aver nascosto illecitamente scorie da demolizione a Fabriano, Arcevia e Jesi
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Tra gli indagati per l’occultamento dei rifiuti nelle cave tra Arcevia, Fabriano e Jesi ci sono anche funzionari pubblici e un ex sindaco. Si tratta di Andrea Bombrezzi, primo cittadino di Arcevia fino al 2019. Nei giorni scorsi i carabinieri forestali di Ancona, Macerata e Rimini hanno notificato gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari a 21 indagati ed a 5 società nell’ambito di un’indagine iniziata nel 2018 e diretta dalla Procura Distrettuale Antimafia di Ancona. L’inchiesta ha portato ed eseguire, nel marzo 2020, misure cautelari personali a carico di 5 soggetti e sequestri per un valore complessivo di quasi 5 milioni di euro. All’epoca due persone erano state inizialmente collocate agli arresti domiciliari, un’altra colpita da obbligo di dimora e ulteriori due colpite da misura interdittiva del divieto di esercitare attività imprenditoriale. Tutte sono state accusate del delitto di attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti speciali e due per corruzione di pubblici ufficiali e bancarotta fraudolenta.

LE ACCUSE CONTESTATE – Stando ai carabinieri, due amministratori di fatto di una società di gestione e lavorazione dei rifiuti della provincia di Ancona – con il concorso di altri 20 indagati – avrebbero posto in essere traffici illeciti di rifiuti speciali da demolizione, organici e terrosi, omettendo di provvedere alle spese di recupero e conferimento presso siti autorizzati. Abbattendo tali spese, gli indagati sarebbero riusciti ad acquisire appalti legati a numerosi cantieri dell’Anconetano, evitando la concorrenza delle altre aziende locali. I rifiuti terrosi, giustificati come terreno vegetale da riutilizzare per la rinaturalizzazione, per la procura sono stati anche occultati presso siti di cava, sospesi o pignorati. Il prelievo illegale era reso possibile anche dai mancati controlli da parte delle autorità preposte.

Per i mancati controlli risultano segnalati all’Autorità Giudiziaria un funzionario e un dirigente del Comune di Fabriano, oltre ad un funzionario della Provincia di Ancona.  Per aver consentito il conferimento di rifiuti speciali in siti non autorizzati risultano indagati anche l’amministratore di un’azienda agricola che si occupa di gestione e produzione di “compost” nel comune di Senigallia, l’amministratore di un impianto di gestione di rifiuti sito in località Colbuccaro di Corridonia, il titolare di un’impresa edile di Belvedere Ostrense, il titolare di un’azienda agricola di Chiaravalle e l’amministratore di una società di gestione e lavorazione di materiali da scavo con unità operativa in Comune di Camerata Picena. Indagato inoltre un tecnico di un noto laboratorio di analisi di Ancona unitamente a un imprenditore edile, per aver predisposto certificati di analisi falsi al fine di poter trasportare rifiuti terrosi con parametri analitici irregolari provenienti da un cantiere di Viale della Vittoria in Ancona, facendoli passare per rifiuti da demolizione. Indagata una dipendente, co-amministratrice di fatto di una società di gestione di rifiuti, la quale in concorso con il responsabile legale di una società del Riminese avrebbe adottato un sistema di redazione di formulari falsi per il trasporto di rifiuti che venivano di fatto conferiti in altri siti rispetto a quelli dichiarati. Indagati in concorso per furto ed abuso di ufficio l’ex sindaco Bombrezzi  un attuale dirigente del comune di Arcevia per aver – dice la procura – consentito l’escavazione ed il prelievo illecito di materiale litoide presente presso una cava dell’Arceviese. Indagato inoltre un dipendente della discarica So.Ge.Nus, di Maiolati Spontini che consentiva l’accesso e il conferimento in discarica di rifiuti terrosi contaminati, fatti passare per terre vegetali utili al tombamento della stessa. Indagato infine, sempre per falso, il titolare di un’impresa edile del Maceratese che avrebbe certificato falsamente le reali tipologie di rifiuto prodotto presso cantieri di sua gestione.

I SEQUESTRI – Nel corso dell’inchiesta sono stati sequestrati beni mobili per quasi 5 milioni a 4 indagati e 4 società – delle quali 3 con sede legale in provincia di Ancona e una nel Riminese – accusati di aver concorso nell’esecuzione di traffici illeciti di rifiuti speciali da demolizione, terrosi e organici, anche contaminati da inquinanti, tra cui idrocarburi, catrame, plastiche e metalli, per un totale di 640mila  tonnellate. Tali rifiuti, provenienti da oltre 50 cantieri nelle provincie di Ancona e Macerata, per la procura sarebbero stati occultati a diverso titolo in tre cave nei comuni di Fabriano, Arcevia e Jesi, in un terreno agricolo di Chiaravalle, in tre impianti di gestione rifiuti da demolizione  di Castelbellino, Corridonia, Camerata Picena, e in un cantiere edile di Camerata Picena. Inoltre, sono stati posti sotto sequestro 76 camion e 7 mezzi d’opera a carico di 2 società con sedi legali nei comuni di Castelbellino e Ancona, utilizzati (stando alla procura) per trasportare illegalmente i rifiuti – anche con formulari di trasporto e certificati di analisi falsi – ed eseguire scavi abusivi di materiale inerte, tombando contestualmente i rifiuti presso due cave di pietra in fase di rinaturalizzazione a Fabriano ed Arcevia.

(Redazione CA)

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