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Giampieri out dall’Ap, Mancinelli:
«Grave errore il veto di Acquaroli»

ANCONA – La sindaca spara a zero sul passaggio di consegne alla guida dell'Autorità portuale, dove a prendere le redini sarà l'ingegnere Matteo Africano: «Un punto di caduta della capacità della classe dirigente marchigiana di essere tale. Temo un ulteriore indebolimento della nostra regione di avere forza contrattuale a livello nazionale»
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Rodolfo Giampieri con la sindaca di Ancona, Valeria Mancinelli

 

di Martina Marinangeli

Fuori Rodolfo Giampieri, dentro Matteo Africano. Il ministero delle Infrastrutture non ha ancora inviato la documentazione ufficiale, ma il passaggio di consegne alla guida dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Centrale sembra ormai cosa fatta. All’attuale presidente, da mesi in regime di prorogatio, succederà l’ingegnere che dal 2017 ad oggi ha rappresentato Roma nel Comitato di gestione dell’Ap del mar Tirreno Centro-Settentrionale (porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta). Una decisione, politica ancor prima che tecnica, che ad Ancona è piaciuta molto poco. «C’è stato un veto delle Regioni Marche ed Abruzzo (entrambe battenti bandiera Fratelli d’Italia, e dunque con governatori poco inclini a benedire un altro mandato a chi è percepito come troppo vicino al Pd, ndr) sulla riconferma di Giampieri e ne abbiamo avuto conferme autorevoli – non usa giri di parole la sindaca dorica Valeria Mancinelli –: sabato c’è stata una dichiarazione dell’onorevole Gariglio (che fa parte della Commissione trasporti, chiamata a dare il parere sulle nomine) nella quale diceva di aver avuto contezza del fatto che il ministro sarebbe stato pronto a riconfermare Giampieri, ma ha avuto il veto dei due presidenti. Credo sia stato un errore». E nell’argomentare le motivazioni di questa posizione, spara a zero su Palazzo Raffaello: «A proposito della capacità delle Marche di parlare con una sola voce e farsi sentire anche a livello nazionale, aver smontato un pezzo importante della capacità di questa regione di essere protagonista (ovvero la governance del porto, che aveva avuto l’ampio consenso dell’intero cluster marittimo) va in senso contrario. Giampieri era ed è un pezzo importante della classe dirigente marchigiana. Il problema non è dove uno è nato o dove ha la residenza anagrafica, ma è evidente che chiunque venga da fuori, è un’altra cosa. Temo un ulteriore indebolimento della capacità delle Marche di avere forza contrattuale a livello nazionale. Detto questo, lavoreremo con tutta la cooperazione possibile con il nuovo presidente, ma penso sia stato un punto di caduta della capacità della classe dirigente marchigiana di essere tale. E se questa cosa ha come primi protagonisti la Regione ed il suo presidente, non è un buon segno», la chiosa al vetriolo.

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