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Inchiesta sulla raffineria,
altri due serbatoi
finiscono nel mirino della procura

FALCONARA - Nuovo fascicolo aperto dal pm Irene Bilotta per i tk62 e 59. Almeno quattro indagati per inquinamento del sottosuolo. Verranno eseguiti sofisticati accertamenti in tutta la fascia dei tre tank finiti sotto la lente degli inquirenti
giovedì 19 Settembre 2019 - Ore 14:54
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Foto d’archivio

 

di Giampaolo Milzi

E’ in “cattiva” compagnia il serbatoio dell’Api TK61, protagonista del grave incidente dell’11 aprile 2018 alla raffineria API. Nel senso che il sostituto procuratore della Repubblica, Irene Bilotta, ha da tempo aperto un nuovo fascicolo d’inchiesta che vede fortemente “attenzionati” i due tank gemelli del 61 posizionati ai suoi fianchi, il TK62 e il TK59. Il reato da verificare è quello di inquinamento del sottosuolo, un’ipotesi di illecito per cui sono stati iscritti nel registro degli indagati Giancarlo Cogliati e Daniele Bandiera, entrambi amministratori delegati, il primo dell’Api Raffineria di Falconara Marittima, il secondo dell’Api spa con sede a Roma, più almeno altri due alti dirigenti del gruppo di gestione del petrolchimico. L’apertura del secondo procedimento penale risale in realtà al novembre dello scorso anno. Ma la notizia è emersa solo in questi giorni, dopo che l’11 settembre il perito ing. Gabriele Annovi incaricato dal pm di parte delle indagini sul caso TK61, aveva effettuato assieme ai carabinieri del NOE e a tecnici dei vigili del fuoco l’ennesimo sopralluogo su questa enorme cisterna (circa 100 metri di diametro) dalla quale 17 mesi fa – durante una esercitazione anti-incendio di personale API con schiumogeni sulla parte alta della struttura – il tetto galleggiante, caratterizzato da decine e decine di buchi, si era inclinato determinando per quasi una settimana l’emanazione di una “nuvola” di esalazioni pestilenziali e potenzialmente nocive per la salute pubblica avvertite dalla popolazione addirittura fino a Senigallia. Esalazioni generate dalla fuoriuscita dal tetto di petrolio, materiale di risulta di lavorazioni e di una quantità della pericolosissima e iper infiammabile nafta di tipo Virgin.
Il nuovo fascicolo d’inchiesta sugli altri due tank è di fatto “in link” col primo. Il 10 settembre infatti, nel conferire un incarico peritale integrativo all’ing. Annovi, il pm Bilotta aveva ipotizzato un nuovo reato, più grave, quello di inquinamento del terreno sotto la cisterna, a carico delle 16 persone dell’azienda (tra cui il già citato ad Cogliati) di cui 15 (molti colleghi dell’alta sfera dirigenziale) già accusati di getto pericoloso di cose (esalazioni nocive e moleste sprigionate nell’aria, pregna di micro particelle chimiche di sostanze altamente tossiche come il benzene), eco-illeciti colposi, lesioni personali colpose come conseguenza degli altri reati; uno raggiunto da avviso di garanzia anche per il mancato rispetto delle norme di sicurezza. Inquinamento ambientale, dunque, come reato principale da verificare, anche nell’inchiesta parallela che riguarda i TK62 e 59. Il sospetto, in pratica, è che tutta la fascia di suolo su cui insistono i tre tank sia in parte contaminata a causa di perdite di idrocarburi misti ad acqua.

I controlli alla raffineria Api il 12 aprile del 2018

Ma come si è arrivati al procedimento penale riguardante i due serbatoi molto simili al TK61? In base ad una relazione su una anomalia fatta pervenire al pm, nell’agosto 2018, dai vigili del fuoco. Reduci da una delle periodiche ispezioni sulle cisterne effettuate su input del Comitato tecnico regionale di controllo, i vigili avevano aperto i rubinetti che consentono alle spie di drenaggio di accertare l’effettiva tenuta stagna della struttura a doppio fondo di cui erano già stati dotati questi due tank (a differenza del n° 61). I due fondi sono separati da un’intercapedine, e in quello spazio i vigili del fuoco hanno accertato la presenza di acqua con tracce di idrocarburi infiltratasi dalla copertura del fondo superiore. Le indagini tecniche sui TK62 e 59 sono già in uno stato avanzato. Sempre sotto la guida del perito d’accusa, Annovi, sono già stati controllato i bacini basamentale di contenimento che ingloba e circonda le cisterne. E grazie alla sofisticata tecnica della tomografia elettrica sono stati effettuati accertamenti volumetrici nel terreno sotto i bacini, che fanno sospettare parametri di discontinuità compositiva anomala proprio nei terreni. Ma come si caratterizzerebbero tali discontinuità? Si tratta di presenza di acqua di mare, o di cavità d’aria (ipotesi queste più rassicuranti) o di sostanze oleose contaminanti? E, nel caso, a quando risalirebbero quelle presenze? Per fornire risposte occorrono i carotaggi con campionamenti in punti ben precisi. Due inchieste penali collegate, va ribadito, soprattutto dal punto di vista delle metodologie tecniche.

Il pm Bilotta

Tornando al procedimento penale sul TK61, c’è un’altra novità, tra quelle che hanno determinato l’incarico peritale integrativo all’ing. Annovi. Già nel marzo scorso i tecnici dell’Agenzia regionale di protezione ambientale Marche (Arpam) hanno maturato certezze, comunicandole al pm, di perdite dal fondo unico di questo serbatoio di un mix di acqua e idrocarburi. E Annovi dovrà coordinare nuovi sondaggi nel bacino di contenimento dov’è finito quel mix a rischio ed anche nel sottosuolo, con carotaggi e prelievi di campioni (il metodo di indagine è lo stesso descritto per gli altri due tank). Verifiche che dovrebbero partire a ottobre, mentre subito dopo saranno riavviate quelle attinenti ai tank gemelli.
Infine, il capitolo bonifica del TK61 incidentato ad aprile 2018. Fino ad ora la bonifica è stata lenta, poi si è temporaneamente fermata per difficoltà operative. Lenta e costosissima, per la dirigenza API. Che ha deciso di non avvalersi della tecnica standard a livello internazionale, quella che prevede l’immissione nel fondo, tramite miscelatore, di gasolio, così da rendere più fluido e facilmente aspirabile il putrido strato di sostanze di derivazione petrolifera presenti sul fondo. Ciò perché questa tecnica generalmente determina forti esalazioni odorigene. L’Api ha invece scelto di tagliare le lamiere di copertura della parte bassa del serbatoio e di aspirare direttamente la “morchia” senza fluidificarla. In ogni caso, tra le precise richieste del pm Bilotta ad All’ing. Annovi, c’è anche quella di vigilare, di valutare eventuali condotte negligenti da parte Api nella bonifica. All’esito delle indagini della nuova inchiesta sui TK59 e 62 sono ovviamente molto interessati i cittadini falconaresi. Tra questi le ben 1030 parti lese del procedimento penale sul TK61. Il gruppo comprende anche le associazioni Acu/Marche (consumatori) e “Onda Verde” di Falconara, per le quali erano presenti al sopralluogo dell’11 settembre, rispettivamente l’esperto legale Fabio Amici e l’avvocato Monia Mancini. Amici ha annunciato che chiederà al Comune di Falconara di costituirsi parte lesa, e in prospettiva parte civile, nel “nuovo” procedimento penale sull’eventuale inquinamento “underground” determinato da possibili deficit della due cisterne che affiancano il TK61.

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