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Rifiuti, Clemente Rossi:
«Va commissariata l’Ata
e rinnovato il management»

ANCONA – L’assessore di Falconara denuncia da anni una situazione d'impasse: «I cittadini stanno pagando il prezzo di queste scelte raffazzonate perché ci è impedito, ormai dal 2017, di fare gare per l’affidamento del servizio e trovare tariffe migliori sul mercato»
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Clemente Rossi

 

 

«Quante altre macerie devono cadere affinché si capisca che la strada intrapresa dall’Ata sulla gestione del servizio rifiuti è un vicolo cieco? Nel tempo abbiamo visto il management dell’assemblea provinciale, alla quale partecipano tutti i sindaci dell’Anconetano, lanciato verso una gestione unica affidata senza gara bocciata dal Tar e dal Consiglio di Stato. Poi è stata la volta di un Piano d’Ambito non condiviso all’inizio e ora tacciato dalla Regione Marche di illegittimità per incompletezza. Io stesso, a suo tempo, partecipando in rappresentanza di Falconara avevo bocciato il Documento Unico di Programmazione, propedeutico al Piano d’Ambito. È l’ennesima puntata di una telenovela che non sembra finire». A parlare è Clemente Rossi, assessore all’Urbanistica del Comune di Falconara che interviene nel dibattito, ormai rovente, sul Piano d’Ambito e di Gestione dei rifiuti dell’Ato 2. «Da tempo ho sostenuto un convinto cambio di marcia. – sottolinea Rossi che ha seguito in prima persona la questione dell’affidamento del servizio del ciclo dei rifiuti nella provincia di Ancona – Il Pd provinciale ha preferito tirare avanti costringendo tutti all’impasse. Sono circa 5 anni che siamo fermi. I cittadini stanno pagando il prezzo di queste scelte raffazzonate perché stante questa situazione ci è impedito, ormai dal 2017, di fare gare per l’affidamento del servizio e trovare tariffe migliori sul mercato. Senza contare il pericolo di vedersi piazzare il biodigestore alle porte di Castelferretti andando a cementificare terreni oggi agricoli anziché optare invece per la posizione migliore individuata dal Comune di Jesi, in un’area già occupata e da recuperare. È auspicabile quindi un commissariamento dell’Ata, un rinnovo del management e una pianificazione reale che tenga conto dei territori e non degli interessi di bottega».



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