Caso Aerdorica, stop al processo:
gli atti tornano in procura
di Gino Bove
Un arresto procedurale inatteso che azzera anni di udienze. È la svolta, anzi la retromarcia, stabilita dal Tribunale di Ancona, che al termine della seduta di stamattina ha dichiarato la nullità del decreto di citazione a giudizio per le persone coinvolte nell’inchiesta sul dissesto della società Aerdorica.
I giudici hanno accolto le eccezioni presentate dai collegi difensivi, in primis quella sollevata dai legali di Cleto Sagripanti, gli avvocati Renzo Tartuferi e Federico Valori, che avevano contestato la genericità dei capi d’accusa.

L’avvocato Federico Valori
Una vaghezza che, anche secondo il collegio, non avrebbe permesso agli imputati di esercitare una difesa piena ed effettiva. L’intero fascicolo torna dunque sul tavolo della Procura, che dovrà riformulare dettagliatamente le contestazioni e richiedere una nuova udienza preliminare.
La decisione è relativa all’indagine della Guardia di Finanza sulla gestione di Aerdorica spa, la società a controllo pubblico che gestiva l’aeroporto di Ancona-Falconara.
Il quadro accusatorio vede coinvolti ex vertici e amministratori, tra cui il direttore generale Marco Morriale, i presidenti del consiglio di amministrazione succeduti nel tempo come Mario Conti, Cleto Sagripanti e Giovanni Belluzzi, i consiglieri e amministratori Ugo Calzoni, Paolo Costanzi, Pietro Talarico ed Ezio Morettini, la responsabile dell’amministrazione Cristiana Mazzacchera, nonché i professionisti e collaboratori Dalmazio Zolesi e Pietro Angelo Collia.

L’avvocato Renzo Tartuferi
Le ipotesi di reato formulate in origine spaziano, a vario titolo, dalla bancarotta fraudolenta, propria e da falso in bilancio, al peculato, fino all’uso indebito di denaro pubblico. Contestazioni che dovranno ora essere integralmente riscritte secondo criteri di specificità indicati dal Tribunale.
La pronuncia del collegio ha incassato la soddisfazione dei legali dei principali indagati. In una nota, gli avvocati Renzo Tartuferi e Federico Valori sottolineano come il provvedimento confermi l’assenza negli atti di condotte concrete addebitabili, nello specifico, all’ex presidente Sagripanti. Sul fronte delle altre difese, viene evidenziato nella nota come «l’imputazione non consentiva di difendersi adeguatamente» e si attende ora che l’accusa formuli «una contestazione precisa».
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