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Renelli al Gip: «Non mi do pace,
voglio incontrare i familiari delle vittime» Andrà agli arresti domiciliari

TRAGEDIA DELL'EPIFANIA - Convalidato l'arresto del 47enne accusato di aver investito e ucciso Sonia Farris e Elisa Rondina la notte del 6 gennaio, sull'Arceviese. Il camionista ha ricostruito il momento dell'incidente: «Era buio, a un certo punto sono stato accecato dagli abbaianti di un'auto che procedeva nella corsia opposta. Quando li ha abbassati, ho sentito di aver urtato qualcosa. Speravo fosse un animale»
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Massimo Renelli arriva in tribunale per la convalida dell’arresto

 

di Federica Serfilippi (Foto di Giusy Marinelli)

«Sono pentitissimo per quello che è accaduto, non mi do pace. So che ho sbagliato. Ero stato un paio d’ore alla discoteca Megà, sono uscito per andare a casa quando ho sentito di aver urtato qualcosa, speravo fosse un animale. Mi sono fermato alla prima piazzola e ho chiamato aiuto. Vorrei mettermi in contatto con le famiglie delle vittime e incontrarle». Così al giudice Massimo Renelli che questa mattina è comparso al quinto piano del tribunale di Ancona per la convalida dell’arresto scattato lunedì mattina per omicidio stradale plurimo aggravato dalla guida in stato di ebbrezza. Ad essere falciate dalla sua Fiat Punto sono state la 34enne Sonia Farris e la 43enne Elisa Rondina, entrambe del Fanese. Dopo una breve riserva, il gip Sonia Piermartini ha convalidato l’arresto e disposto per l’autotrasportatore 47enne il regime dei domiciliari. Li sconterà a casa della madre, a Senigallia, dopo due notti trascorse nelle celle di sicurezza della questura di Ancona.

Sonia Farris

Elisa Rondina

Durante l’udienza, Renelli ha cercato di ricostruire la serata tra le lacrime e il dolore provato per quanto accaduto. Come le vittime, anche lui era stato al Megà, discoteca sull’Arceviese. Sulle piste da ballo ha passato almeno un paio di ore, bevendo alcuni cocktail. Il 47enne sarebbe uscito dal locale attorno alle 4 per tornare a casa.Quando si è messo in marcia in direzione Bettolelle, non aveva difficoltà a guidare: «Ero convinto di essere lucido per tornare a casa. Dovevo fare solo 5 chilometri. La strada era buia e per un momento ho avuto difficoltà a guidare perchè nell’altra corsia c’era un’auto che teneva i fari abbaglianti accesi. Appena li ha abbassati, ho sentito il botto. Speravo fosse un animale. Mi sono fermato alla prima piazzola che ho trovato sul mio senso di marcia». A quel punto ha chiamato il 113 e la sua ex compagna, anche lei al Megà. Quando è arrivata la polizia, Renelli è stato sottoposto all’etilometro. Due le misurazioni: la prima indicava 2,02 grammi per litro di alcol nel sangue, la seconda 1,93. «So che ho sbagliato – ha detto il 47enne in aula – mi sono messo al volante quando non avrei dovuto. Sono consapevole della portata dell’accaduto, non mi do pace, sono pentissimo e prostrato dal dolore. Voglio incontrare le famiglie delle vittime». Per il loro assistito, gli avvocati Marusca Rossetti e Tommaso Rossi, hanno chiesto al giudice di non applicare alcuna misura cautelare. La patente gli è stata ritirata e, dunque, non ci sarebbe alcun pericolo di reiterazione del reato. I legali, probabilmente, ricorreranno al Tribunale del Riesame.

(Servizio aggiornato alle 15,25)

Massimo Renelli entra in tribunale per la convalida

Gli avvocati Tommaso Rossi e Marusca Rossetti

 

Renelli aveva un tasso 4 volte il limite, ha fermato l’auto alla prima piazzola poi le telefonate di aiuto

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