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Potenziamento della Orte-Falconara:
«Fino a 49 minuti in meno per Roma»

INFRASTRUTTURE – La giunta regionale ha approvato il piano che scandisce la road map per la realizzazione del progetto. Dal Recovery Fund 510 milioni di euro, a cui si aggiungeranno le risorse dei prossimi Contratti di programma tra Rfi e Ministero. Acquaroli: «Un'opera importantissima per il collegamento tra il Tirreno e l'Adriatico». Baldelli: «Recuperati anni di svantaggio»
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Da sinistra, l’assessore Baldelli ed il governatore Acquaroli

 

di Martina Marinangeli

Un recupero di 39 minuti, che diventano 49 per i treni incrociatori, finora costretti ad uno stop di 10 minuti a Fossato di Vico per far passare i convogli che corrono in direzione opposta. Con il potenziamento della Orte-Falconara, raggiungere Roma dalle Marche sarà più rapido e si fa un bel balzo in avanti su un’opera infrastrutturale attesa da decenni. La giunta ha approvato lunedì il documento che traccia la road map e definisce le risorse, stilato dal gruppo di lavoro composto da ministero delle Infrastrutture, Rfi, Regione Marche e Regione Umbria. A presentare l’intervento strategico sono stati oggi il governatore Acquaroli, che ha espresso soddisfazione per l’aver «portato a casa un’opera importantissima per il collegamento tra il Tirreno e l’Adriatico» e l’assessore alle Infrastrutture Francesco Baldelli. «Abbiamo recuperato anni di svantaggio – ha sottolineato il titolare della delega –. Se nel Pnrr non sono stati trovati spazi per altre opere, è perché mancavano i progetti ed è così che si perdono importanti occasioni come questa. Per questa ragione, come giunta, appena insediati, abbiamo subito predisposto un fondo di progettazione da 5,7 milioni di euro, assente da oltre 10 anni dal bilancio regionale». Il potenziamento della Orte-Falconara corre su tre direttrici: l’individuazione degli interventi infrastrutturali di medio termine e di lungo termine; gli interventi tecnologici, nel medio termine, per l’elevamento, su tutta la linea, della velocità di tracciato a 200 Km/h (e, dove questo non sia possibile per motivi infrastrutturali, la massima raggiungibile); la realizzazione del raddoppio su tutta la linea Orte-Falconara. Interventi che, in alcuni casi, non potranno essere finanziati con il Recovery Fund perché, per complessità di realizzazione, sforerebbero la deadline del 2026. La road map prevede dunque quattro fasi: innanzitutto, gli interventi che potranno essere realizzati entro il 2026, e dunque coperti con i 510 milioni di euro garantiti per l’opera dal Pnrr. Si tratta del raddoppio PM228 (Fabriano)- Albacina, alcune fasi funzionali del nuovo collegamento PM228- Castelplanio, e parte degli interventi tecnologici finalizzati alla velocizzazione della tratta Orte- Falconara. Di questi tre interventi, solo il raddoppio di PM228-Albacina è completamente finanziato (48 milioni dal Pnrr e 2 dal Contratto di programma 2018-2019), mentre per le altre due mancano 147 milioni. E qui entra in gioco la seconda fase, che riguarda quegli interventi che dovranno essere realizzati in continuità con i tre precedenti e per i quali occorre trovare la copertura finanziaria: le restanti fasi funzionali del nuovo collegamento PM228- Castelplanio (135 milioni di euro) e le restanti parti degli interventi tecnologici nella tratta. (12 milioni). Risorse che si libereranno con i prossimi Contratti di programma. Fin qui, gli interventi che si possono fare entro il 2026. Poi inizia la parte più a lungo termine. Come il raddoppio della tratta Terni-Spoleto, un intervento da 572 milioni di euro che non può essere realizzato entro l’orizzonte temporale del Recovery Plan neanche per lotti funzionali. A disposizione di questo tratto dell’opera ci sono per il momento solo 13 milioni, derivati dall’aggiornamento del Contratto di programma 2018-2019: gli altri 559 andranno individuati nei futuri Cdp e la road map fissa il completamento entro il 2030. La quarta ed ultima fase riguarda il raddoppio della Fabriano-Foligno, un intervento di più lungo periodo per complessità e costo (circa 2 miliardi), per il quale c’è l’impegno di Rfi a formalizzare ad Italferr l’incarico per la progettazione. 

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