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Mondo del volontariato in lutto:
è morto Alberto Astolfi

ANCONA - Il presidente onorario del Csv Marche si è spento ieri all'età di 91 anni. «Siamo certi che la sua ‘impronta’ resta e continua a vivere nel nostro modo di essere». Indiscutibile l'impegno nella Cgil, di cui è stato il primo segretario regionale: «Una lunga vita, in gran parte spesa a sevizio delle proprie idee e della propria coerenza». L'ultimo saluto questo pomeriggio alla Casa del Commiato del cimitero di Tavernelle
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Alberto Astolfi

 

Il mondo del volontariato piange la scomparsa di Alberto Astolfi. Ex segretario provinciale della Cgil e anima di sinistra, si è spento ieri all’età di 91 anni, lasciando la moglie Carla e il figlio Andrea. Era presidente onorario del Csv (Centro servizi per il volontariato), dopo esser stato il primo storico presidente dell’associazione.  Astolfi fu infatti tra i fondatori, nel 1997, dell’allora Avm (Associazione volontariato Marche), un’associazione di associazioni “con lo scopo di realizzare attività tese a promuovere, sostenere e sviluppare le organizzazioni di volontariato delle Marche”, che l’anno seguente si aggiudicò la gestione del nascente Centro di servizio per il volontariato regionale. Alberto Astolfi, all’epoca impegnato con l’Auser, fu il primo presidente dell’Avm – Csv, proprio quando l’ente muoveva i primi passi, diventava operativo e si strutturava sul territorio, restando in carica fino al 2004, per poi essere insignito, nel 2008, del titolo di presidente onorario.
«Esprimo il cordoglio di tutto il Csv. Se ne va una persona che è stata particolarmente significativa per la nostra storia – commenta il presidente CsvMarche in carica Simone Bucchi – è stato il nostro primo presidente e ha segnato la nostra identità nella direzione dell’inclusione e l’apertura verso gli altri, del qualificare l’impegno delle associazioni e anche del promuovere un nuovo modello nei rapporti del volontariato con le istituzioni. La notizia della sua scomparsa ci rattrista molto, ma siamo certi che la sua ‘impronta’ resta e continua a vivere nel nostro modo di essere Csv». Perseguendo l’intuizione di superare logiche singole e ristrette con l’obiettivo di aggregare le realtà intorno a un progetto più ampio, anche nella costruzione di un dialogo con gli enti del territorio, dai primi anni in avanti l’impegno di Astolfi diede un forte impulso non solo alla nascita, ma anche al successivo consolidamento dell’ente al servizio delle associazioni.
Indicativa la dedica che, in occasione dei festeggiamenti per i 20 anni del Csv Marche, celebrati nel luglio 2018 alla Mole Vanvitelliana di Ancona, accompagnò la targa di riconoscimento che fu consegnata proprio ad Astolfi, primo presidente e presidente onorario del Csv «che ha immaginato il Csv quando ancora non esisteva, l’ha fondato, presieduto e accompagnato nei primi anni, gettando le basi per la sua crescita».

Una vecchia immagine di Astolfi

Oltre al volontariato, Astolfi è stato un indiscusso protagonista della Cgil, entrando nel sindacato all’età di 19 anni e divenendone il primo segretario regionale nel 1972, dopo anche un’esperienza all’interno della Fiom, al cantiere navale. Nel 1980 , dopo 30 anni di impegno, l’elezione al Consiglio regionale delle Marche. Poi l’impegno alla costituzione dell’Auser
(l’organizzazione di volontariato e promozione sociale nata per volontà del Sindacato Pensionati della Cgil), divenendone presidente regionale fino al 1996. Il ricordo del sindacato: «Una lunga vita, in gran parte spesa a sevizio delle proprie idee e della propria coerenza; un uomo mite e deciso ad un tempo – allegro e amante della vita – che è stato una guida e un esempio per tante compagne e compagni della Cgil, in un tempo lunghissimo. Così vogliamo ricordarlo anche oggi: dinamico, pronto alla battuta, ma con la chiara idea di quali obiettivi cogliere, in nome della libertà nata dall’antifascismo, della Cgil e della dignità dei lavoratori». Il ricordo di Maurizio Mangialardi, capogruppo dem regionale: «Con la scomparsa di Astolfi se ne va un protagonista della sinistra e del sindacato, ma soprattutto un uomo, un marchigiano, che ha attraversato la seconda metà del Novecento dedicando la vita alla difesa e all’estensione dei diritti dei lavoratori, affinché i principi della Costituzione nata dalla Resistenza trovassero piena applicazione non solo nella società, ma soprattutto là, oltre i cancelli delle fabbriche e ovunque nei luoghi di lavoro. Preparato, rigoroso, consapevole della funzione storica del sindacato come motore di crescita morale, civile ed economica, Astolfi seppe innovare la Cgil rafforzandone il profilo autonomo, interpretando, e spesso anticipando, i cambiamenti sociali, rendendola sempre un soggetto vivo, autorevole e riconosciuto tra i lavoratori e dalle contrparti. Un bagaglio che successivamente ha portato con sé anche in consiglio regionale, continuando attraverso l’impegno istituzionale la sua battaglia per fare delle Marche una regione saldamente ancorata ai valori del progresso, della giustizia e della libertà». Il saluto questo pomeriggio alla Sala del Commiato del cimitero delle Tavernelle.

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