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Elica, la denuncia dei sindacati:
«Offrono 70mila euro
agli operai per lasciare l’azienda»

FABRIANO - Il coordinamento unitario di Fim, Fiom e Uilm, che lotta per riportare il lavoro in Italia con un piano di reshoring, invita la multinazionale «a non creare confusione, in un momento della trattativa in cui servirebbero massima lucidità e trasparenza, soprattutto nelle inevitabili differenze tra le parti che ancora permangono» . Annunciate nuove mobilitazioni
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«In questi giorni abbiamo assistito a comportamenti insoliti nelle fabbriche del coking, con preposti che avvicinavano operai/e, dicendo loro che erano pronti 70.000 euro per fuoriuscire da Elica: questo comportamento è assurdo, in quanto va anche contro a quanto dichiarato fin qui dalla stessa azienda, cioè prima definire il lavoro che si farà in Italia nei prossimi anni e poi individuare eventuali strumenti di gestione». Tuona il Coordinamento sindacale unitario del Gruppo Elica e denuncia «il tentativo di provare a creare confusione tra le persone, in un momento della trattativa in cui invece servirebbere, al contrario, la massima lucidità e trasparenza, soprattutto nelle inevitabili differenze tra le parti che ancora permangono».

Il Coordinamento sindacale ribadisce che «la dignità del Lavoro, non può in alcuna maniera essere monetizzata» e ribadisce «la necessità di utilizzare i fondi a disposizione per creare occupazione, soprattutto tramite investimenti, e non per licenziare ( o indurre a licenziarsi ). In questa maniera Elica smentisce sé stessa e mette a rischio la tenuta del tavolo che invece deve essere riconvocato al più presto per definire il futuro della produzione di cappe in Italia. Riteniamo inoltre assurdo che si vadano a chiedere straordinari, ventilando anche in maniera falsa un accordo inesistente con le Rsu, nei reparti che nel piano strategico aziendale saranno oggetto di chiusura, minacciando di portare stampi presso terzisti e di togliere il lavoro».

Il Coordinamento ricorda che è in atto una vertenza da 7 mesi, ed anche se ora si è in una fase diversa rispetto all’inizio, «è bene ricordare che i pilastri del piano strategico aziendale non sono poi così profondamente cambiati: rimane di fatto oltre un milione di cappe che verranno delocalizzate, non ci sono ad oggi investimenti per l’Italia ed il lavoro oggetto di reshoring è ancora insufficiente a gettare le basi per un progetto industriale sostenibile in prospettiva. E’ per questo che rimane lo stato d’agitazione permanente, il blocco delle prestazioni straordinarie e nei prossimi giorni sarà annunciata una nuova forte iniziativa, nel percorso di mobilitazione che continua, per ottenere una ripresa della discussione con tutti le parti coinvolte: vogliamo il lavoro, quello vero e certo, e faremo tutto ciò che riterremo opportuno per averlo, per il nostro futuro, per quello del territorio e per un’idea di Paese che abbia al centro delle politiche industriali vere, anche per le prossime generazioni».



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