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Rubini: «La nostra idea ribelle
è un’Ancona verde,
solidale e a misura di cittadino»

INTERVISTA – Le nostre cinque domande al candidato sindaco di Altra Idea di Città. Il rischio di essere gli outsider della competizione, la dichiarazione di intenti di volere una giunta “ribelle”, diritti dei cittadini e patrimonio pubblico al centro. “La sinistra la si fa sul campo, non basta autodefinirsi tale” (VIDEO)
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Intervista a Francesco Rubini

Francesco Rubini

 

Un movimento civico ma con dichiarati valori di sinistra, il rischio di finire schiacciati nel confronto tra centrosinistra, M5S e centrodestra, la dichiarazione di intenti di volere essere una “amministrazione ribelle”. “Ribelle perché vogliamo invertire la rotta: rimettere al centro i diritti dei cittadini e la qualità della vita prima dei vincoli di bilancio”. Proseguono le interviste di Cronache Ancona ai quattro candidati sindaco delle prossime elezioni amministrative di domenica 10 giugno. Dopo Daniela Diomedi (M5S) e Valeria Mancinelli (centrosinistra) è la volta del candidato della lista Altra Idea di Città Francesco Rubini. Ventisette anni, laureato in giurisprudenza e praticante avvocato, consigliere comunale uscente di Sel-Abc, Rubini sceglie di rispondere alle nostre domande in via Zappata, all’ingresso dell’ex istituto musicale Pergolesi. “Perché è uno dei luoghi luogo simbolo del fallimento dell’attuale amministrazione comunale – spiega Rubini -. Un istituto musicale importante, di risonanza in tutto il paese, chiuso per mancanza di volontà politica. E’ di qualche giorno fa la notizia che sarebbe potuto finire in un finanziamento complessivo nazionale di ben 9 milioni per gli istituti musicali superiori, pareggiati a titoli universitari, l’occasione importante per avere un polo di alta formazione in città, portare studenti e vitalità, uno dei tanti errori della amministrazione uscente”.

Altra Idea di Città si presenta come movimento civico con chiari riferimenti alla sinistra, non rischia di raccogliere un voto di testimonianza?

Il voto di testimonianza non esiste, esiste il voto che può rappresentare un modo di pensare, un’idea del mondo, della società, in questo caso una idea di città e ancora più nello specifico un’altra idea di città. Noi pensiamo che la partita delle comunali è aperta, libera, e questo abbiamo voluto fare: mettere in campo una proposta politica che parte sicuramente da valori di riferimento che son quelli della uguaglianza, della solidarietà, del welfare, dell’integrazione, di una città ecostenibile, ma ci siamo voluti allargare. Nella nostra lista abbiamo ex esponenti M5S, ex candidati della lista giovanile A2O, rappresentanti dell’ambientalismo, del volontariato civico. Abbiamo un bagaglio politico culturale chiaro, ma abbiamo l’ambizione di volere andare oltre, perché siamo consapevoli e convinti che la sinistra la si fa sul campo e non autodefinendosi tale.

Avete annunciato una giunta ribelle, contro quali atti vi ribellerete?

Ci piacerebbe fare la ribellione del buonsenso. Molto spesso per sottometterci ad alcuni diktat che provengono da politiche europee e nazionali, gli enti locali sono schiacciati sotto regole di rigore, che hanno addirittura stravolto prerogative che dovrebbe avere un sindaco o un’amministrazione comunale, tanto che ormai conta più il pareggio di bilancio, piuttosto che diritti e le possibilità dei cittadini. Diciamo di avere il coraggio di fare atti forti e ribelli, la provocazione della giunta ribelle significa questo: provare ad invertire la rotta e dire che prima del bilancio vengono le persone e i loro diritti.

Squadra di giunta, con quali linee guida verrà formata e quali nomi avete in testa?

Due linee guida: una chiara rappresentanza di parità di genere e di rappresentanza giovanile. A questo pezzo di società vogliamo dare potere, parola e possibilità di incidere nella realtà cittadina. Poi alcune idee di fondo: ripristinare un assessorato dedicato al personale comunale e alla polizia municipale, delega la cui assenza si è sentita molto, questo accentrare di poteri nei confronti del sindaco ha prodotto disastri nelle riorganizzazioni interne. Poi due assessorati fondamentali: una forte spinta sul turismo, e un assessorato ai beni comuni. Significa un assessorato che si prenda cura dei servizi pubblici essenziali, del patrimonio pubblico immobiliare, dei parchi e dell’ambiente e provi a ribaltare logica. Per noi questi beni comuni devono essere a disposizione cittadinanza come luoghi di aggregazione e come leva economica e sociale, e non come strumenti di mercato e rendiconto economico.

La priorità per Ancona?

Provare a costruire una città sostenibile in cui la qualità della vita torni a essere elemento centrale. Per fare questo la prima prerogativa è mettere mano a un piano del traffico e della viabilità che elimini o tenti di combattere in tutti i modi il problema dello smog. La quantità di particelle 2,5 e pm10 è importante, questo significa incidenza di malattie e bassa qualità della vita. Un piano della mobilità sostenibile che rimetta al centro un modo nuovo di muoversi e ponga fine a una città schiava della macchina e del traffico privato. Seconda cosa, riprendere in mano il patrimonio verde ambientale di questa città, metterlo a sistema e rimetterlo a disposizione della cittadinanza. Terzo, rimettere al centro periferie e frazioni: vogliamo interrompere logica dei quartieri ghetto e dormitorio e ricostruire nelle periferie luoghi con servizi, possibilità di commercio di piccolo dettaglio e trasporto pubblico. Queste tre cose secondo noi possono ricostruire un tessuto cittadino che rimetta al centro le persone e la qualità della vita.

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