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«Cani malnutriti e divorati dalle zecche»:
due condanne

ANCONA - Nove mesi di reclusione, pena sospesa, per una coppia che aveva in gestione un canile privato di Corinaldo, finito sotto sequestro nel 2012. Risarcite le parti civili: Legambiente e Amici degli Animali onlus
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foto d’archivio

 

Animali lasciati in stato di abbandono, senza cibo né acqua, alcuni ammalati e pieni di zecche: condannati a nove mesi di reclusione, pena sospesa, gli ex gestori di una struttura di ricovero per cani nel comune di Corinaldo. La sentenza è stata emessa dal giudice Francesca Grassi per i reati di uccisione di animali e tentata truffa. Erano anche contestato l’abbandono di animali, ma il reato è caduto in prescrizione. Erano due le parti civili al processo: Legambiente, rappresentata dall’avvocato Tommaso Rossi, e la onlus Amici degli Animali. Alla prima il giudice ha concesso 2mila euro di risarcimento, alla seconda 5. Assolto un medico dell’Asur, inizialmente finito sotto accusa per aver sottovalutato le condizioni in cui versava un cane, non prescrivendogli le cure necessarie a salvargli la vita. L’animale, infatti, era poi morto. Diky non è stato il solo a decedere. Stando a quanto rilevato all’epoca delle indagini, Gionny avrebbe smesso di vivere dopo essere stato lasciato per giorni senza cibo e sotto al sole.

L’avvocato Tommaso Rossi

Il canile, che ospitava una sessantina di animali, era finito sotto sequestro nell’ottobre 2012, al termine di un’indagine portata avanti dal Nucleo Vigilanza Zoofila di Ancona. Il quadro accusatorio è stato ricostruito nel corso del processo soprattutto grazie alle testimonianze di alcuni volontari dell’associazione Amici degli Animali che ogni tanto facevano visita al canile per occuparsi degli animali. Un testimone dell’accusa, che andava al canile di sabato: «I cani erano molto nervosi e spesso quando uscivano dai box si azzannavano tra loro. Segno che durante il resto della settimana non si muovevano molto dai loro stalli, fatiscenti e dotati di reti arrugginite. Alcuni cani erano feriti e nei box si potevano trovare delle chiazze di sangue. Un volontario dell’associazione ha adottato una cagnolina, Birba, perchè aveva una ferita infetta». Un’altra volontaria della onlus: «Quando venivo al canile, non trovavo nè acqua nè cibo. Tutti i cani avevano le zecche e ogni volta dovevamo toglierle. Se gli animali erano malati non venivano curati. Un giorno, poco prima di Natale, ho trovato una cagnolina separata dagli altri. Aveva la coda mozzata. Sono tornata dopo le vacanze e non era stata ancora stata sottoposta alle cure necessarie». Ai gestori veniva  contestata anche la tentata truffa per aver simulato l’adozione di un cane da parte di una loro parente per ottenere dal comune un contributo di 500 euro. Gli imputati hanno sempre respinto le accuse.

«Animali malnutriti, malati e pieni di zecche»: in tribunale le testimonianze sul canile lager

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