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«Riapriamo il Covid center,
entro 48 ore 14 posti di semi intensiva»

L'ANNUNCIO dell'assessore Filippo Saltamartini. Ora la Regione sta cercando di reperire personale. Il governatore Acquaroli ha chiesto al ministero che siano mandati medici militari. Sul piano pandemico ha lamentato ritardi «Che ci pongono al terz'ultimo posto in Italia». Tra i pilastri per far fronte alla crisi del Coronavirus l'aumento di posti letto di terapia intensiva, il raddoppio dei vaccini antinfluenzali e un numero maggiore di tamponi
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saltamartini

Filippo Saltamartini nel corso della conferenza stampa

 

di Martina Marinangeli (Foto di Giusy Marinelli)

Una corsa contro il tempo per evitare che gli ospedali si saturino di pazienti Covid come nei mesi da incubo del picco massimo della pandemia, tra marzo ed aprile. Il piano pandemico che prevedeva 105 posti di terapia intensiva aggiuntivi ai 115 standard, distribuiti nelle strutture ospedaliere marchigiane, è stato attuato in minima parte: un incremento di soli 14 posti, che porta il totale a 129, molto lontano dai 220 che a questo punto avrebbero dovuto essere a disposizione. Per questa ragione, l’assessore alla Sanità Filippo Saltamartini ha annunciato stamattina la riapertura del Covid center di Civitanova: verrà attivato un modulo da 14 posti letto di terapia semi-intensiva «tra domani e dopodomani», la road map tracciata dall’ex sindaco di Cingoli.

Ha parlato di «ritardi» nell’attuazione del piano pandemico regionale, con posti letto di terapia intensiva che, allo stato attuale delle cose, sono «all’8,3% rispetto alla popolazione di circa 1,5 milioni di marchigiani, cosa che ci pone come regione al terz’ultimo posto in Italia» ha puntualizzato. Per quanto concerne i 105 posti aggiuntivi, dei 41 in più da realizzare a Marche Nord, ne sono stati attivati 10 mentre gli altri 31 saranno attivati entro fine anno; altri 38 dovranno essere realizzati a Torrette dei quali 20 arriveranno fra 4 e 6 mesi e i restanti entro 235 giorni ma al momento nessuno è stato realizzato, mentre altri 10 saranno realizzati entro fine novembre in Divisione; 7 nuovi posti letto di terapia intensiva saranno realizzati a Jesi e 5 a San Benedetto, tutti ancora da realizzare. Intanto, si parte con il Covid center, ma c’è una «paurosa carenza di personale», perciò «il governatore Francesco Acquaroli ha chiesto la disponibilità di medici militari, in particolare della Marina Militare, per contribuire alla riapertura». Saltamartini ha inoltre annunciato di aver contattato le cooperative di medici in pensione per utilizzare pneumologi e anestesisti negli ospedali, ed il ricorso anche agli specializzandi ed ai neolaureati della Facoltà di Medicina dell’Università Politecnica delle Marche. Obiettivo numero 1: non paralizzare l’attività ordinaria degli ospedali, come successo nella prima ondata pandemica. Quindi l’altro pilastro dell’azione della Regione poggia sulla prevenzione: «abbiamo previsto il raddoppio delle dosi di vaccino antinfluenzale, l’acquisto di nuovi tamponi e il potenziamento del personale sanitario delle Usca con medici, infermieri, nuovi mezzi e con l’acquisto di macchinari per l’esecuzione delle radiografie polmonari a casa dei pazienti positivi». I vaccini anti-influenzali acquistati erano 420mila ma già un report del Governo «stigmatizzava questa scelta sostenendo fossero pochi. Noi abbiamo chiesto al commissario Arcuri 310mila vaccini in più mentre l’Asur chiuderà presto la procedura di gara per ulteriori 130 mila dosi. L’obiettivo nelle Marche è dunque di arrivare a 860 mila dosi di vaccino antinfluenzale complessive – fa il conto l’assessore –. In attesa delle nuovi dosi di vaccini abbiamo consegnato 294 mila dosi. C’è una grossa domanda e questo comporta anche la necessità di rivedere gli accordi con i medici di famiglia ed i pediatri».

Per quanto concerne i tamponi, anche questi insufficienti, secondo Saltamartini: «vogliamo allargare la platea dei tamponi perché 2.200 al giorno sono insufficienti. Vogliamo far sì che i tamponi antigenici rapidi siano eseguiti anche nelle farmacie e dai medici di famiglia. Proprio in questi giorni abbiamo convocato i rappresentanti dei medici di famiglia e dei farmacisti affinché i tamponi antigenici rapidi possano essere eseguiti anche nelle farmacie e dagli stessi medici. Dobbiamo passare da 2.200 tamponi giornalieri fino alla quota maggiore che possiamo realizzare». L’ex sindaco di Cingoli, dopo aver ricordato che la Regione ha riattivato una procedura di gara per dotarsi entro fine mese di ulteriori 12 mila tamponi, ha annunciato che il governatore Acquaroli ha inviato una lettera al commissario Arcuri. «Abbiamo richiesto una dotazione giornaliera di 5mila tamponi molecolari ‘ordinari’, 1.500 tamponi molecolari rapidi e 5.500 tamponi antigenici rapidi – continua Saltamartini -. Quest’ultimi ci consentono di avere un primo risultato nel giro di 15 minuti e, qualora l’esito fosse positivo, necessitano del tampone molecolare. Abbiamo chiesto all’Iss anche di validare i tamponi salivari che determinano meno disagi su bambini e anziani rispetto a quelli rapidi. Si discute sulla validità scientifica di quel test ma a noi può tornare utile come metodo di screening di massa».

Intanto, la Regione sta valutando restrizioni in merito alla circolazione delle persone e delle attività produttive. «Questa mattina c’è stato un incontro in videoconferenza tra il presidente Acquaroli ed i 5 prefetti marchigiani – spiega Saltamartini -. Si stanno studiando le misure che sono richieste dall’Autorità di pubblica sicurezza ma anche da altre Autorità per limitare alcuni diritti di libertà economiche e di circolazione dei cittadini. Non posso aggiungere altro perché è in corso l’istruttoria e nelle prossime ore daremo conto di un eventuale provvedimento che è di competenza del presidente della Regione». Nel corso del confronto di questa mattina, secondo Saltamartini, i prefetti marchigiani hanno manifestato al governatore delle Marche tutte le loro preoccupazioni legate all’aumento di casi positivi. «Noi politicamente possiamo dire che non è stato fatto tutto ciò che doveva essere fatto – osserva l’assessore –: approfondendo i gap che ho sottolineato, potremo verificare se i dirigenti hanno con proficuità e diligenza applicato il piano pandemico che già avevano a disposizione. Ma è necessario chiedere a tutti la massima cooperazione. Ho già dato mandato alla dirigente del settore sanità di trovare dei locali – per esempio a Jesi stiamo sperimentando la sede dell’ex ospedale – per ospitare quelle persone che, sospette di essere state contagiate, non possono rimanere nell’ambito dello stesso bacino familiare. Evidentemente, questi locali dovevano già essere stati reperiti». Un passaggio, poi, sui premi al personale sanitario, «che si è speso tantissimo nei mesi scorsi: le risorse erano state stanziate e quindi non capiamo per quale ragione queste risorse non siano state liquidate. Se sarà necessario reperire altre risorse, dobbiamo trovarle. Stiamo parlando di un’elemosina (600 euro) per chi rischia la vita e si è impegnato tantissimo sul campo».

(Ultimo aggiornamento alle 16,30)



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